Croazia, fatture false e società fantasma: 53 imputati per una frode da 2 milioni

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Croazia, fatture false e società fantasma: 53 imputati per una frode da 2 milioni
Fotto illustrativa. Foto: Davor Puklavec/PIXSELL

Una maxi frode fiscale costruita su una rete di società fantasma, fatture inesistenti e flussi di denaro in contanti. L’Ufficio per la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata croato (Uskok) ha depositato davanti al Tribunale regionale di Zagabria un’imponente accusa contro 53 persone, sospettate di aver evaso l’Iva e riciclato denaro all’interno di un’associazione criminale organizzata. Secondo gli inquirenti, il danno arrecato al bilancio dello Stato sfiora i due milioni di euro, mentre i profitti illeciti complessivi superano i sei milioni.

Gli imputati sono in gran parte cittadini croati, con una sola eccezione: un soggetto con doppia cittadinanza bulgara e albanese. L’inchiesta ricostruisce un sistema collaudato, fondato sull’emissione di fatture false utilizzate da decine di imprese per ridurre artificialmente l’imposta sul valore aggiunto dovuta al fisco.

Il ruolo del presunto regista

Al centro del meccanismo c’è l’imprenditore Goran Krunić, indicato come il promotore e coordinatore dell’intera operazione. Attraverso una catena di società formalmente attive ma prive di reale attività economica, Krunić avrebbe organizzato l’emissione sistematica di documenti contabili per operazioni mai avvenute. In cambio, tratteneva una provvigione concordata, mentre il resto del denaro tornava ai clienti sotto forma di contanti.

Molti degli indagati hanno ammesso le proprie responsabilità, evitando così misure cautelari più severe. Krunić, che si è avvalso della facoltà di non rispondere, è invece finito in carcere preventivo a Remetinec, ritenuto a rischio di reiterazione del reato o di inquinamento delle prove.

Nomi noti tra gli imputati

Tra le persone coinvolte, riportano i siti news croati, figurano anche volti conosciuti nel mondo dell’imprenditoria e dello sport. C’è Josip Šimić, ex calciatore oggi attivo nel settore dei locali e dell’intrattenimento, e Nikola Bušljeta, uno dei ristoratori più noti del Paese.

Indagato anche il suo socio Dominik Cvijanović, attualmente irreperibile: se non farà rientro in Croazia, le autorità potrebbero spiccare un mandato di cattura.

Secondo l’accusa, tra gennaio 2023 e dicembre 2024 il principale imputato avrebbe coinvolto almeno nove collaboratori diretti, creando una struttura stabile finalizzata all’ottenimento di un ingente vantaggio economico illecito.

Fatture false e flussi di contanti

Il sistema prevedeva che le imprese clienti pagassero le fatture fittizie e poi portassero in detrazione l’Iva come se si trattasse di costi reali. In questo modo, il danno per l’erario è stimato in almeno 1.993.639 euro. I fondi versati finivano sui conti delle società di comodo e venivano poi prelevati in contanti dagli affiliati, per un totale di quasi sei milioni di euro.
Una parte della somma, circa 800mila euro, veniva trattenuta come compenso, mentre il resto tornava agli imprenditori coinvolti, consentendo loro anche di evitare il pagamento delle imposte sui redditi da capitale.

L’ipotesi di riciclaggio

L’Uskok contesta infine a Krunić e a un altro imputato anche il reato di riciclaggio. Secondo gli investigatori, tra ottobre 2024 e febbraio 2025 circa 245mila euro di provenienza illecita sarebbero stati reinvestiti nell’acquisto di immobili, automobili e orologi di lusso, con l’obiettivo di occultare l’origine del denaro e farlo apparire legittimo.

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