I cittadini croati hanno investito finora quasi 16 miliardi di euro nei titoli di Stato emessi dal governo. Lo ha dichiarato il segretario di Stato del Ministero delle Finanze, Matej Bule, durante il dibattito parlamentare sulle modifiche alla Legge sul mercato dei capitali presso il Sabor. Secondo i dati presentati dal ministero delle Finanze, nei primi venti collocamenti di obbligazioni dello Stato e altri strumenti di debito pubblico sono stati investiti complessivamente 15,9 miliardi di euro, mentre è attualmente in corso la ventunesima emissione. “Circa l’8,5% del debito pubblico è oggi nelle mani dei cittadini croati, per un valore di circa 4,5 miliardi di euro”, ha spiegato Bule, sottolineando anche l’ingresso sul mercato di decine di migliaia di nuovi investitori privati.
“Quasi 400 milioni di euro di interessi ai cittadini”
Il segretario di Stato ha definito le obbligazioni statali uno dei progetti economici più importanti dell’esecutivo croato. “Per la prima volta dopo diversi decenni abbiamo una classe di investimento stabile, accanto agli immobili e ai depositi bancari, nella quale i cittadini investono regolarmente con soddisfazione sia dello Stato sia degli stessi risparmiatori”, ha dichiarato. Secondo il Ministero, grazie a questi strumenti finanziari circa 400 milioni di euro di interessi sono stati trasferiti direttamente ai cittadini che hanno scelto di investire nel debito pubblico croato.
Le modifiche alla legge sul mercato dei capitali
Il dibattito parlamentare si è concentrato anche sulle modifiche alla legge sul mercato dei capitali, presentate dal governo per adeguare la normativa croata al nuovo “Listing Act” dell’Unione europea. Bule ha spiegato che l’obiettivo della riforma è ridurre gli oneri amministrativi per le imprese quotate, migliorare la trasparenza e rafforzare la sicurezza giuridica degli investitori. La misura punta soprattutto a facilitare l’accesso delle piccole e medie imprese al mercato dei capitali, consentendo loro di reperire finanziamenti con minori costi e procedure più snelle.
Il dibattito politico e il tema dell’autonomia europea
Le modifiche legislative hanno ricevuto il sostegno anche dell’opposizione socialdemocratica. Boris Lalovac ha collegato la riforma alla più ampia strategia europea per rafforzare l’autonomia finanziaria dell’Unione. Secondo Lalovac, oggi gran parte delle transazioni effettuate con carte bancarie in Croazia passa attraverso infrastrutture statunitensi, rendendo l’Europa dipendente da sistemi esterni. Per questo motivo, ha spiegato, Bruxelles starebbe accelerando lo sviluppo del cosiddetto euro digitale, con l’obiettivo di garantire che le transazioni europee possano transitare su infrastrutture controllate direttamente dall’Unione.
Più spazio alle piccole imprese
Anche Marin Mandarić, esponente del partito di governo HDZ, ha sostenuto che le modifiche legislative alleggeriranno i costi per le aziende interessate a entrare sul mercato dei capitali. Secondo Mandarić, la riduzione delle spese legate alla quotazione dovrebbe incoraggiare un numero maggiore di piccole e medie imprese a finanziare i propri progetti attraverso il mercato finanziario invece di dipendere esclusivamente dal credito bancario.
Più prudente invece la posizione di Božo Petrov, che ha chiesto controlli periodici sugli effetti della riforma per i piccoli investitori e sulla liquidità del mercato. “La Croazia non ha bisogno di un mercato dei capitali solo come ornamento strategico, ma come strumento reale di libertà economica”, ha dichiarato Petrov.
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