Croazia. Assenze a scuola, la stretta che non c’è

Il ministero fa marcia indietro sulle giustificazioni dei genitori

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Croazia. Assenze a scuola, la stretta che non c’è
Foto Roni Brmalj

Per un breve momento, lo scorso autunno, era sembrato che il ministro dell’Istruzione Radovan Fuchs e i sindacati della scuola parlassero finalmente la stessa lingua. Un evento raro, quasi inatteso, in un settore spesso attraversato da tensioni e contrapposizioni. Il terreno dell’intesa era uno solo, ma delicato: mettere un limite alla possibilità, oggi praticamente illimitata, per i genitori di giustificare autonomamente le assenze dei figli da scuola.

I dati sull’anno scolastico 2024-2025, riporta N1,  hanno acceso il dibattito. Nelle scuole elementari e superiori croate gli studenti hanno accumulato complessivamente 40,2 milioni di ore di assenza. Di queste, ben 39,5 milioni risultano giustificate. In media, ogni alunno ha saltato quasi 90 ore di lezione. Ancora più preoccupante è il confronto con una decina d’anni fa: oggi le ore di assenza sono circa sei milioni in più, nonostante nel frattempo il numero degli studenti sia diminuito di oltre 53mila unità.

Secondo il ministero e molti insegnanti, uno dei motivi principali di questa deriva è la possibilità concessa ai genitori di giustificare fino a tre giorni consecutivi di assenza, senza certificato medico e senza un limite massimo di utilizzo.

La proposta del ministero

Di fronte a questi numeri, il ministro Fuchs aveva annunciato un cambio di rotta. Nell’ambito delle modifiche al Regolamento sui criteri per l’adozione delle misure pedagogiche, che includevano anche il divieto dei telefoni cellulari a scuola, era prevista una stretta sulle cosiddette “giustificazioni parentali”.

L’idea era chiara: consentire ai genitori di giustificare l’assenza dei figli al massimo due volte per semestre, per un periodo non superiore a tre giorni. Per tutte le altre assenze sarebbe stato necessario il certificato del medico di famiglia. Una proposta accolta con favore dagli insegnanti e dai sindacati, che da tempo denunciano un uso disinvolto delle assenze giustificate.

Lo scontro con i medici

L’intesa, però, è durata poco. A opporsi con decisione sono stati i medici di famiglia, riuniti nella Coordinamento nazionale della medicina di famiglia (KoHOM). Secondo i medici, la nuova regola avrebbe comportato un ulteriore carico burocratico, costringendoli a rilasciare certificati anche per lievi indisposizioni che non richiedono una visita.

Non solo. I rappresentanti di KoHOM hanno rilanciato la questione sul piano educativo, chiedendo al ministero di interrogarsi sulle vere ragioni delle assenze e sul ruolo della scuola. Le scuole, hanno insinuato, hanno forse perso parte della loro funzione educativa? Il dibattito si è rapidamente trasformato in uno scontro pubblico tra insegnanti e medici, con accuse incrociate e posizioni sempre più rigide.

Il passo indietro del ministro

A distanza di qualche mese, il quadro sembra essere cambiato. Nel testo delle modifiche al Regolamento, pubblicato l’8 gennaio per la consultazione pubblica online, della limitazione delle giustificazioni dei genitori non c’è traccia. L’articolo che disciplina questa pratica resterebbe invariato.

Nemmeno il ministro Fuchs, aprendo ufficialmente la consultazione il 12 gennaio, ha fatto riferimento alla questione. Il suo intervento si è concentrato piuttosto sulle regole più severe per l’uso dei cellulari a scuola e su una definizione più chiara delle assenze ingiustificate, soprattutto nei casi in cui i genitori esercitano pressioni sugli istituti.

La reazione dei sindacati

La scelta non è passata inosservata. Lo stesso giorno è intervenuto il Sindacato indipendente dei dipendenti delle scuole superiori (NSZSŠH), accusando il ministero di aver ceduto alle pressioni dei medici. Il presidente del sindacato, Zrinko Turalija, ha invitato gli iscritti a concentrare i loro contributi alla consultazione pubblica proprio sul problema delle giustificazioni illimitate.

La proposta del sindacato è netta: stabilire per legge che i genitori possano giustificare l’assenza dei figli solo due volte per semestre, per un massimo di tre giorni lavorativi, e solo per assenze non autorizzate in anticipo.

Un coro di voci dalla scuola

Il tema ha acceso un forte interesse tra gli addetti ai lavori. In due settimane sono arrivati oltre 230 commenti, in gran parte da insegnanti. Molti raccontano di abusi sistematici delle giustificazioni parentali, soprattutto nei giorni delle verifiche scritte. Le assenze, spiegano, diventano uno strumento per evitare i test, minando l’equità tra gli studenti e il senso stesso della valutazione.

Non mancano esempi estremi: studenti con diverse centinaia di ore di assenza giustificata all’anno, senza che questo comporti conseguenze reali.

Alcuni contributi cercano una via di mezzo. L’idea è limitare le giustificazioni dei genitori senza scaricare tutto il peso sui medici. Una delle proposte più ricorrenti prevede che i medici, con l’autorizzazione di CARNET, possano inviare direttamente i certificati di assenza nel registro elettronico, l’e-Dnevnik, come già fanno oggi i genitori. Questo richiederebbe una modifica del Regolamento per consentire esplicitamente l’invio digitale delle certificazioni mediche.

La consultazione pubblica resterà aperta fino al 7 febbraio. Solo allora si capirà se il ministero deciderà di rimettere mano a una norma che, tra numeri record e responsabilità educative, continua a dividere scuola, famiglie e sistema sanitario.

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