Croazia. Al lavoro anche dopo 65 anni

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Foto: Dusko Jaramaz/PIXSELL

Al lavoro anche dopo 65 anni. È probabile, almeno in base a quanto previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Il Ministero del Lavoro, infatti, pianifica di rivedere la disposizione di legge sulla cessazione automatica del rapporto di lavoro a 65 anni e 15 anni di servizio se il datore di lavoro e l’impiegato non lo concordano diversamente. Le modifiche, si viene a sapere, saranno introdotte gradualmente in modo che, ad esempio, ogni anno venga aumentata l’età pensionabile di tre mesi.
Nel corso delle riunioni svolte la scorsa settimana in merito alle modifiche alla Legge sul lavoro, si è potuto anche sentire proporre che l’età pensionabile per la cessazione automatica del rapporto di lavoro venga copertamente annullata; fonti del Ministero del Lavoro hanno però sottolineato che non si arriverà a tanto, ma che la pensione potrebbe giungere al compimento del 67.esimo o del 68.esimo anno di vita. Fino a quest’età lavorerebbero soltanto i dipendenti che esprimerebbero questa volontà, mentre il limite sarà molto probabilmente aumentato ogni anno di tre mesi. “Si tratta di proposte attorno alle quali dobbiamo ancora trovare un accordo con i partner sociali – hanno ribadito le fonti del dicastero –, ma è nostra intenzione che nel mondo di lavoro rimangano quanto più a lungo tutti coloro che lo vorranno”. Una disposizione che poi sarebbe valida sia per il settore pubblico sia per quello privato.
Nel Pnrr si legge che la più lunga permanenza nel mondo del lavoro significherebbe anche un aumento della pensione per ogni mese di pensionamento ritardato, ossia la cosiddetta bonificazione da un minimo dello 0,34 a un massimo del 20,4 per cento.
In questo senso andrebbe modificata anche la Legge sull’assicurazione sanitaria che impone l’obbligo di saldare i costi del permesso malattia al datore di lavoro che impiega il lavoratore che ha già soddisfatto i criteri per la pensione.
Ma qual è l’argomentazione per procedere con questa novità? Innanzitutto l’età media della popolazione è in continua crescita. In Croazia entro il 2050 non ci saranno più di 3,5 milioni di abitanti, con una quota sempre più grande di persone con più di 65 anni (si passerà dal 21,1 al 30,2 per cento).

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