Il governo croato si prepara a mettere un punto fermo alla stagione delle sanatorie edilizie. Nella seduta di oggi, mercoledì 14 gennaio, l’esecutivo ha adottato le modifiche alla legge sul trattamento degli edifici costruiti illegalmente, stabilendo che potranno essere legalizzate esclusivamente le costruzioni realizzate entro il 21 giugno 2011. Tutti gli edifici sorti senza i necessari permessi dopo quella data resteranno definitivamente esclusi da qualsiasi procedura di regolarizzazione.
Un termine invalicabile
La data del 21 giugno 2011 viene confermata come spartiacque definitivo. Secondo il Ministero della Pianificazione territoriale, dell’Edilizia e del Patrimonio statale, le modifiche non aprono un nuovo ciclo di condoni, ma introducono la possibilità di presentare le domande in modo permanente. La misura è pensata soprattutto per i proprietari che avevano tempo fino al 30 giugno 2018 per avviare la procedura, ma non lo hanno fatto per mancanza di informazioni, per questioni legate a immobili ereditati o per difficoltà economiche.
Le aree escluse dalla sanatoria
Restano comunque esclusi dalla legalizzazione gli edifici costruiti su aree particolarmente sensibili o protette. Non sarà possibile regolarizzare costruzioni su demanio marittimo, nei parchi naturali, nei corridoi infrastrutturali, su terreni statali, forestali o demaniali, né in presenza di siti archeologici, beni culturali, aree tutelate dall’Unesco o superfici destinate a uso pubblico.
Domande solo online e documentazione completa
Una delle principali novità riguarda la procedura: le richieste dovranno essere presentate esclusivamente attraverso il Sistema informativo per la pianificazione territoriale, l’ISPU, corredate da tutta la documentazione richiesta. In assenza anche di un solo documento, la domanda non potrà nemmeno essere inoltrata.
Tra gli allegati obbligatori figurano il rilievo geodetico dello stato di fatto dell’edificio, redatto nell’ambito di un elaborato catastale, la documentazione tecnica firmata da un architetto o ingegnere abilitato, una dichiarazione sulla stabilità strutturale dell’edificio in base alle norme vigenti all’epoca della costruzione e il certificato che attesti la visibilità dell’immobile nelle riprese aeree del 2011.
I richiedenti dovranno inoltre versare una sanzione per la costruzione abusiva, che sarà più elevata rispetto al passato, tenendo conto del tempo trascorso dal 2012. L’importo varierà in base alla dimensione, alla posizione e alla destinazione d’uso dell’edificio. Su oltre 900mila domande presentate negli anni, circa 80mila pratiche risultano ancora irrisolte.
Multe e sanzioni penali contro i nuovi abusi
Per il futuro, il Ministero punta a un giro di vite contro l’edilizia illegale. La prevenzione passerà innanzitutto attraverso sanzioni amministrative già previste dal nuovo Codice dell’edilizia: le multe vanno da 4.000 euro per edifici meno complessi fino a 15.000 euro per quelli plurifamiliari, mentre per altre tipologie la sanzione può arrivare all’uno per cento del valore stimato dei lavori.
Oltre alle sanzioni amministrative, il governo sta valutando, insieme al Ministero della Giustizia e alla Procura dello Stato, l’introduzione del reato di costruzione abusiva nel Codice penale.
Il controllo digitale del territorio
Un ruolo centrale sarà affidato alla tecnologia. È in fase di completamento la mappatura satellitare dell’intero territorio nazionale, che confluirà nel sistema di “ispezione digitale” integrato nell’ISPU. Il sistema consentirà un monitoraggio quotidiano delle trasformazioni del suolo e segnalerà automaticamente alle autorità competenti eventuali nuove costruzioni sospette.
Secondo il Ministero, la piattaforma sarà pienamente operativa nella seconda metà dell’anno, con l’obiettivo di rendere sempre più difficile la nascita di nuovi edifici abusivi e di chiudere definitivamente una stagione che ha segnato a lungo il paesaggio urbano e costiero del Paese.
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