Croazia, 8 lavoratori su 10 pronti a cambiare carriera

Stipendi bassi, stress e poca motivazione spingono a guardare altrove

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Croazia, 8 lavoratori su 10 pronti a cambiare carriera
Alcune persone davanti all'Ufficio di collocamento di Pola. Foto: Dusko Marusic/PIXSELL

Cambiare lavoro non è più un tabù, né un’eccezione. Per molti è diventata una prospettiva concreta, quasi inevitabile. Lo raccontano i dati di un sondaggio pubblicato dal portale MojPosao, secondo cui una larghissima maggioranza dei lavoratori pensa seriamente a una svolta professionale nel giro di pochi anni. Un segnale chiaro di un malessere diffuso che attraversa il mondo del lavoro e che va ben oltre la semplice insoddisfazione salariale.

Un’unica domanda, una risposta quasi unanime

L’indagine, alla quale hanno partecipato circa 1.300 persone, si basava su una sola domanda diretta: “Pensi di cambiare lavoro ogni due-quattro anni?”. Non sono stati raccolti dati demografici sugli intervistati, ma il risultato finale è netto: quasi tutti, in misura diversa, stanno considerando l’idea di cambiare carriera.

Solo il 4 per cento degli intervistati dichiara di non pensarci affatto. Una minoranza che si dice soddisfatta della propria situazione attuale, senza il bisogno di guardarsi intorno o consultare annunci di lavoro. Una sorta di isola felice in un contesto dominato dall’incertezza.

Stipendi bassi e relazioni difficili

All’estremo opposto, l’88 per cento ammette di riflettere attivamente su un cambiamento. Le ragioni sono ormai note: retribuzioni giudicate insufficienti, rapporti complicati con colleghi o superiori, un equilibrio sempre più fragile tra vita privata e lavoro, e una motivazione che si è progressivamente logorata.

A questi fattori si aggiunge, per molti, un clima di insicurezza crescente. Le notizie di ristrutturazioni aziendali e possibili licenziamenti alimentano l’ansia e spingono i lavoratori a non sentirsi più al sicuro, nemmeno nei posti che fino a poco tempo fa sembravano stabili.

Nuove sfide e bisogno di crescita

Non tutti, però, vivono il desiderio di cambiamento come una fuga. Per una parte degli intervistati la spinta nasce dalla ricerca di nuove sfide, dalla volontà di crescere professionalmente e di non sentirsi bloccati in ruoli percepiti come stagnanti. Cambiare lavoro, in questo caso, diventa una scelta strategica, non una necessità subita.

C’è poi una fascia intermedia, composta da chi riflette senza aver ancora preso una decisione definitiva, valutando pro e contro e cercando di capire se esistano alternative migliori all’interno o all’esterno dell’azienda attuale.

Chi è già passato all’azione

Secondo il sondaggio, una persona su dieci non si limita più a pensare. È già entrata nella fase operativa del cambiamento: consulta annunci, aggiorna il curriculum, invia candidature e partecipa a colloqui. L’obiettivo è chiaro: trovare un impiego che garantisca condizioni migliori, uno stipendio più adeguato e una qualità della vita quotidiana più sostenibile.

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