Nel 2025 finora in Croazia sono state uccise 15 donne, 11 delle quali per mano del partner o dell’ex partner. Un dato drammatico che il tutore civico per la parità di genere, Višnja Ljubičić, pone al centro del suo appello in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Ancora una volta, sostiene, il Paese si trova davanti a un’urgenza: “Servono riforme strutturali immediate“.
Una società che favorisce l’aggressività
Ljubičić osserva come la crescita degli omicidi femminili si inserisca in un clima sociale in cui “dominano forza, aggressività e competitività”, mentre arretrano dialogo e solidarietà. Una miscela che alimenta le radici della violenza di genere.
Secondo l’ombudsman, il femminicidio è tra le forme di uccisione più prevedibili, con schemi e segnali ricorrenti. Attraverso il programma *”Femicide Watch”, il suo ufficio monitora i casi e segnala regolarmente alle forze dell’ordine errori nelle valutazioni del rischio e nelle prime risposte operative.
Leggi che cambiano solo dopo le tragedie
Sebbene la Convenzione di Istanbul abbia portato a continui interventi normativi, il difensore civico denuncia l’assenza di un sistema capace di raccogliere dati, analizzare i fenomeni e mettere in campo strategie di lungo periodo. Le riforme, dice, “arrivano troppo spesso solo dopo episodi gravi che scuotono l’opinione pubblica”.
Pesano inoltre la mancanza di formazione su uguaglianza di genere e prevenzione della violenza, sia tra i giovani sia tra gli operatori istituzionali: polizia, magistratura, procure. Il risultato sono “pene basse, spesso sospese”, e una violenza che continua a radicalizzarsi.
Patriarcato profondamente radicato
Ljubičić propone un cambio di paradigma: muovere il baricentro dalla punizione delle conseguenze alla prevenzione delle cause, puntando su educazione, interventi precoci e sostegno psicologico continuativo alle famiglie prima che i comportamenti violenti esplodano.
Richiama inoltre l’attenzione sul ruolo dei modelli patriarcali, ancora profondamente radicati, che generano squilibri di potere e alimentano discriminazioni e abusi. I dati, sottolinea, parlano chiaro: “Le donne continuano a portare il peso maggiore della violenza domestica”.
Cinque volte più reati in dieci anni
Dal 2015 a oggi i reati penali per violenza domestica sono quasi quintuplicati: da 2220 a oltre 9000 casi. Nello stesso periodo, i procedimenti amministrativi si sono dimezzati, segno che episodi un tempo trattati come “semplici” infrazioni oggi emergono nella loro gravità penale.
Per il secondo anno consecutivo, i reati penali superano le violazioni amministrative: nel 2024 quasi 7000 contravvenzioni a fronte di oltre 9000 reati tra persone legate da vincolo familiare o affettivo.
Il nodo del silenzio nelle violenze sessuali
In questa giornata, Ljubičić richiama anche l’attenzione sulle ferite profonde della violenza sessuale, aggravate da stigmatizzazione e pregiudizi che portano molte vittime a non denunciare.
Le pene restano spesso troppo miti, i processi lenti, e cresce anche la violenza online a sfondo di genere. “Senza un’azione immediata e sistemica, non potremo fermare questa spirale”, conclude l’ombudsman.
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