Crisi a Pola: chiudono altri due negozi

Fallimento Uljanik e apertura dei centri commerciali: si abbassano le saracinesche nel nucleo storico

L’”Obuća” chiude dopo decenni di ininterrotto lavoro. Foto Guliano Libanore

I negozi non funzionano più? Altri esempi di fallimento spuntano in questi giorni in via Sergia, strada commerciale per eccellenza. Avremo due botteghe di scarpe in meno, che nonostante la tendenza global dell’offerta vendita di qualità medio-bassa, offrivano una scelta discreta e apprezzabile. L’”Obuća”, ex “Ciciban”, ha annunciato l’imminente chiusura. La vetrina è già allestita per l’arrivederci ai clienti che avranno ancora qualche giorno di tempo per acquistare calzature con occasioni vista la liquidazione annunciata. Ma, attenzione a non lasciarsi trarre in inganno. La scritta di maggior richiamo, che pubblicizza a caratteri cubitali lo sconto del 70 per cento corrisponde a realtà soltanto in minima parte. È applicata a poche restanze di magazzino, mentre la riduzione del 50 per cento non si riferisce a tutto l’inventario. A voler richiedere una calzatura ortopedica, niente saldo perché a fallire non è l’impresa, ma il negozio che ha in piano di calare la saracinesca per cessazione di attività. Ergo, quello che vale tornerà al committente per essere rimesso sugli scaffali di altri negozi della stessa catena, che ancora resistono alle sfide del mercato.

Anche “Pupa” riuncia a fare bella figura

In barba agli echi della buona stagione turistica agli sgoccioli, Pola sembrerebbe dare segnali di contrazione economico-commerciale (per non chiamarla crisi), anche una ventina di metri più avanti: il negozio “Pupa” con una lauta offerta di scarpe e di borsette in pelle ha esposto grandi manifesti annunciando la svendita totale per chiusura: sconti del 50, 60, 70 per cento. Deprimente. E l’affitto di solito esageratamente alto e che non aiuta assolutamente le casse di un negozio, non sembra risultare la causa unica della chiusura. Potrebbero esserci delle modalità per cui i negozi vendano di più, tanto da non preoccuparsi per il costo dell’affitto? Torna spontaneo ricordare i commenti fatti da numerose commesse del centro ancora lo scorso autunno, guarda caso in contemporanea con lo scoppio della crisi e il conseguente crollo dell’industria navale, nonché subito dopo l’apertura del Max City a Stoia. Avevano fatto notare che le vendite si erano più che dimezzate.

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