Covid in Istria. Sensibile calo dell’età media dei contagiati

Un gruppo di turisti in canoa nelle acque prospicienti Pola. Foto Srecko Niketic/PIXSELL

Il direttore dell’Istituto regionale di salute pubblica, Aleksandar Stojanović, ha rilasciato alcune dichiarazioni alla stampa che permettono di mettere a fuoco l’attuale stato della pandemia in Istria. In primo luogo è lampante il fatto che la maggior parte dei nuovi positivi proviene dai territori di Umago e di Albona, mentre nel comprensorio di Pisino (Cerreto) si segnala il primo caso da marzo in qua, poiché la zona è stata di fatto coronafree per tutto questo tempo. Buie e Umago sono prime per incidenza della malattia: così è stato fin dall’inizio della pandemia e così è tuttora. Anche oggi, infatti, le due località con le relative frazioni contano il 70 per cento di tutti i casi di Covid-19 registrati in Regione. Seguono in classifica Pinguente e Albona, mentre l’Istria meridionale e Pola, benché più densamente popolate, risultano per miracolo risparmiate dall’epidemia.
Elevato numero di tamponi
Stando a Stojanović, in rapporto al numero degli abitanti l’Istria si vanta di un elevato tasso di tamponi nella media giornaliera, e questo è un bene perché si tratta di numeri che permettono di “ampliare il quadro” e considerarlo in tutte le sue peculiarità. Un altro vantaggio locale è che gli epidemiologi istriani giocano d’anticipo rispetto al virus e in questa maniera non solo ne seguono le tracce, ma gli mettono pure i bastoni tra le ruote. A questo scopo servono le incalzanti interviste, la paziente ricostruzione delle relazioni sociali e la messa in sicurezza dei conoscenti mediante l’isolamento a domicilio. L’unico ostacolo a questo modo di fare “investigativo” degli epidemiologi istriani risiede nella natura stessa dell’agente patogeno, che tende a comportarsi secondo il canone di un “principio di indeterminazione” per cui al primo tampone i pazienti risultano negativi, mentre al secondo, dopo 14 giorni, sono effettivamente positivi al coronavirus. Se c’è un fattore d’intralcio in tutta questa faccenda delle misurazioni, certamente si tratta di quest’aspetto “ballerino” del virus.
Sintomi in prevalenza lievi
Tra le altre particolarità di questa seconda ondata si riscontra un sensibile calo dell’età media dei pazienti. Se in marzo e in aprile di quest’anno gli affetti erano in prevalenza persone di età media, generalmente tra i 40 e i 60 anni, i nuovi positivi hanno appena tra i 19 e i 26 anni, seguiti dagli anziani, dai 70 anni in su, fino ai centenari. Fortunatamente i sintomi sono in prevalenza lievi e includono febbre, mal di gola, disturbi gastrointestinali e perdita dell’olfatto. È importante sottolineare questo fatto perché riguarda anche gli anziani, che inizialmente presentano pochi sintomi o nessuno. Tuttavia il coronavirus favorisce il peggioramento del quadro clinico perché tende a esacerbare tutte le altre malattie croniche infettive o non infettive. È per questo che alla casa di riposo “Atilio Gamboc” di Umago l’indice di mortalità si dimostra elevato come si temeva.

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