La polizia ha proposto la messa in stato d’accusa contro nove persone fermate dopo la manifestazione del 30 novembre a Fiume: sono accusate di aver gridato il saluto “Za dom spremni” (Per la Patria pronti), di aver alzato il braccio destro in segno di saluto e di aver creato tensione mascherandosi e aggredendo un partecipante alla protesta. A confermarlo è la Questura della Regione litoraneo-montana, che ha risposto per iscritto all’agenzia Hina.
Secondo le autorità, si tratta di otto maggiorenni tra i 21 e i 37 anni e di un minorenne. Nei loro confronti la polizia ha avviato un’indagine per comportamenti illeciti commessi durante il corteo “Uniti contro il fascismo”. Gli agenti hanno contestato la violazione della legge sui reati contro l’ordine pubblico, in particolare per i cori con il saluto “Za dom spremni” accompagnati dall’alzata del braccio destro.
Gli indagati sono stati inoltre segnalati per aver occultato la propria identità con abiti scuri, cappucci e volti coperti, generando timore e insicurezza tra i passanti e tra chi ha seguito gli episodi attraverso i media. A loro carico anche l’accusa di aggressione a un partecipante al raduno.
Terminata l’indagine preliminare, tutti e nove i fermati sono stati condotti davanti al tribunale competente, che dopo gli interrogatori ha disposto il rilascio. La sentenza arriverà successivamente. La polizia ha fatto sapere che gli accertamenti proseguono.
Gli incidenti sono avvenuti mentre in centro città si svolgeva il corteo “Uniti contro il fascismo”. In piazza Adria è arrivato un gruppo di una trentina di persone in nero, quasi tutte mascherate. Hanno lanciato petardi e intonato slogan contro i manifestanti. Gli agenti hanno creato una barriera tra i due gruppi e in seguito hanno respinto i provocatori verso via Ciotta. Secondo alcuni testimoni, in quel frangente uno degli uomini mascherati avrebbe aggredito una donna.
Gli organizzatori hanno denunciato ulteriori episodi a manifestazione conclusa: in piazza Tito, persone con il volto coperto avrebbero lanciato fumogeni contro chi stava lasciando la zona. La piattaforma “Cittadine e cittadini di Fiume”, promotrice del corteo, sostiene che un bambino è rimasto ferito all’inizio del raduno a causa dei petardi e che un’altra persona è stata colpita da un bengala lanciato dopo il comizio.
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