Corte suprema. Si riparte

Per la presidenza della massima istanza giudiziaria sono pervenute cinque candidature, di cui una sembra già non soddisfare i criteri richiesti. Tra gli aspiranti c’è anche il giudice Radoslav Dobronić che gode dei favori del Capo dello Stato Zoran Milanović

Foto: Sanjin Strukic/PIXSELL

Sono quattro i candidati in lizza per la presidenza della Corte suprema della Repubblica di Croazia. Il Consiglio di Stato del potere giudiziario (DSV) ha reso noto ieri che sono cinque le candidature notificate al terzo invito pubblico bandito a tale scopo (scaduto lo scorso 6 agosto), di cui una non soddisfa i criteri. I candidati sono il giudice Radoslav Dobronić (Tribunale commerciale di Zagabria), il giudice Marin Mrčela (Corte suprema), l’avvocato zagabrese Šime Savić e la giudice Lana Peto Kujundžić (Alta Corte penale). La candidatura avanzata da Daniel Mejer, invece, pare non soddisfare i criteri indicati nell’ambito dell’invito pubblico. “L’11 agosto 2021 il DSV agirà ai sensi di quanto sancito dall’articolo 44.a, comma 3 e 4 della Legge sui Tribunali e inoltrerà le notifiche pervenute all’Ufficio del Presidente della Repubblica di Croazia che richiederà un parere sui candidati alla Seduta generale della Corte suprema e alla Commissione parlamentare competente”, ha segnalato il DSV all’agenzia stampa Hina.

 

La scorsa settimana il Presidente Milanović ha annunciato di essere propenso a indicare al Sabor il nome del giudice Radoslav Dobronić. Il Capo dello Stato ha puntualizzato di non essere legato da rapporti d’amicizia con Dobronić, ma di averne seguito l’operato in quanto si tratta di un giudice relativamente noto all’opinione pubblica. Radoslav Dobronić, si ricorda, è la toga che accolse la denuncia sporta dall’Associazione Potrošač nei confronti di otto istituiti di credito ai sensi della Legge sulla tutela dei consumatori e in relazione al nodo connesso ai prestiti vincolati al franco svizzero. Nel luglio del 2013, al termine del processo di primo grado, Dobronić emise un verdetto sfavorevole alle banche coinvolte nella causa. Attualmente nei suoi confronti è in corso un procedimento disciplinare motivato dal fatto che ha firmato meno dell’80 p.c. degli atti che sarebbe stato tenuto a licenziare nell’arco di un anno in base alle norme di massima attinenti alla resa sul lavoro dei giudici.

Il palazzo sede della Corte suprema a Zagabria

La bocciatura di Zlata Đurđević

Il 25 giugno scorso, lo ricordiamo, il Sabor aveva bocciato la proposta iniziale del Presidente della Repubblica, di nominare Zlata Đurđević a presidente della Corte suprema. A votare a favore del nomina della professoressa della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Zagabria (titolare della Cattedra di diritto processuale penale) erano stati 37 deputati a fronte degli 81 contrari (cinque gli astenuti). A causa della candidatura di Zlata Đurđević il Presidente Milanović si era scontrato duramente con il premier Andrej Plenković e il presidente del Parlamento, Gordan Jandroković – ma anche con altri esponenti politici della maggioranza, a iniziare dal deputato Milorad Pupovac (SDSS) –, dopo che l’HDZ aveva annunciato che non avrebbe sostenuto la candidatura della prof.ssa Đurđević, rinfacciandole di non aver rispettato l’iter di candidatura e di conseguenza di aver per certi versi infranto la legge, autoescludendosi dalla possibilità di poter assumere il timone della massima istanza giuridica del Paese. Milanović non fa mistero di non gradire la procedura in base alla quale dovrebbe scegliere il candidato a presidente della Corte suprema da indicare al Sabor. Inizialmente aveva anche provato ad “aggirarla”, tentando (invano) di candidare Zlata Đurđević sebbene non si fosse presentata al primo invito pubblico del DSV.

Corte suprema. Un dettaglio della facciata

Le redini a Marin Mrčela

Il Presidente della Repubblica si è “piegato” soltanto dopo che la Corte costituzionale aveva sancito la legittimità del procedimento stabilito per la scelta dei candidati alla presidenza della Corte suprema, tanto che a quel punto Zlata Đurđević non ha avuto altra scelta che notificare il suo interesse ad assumere la presidenza della Corte suprema al secondo invito pubblico del DSV. Poi, come rilevato, la sua candidatura è naufragata al Sabor.

Nel frattempo, il mandato del giudice Đuro Sessa al timone della Corte suprema è scaduto il 20 luglio scorso. Le redini della massima istanza giudiziaria in Croazia sono state affidate d’ufficio al giudice Marin Mrčela, titolare della Sezione penale della Corte suprema.

S'informano i gentili lettori che tenuto conto delle disposizioni dell'articolo 94 della Legge sui media elettronici approvata dal Sabor croato (G.U./N.N. 111/21) viene temporaneamente sospesa la possibilità di commentare gli articoli pubblicati sul portale e sui profili sociali La Voce.hr.