Corruzione nella sanità croata: accordi con l’Uskok, ex ministro Beroš ancora sotto accusa

Danni per oltre 740mila euro al bilancio dello Stato e accuse di mazzette

0
Corruzione nella sanità croata: accordi con l’Uskok, ex ministro Beroš ancora sotto accusa
L'ex ministro della Salute, Vili Beroš. Foto: Luka stanzl/PIXSELL

Quattro imputati nel caso “Microscopi” – gli imprenditori Hrvoje, Novica e Nikola Petrač e Saša Pozder – hanno raggiunto un accordo con l’Uskok davanti al Tribunale di Zagabria in cambio di pene più lievi. Il procedimento per gli altri imputati è stato separato e la seduta del consiglio d’accusa per loro è fissata per il 4 novembre, come si apprende in Tribunale. La seduta del consiglio d’accusa proseguirà per l’ex ministro della Sanità Vili Beroš, l’ex direttore dell’Ospedale pediatrico di Zagabria Goran Roić, l’ex primario della Neurologia del CCO Sestre Milosrdnice, Krešimir Rotim e Tomo Pavić della filiale di Krapina dell’Istituto nazionale per l’assicurazione sanitaria (HZZO).

Secondo quanto emerso in udienza, Hrvoje Petrač è stato condannato a 3 anni e 9 mesi di reclusione e a una multa di 300mila euro. Sebbene riceverà subito la sentenza definitiva, non potrà uscire immediatamente dal carcere: dovrà prima versare una cauzione di 1 milione di euro. Solo quando entrerà effettivamente in esecuzione della pena questa somma gli verrà restituita.

“Non è mai piacevole quando una parte del gruppo ammette, ma bisogna essere realisti. Ogni imputato può difendersi come ritiene opportuno. Chi ha confessato ha valutato che le prove erano tali da spingerlo a farlo per ottenere una pena minore. Quanto questo ci danneggerà lo vedremo quando verranno chiamati come testimoni”, ha dichiarato l’avvocato Anto Nobilo, difensore di Goran Roić.

Secondo quanto riporta l’agenzia Hina, Hrvoje Petrač, i suoi figli e Pozder avevano già ammesso le accuse negli interrogatori davanti all’Uskok che hanno preceduto l’incriminazione. La corruzione contestata avrebbe causato al bilancio statale un danno di oltre 740mila euro, mentre l’ex ministro Beroš è sospettato di aver ricevuto 75mila euro.

L’Uskok, dopo l’incriminazione di metà luglio, ha spiegato che otto imputati e tre società sono accusati di associazione per  delinquere, corruzione attiva e passiva, abuso d’ufficio, favoreggiamento illecito, traffico di influenze e riciclaggio di denaro.

Quando a novembre scorso l’Uskok annunciò l’arresto di Beroš, Rotim e Pozder, l’Ufficio del Procuratore europeo (EPPO) a Zagabria fece sapere di aver avviato un’indagine contro Beroš e altre sette persone. A differenza di Uskok, che lo sospettava di traffico d’influenze e non menzionava allora Hrvoje Petrač né i suoi figli – all’epoca latitanti ma poi consegnatisi – l’EPPO fin dall’inizio indagava Beroš per presunta corruzione.

Il procuratore generale Ivan Turudić ha poi deciso che per l’intero caso è competente l’Uskok, al quale l’EPPO ha trasmesso gli atti. La procuratrice europea Laura Kövesi ha quindi segnalato Turudić alla Commissione europea. Intanto, la Procura penale municipale di Zagabria ha fatto sapere che sta indagando su una fuga di notizie dall’inchiesta EPPO, in seguito confluita nell’inchiesta della magistratura croata.

 

Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.

L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.

No posts to display