Coronavirus e turismo. D’obbligo evitare il panico

Il ministro Gari Cappelli assicura che non vi sono ancora motivi particolari di apprensione per le sorti della stagione estiva. Preoccupazione comunque per il possibile calo dei vacanzieri italiani

I ministri Josip Aladrović, Zdravko Marić e Gari Cappelli durante una riunione di governo

L’apprensione legata alla diffusione nel mondo dell’epidemia del coronavirus, al momento non ha suscitato particolari ripercussioni sull’andamento dei flussi turistici in Croazia. Lo ha reso noto ieri il ministro del Turismo, Gari Cappelli, al fine di tranquillizzare l’opinione pubblica a riguardo delle prospettive attinenti a uno dei rami vitali per le sorti dell’economia nazionale. Il turismo e il suo indotto, difatti, generano circa un quinto del prodotto interno lordo del Paese.
Il ministro ha ammesso che si sta registrando un rallentamento delle notifiche di nuove prenotazioni, chiarendo che si tratta di una conseguenza normale e prevedibile, considerate le circostanze. Ha spiegato che allo stato attuale delle cose i disagi maggiori riguarderanno il mese prossimo e principalmente i segmenti del turismo d’affari e quello congressuale. Non si registrano, invece, disdette delle prenotazioni già confermate per il periodo dell’alta stagione (luglio e agosto), in particolare non dalla Germania e non dalla Gran Bretagna, due dei mercati più importanti per il turismo croato.
“È difficile pronosticare che piega prenderà la diffusione del coronavirus in Croazia e nel resto dell’Europa. Presumibilmente il fenomeno inciderà sui risultati del primo quadrimestre, ma non troppo”, ha affermato Cappelli. Il ministro ha puntualizzato che in Croazia nei primi tre mesi dell’anno il flusso d’affari del turismo è abitualmente relativamente basso, arrivando a incidere appena per il 5 p.c. sul fatturato complessivo dell’industria dell’ospitalità.
Per avere i primi sentori di quello che potrebbe essere l’andamento della stagione turistica complessiva bisognerà pazientare fino a maggio. “Quest’anno la Pasqua arriverà abbastanza presto, all’inizio di aprile. Abitualmente, quando le festività pasquali cadono così presto non rispecchiano fedelmente quello che sarà poi l’andamento della stagione turistica”, ha osservato Cappelli. “Per capirlo – ha proseguito – dovremo attendere fino al 1.mo maggio, il periodo che normalmente coincide con i primi arrivi di massa dei turisti italiani, sloveni e tedeschi. Inoltre, negli ultimi due anni la maggior parte delle prenotazioni per l’alta stagione turistica sono state notificate proprio nel corso del mese di maggio”.
Anche il ministro delle Finanze, Zdravko Marić, interpellato sull’argomento, ha rilasciato dichiarazioni rassicuranti, sottolineando che la situazione richiede prudenza, ma anche che non vi è alcun motivo per farsi prendere dal panico. “Siamo tutti molto suscettibili in merito all’andamento del turismo poiché si tratta di settore sensibile ai fenomeni globali. Sono convinto che se l’epidemia non assumerà proporzioni anormali, il nostro turismo non ne risentirà in modo particolare”, ha detto Marić. “Il turismo – ha proseguito – viene spesso messo in primo piano. Non si tratta però dell’unico settore sul quale si basa la nostra economia. Ce ne sono anche altri e tutti sono ugualmente importanti per l’apporto che danno”.
Stando ai dati del sistema eVisitor, intanto, dall’inizio dell’anno a ieri l’altro, in Croazia hanno soggiornato complessivamente 482mila turisti (+2,7 p.c. rispetto allo stesso periodo del 2019), che hanno totalizzato 1,3 milioni di pernottamenti (+5,4 p.c.). In questo momento i turisti presenti nel Paese sono circa 24.500. Un numero grosso modo identico a quello censito lo stesso periodo dell’anno scorso. D’altro canto il numero degli ospiti provenienti dai Paesi asiatici, in particolare dalla Cina, è calato sensibilmente. Nel corso di questo mese il numero di questi ultimi è sceso del 60 p.c. rispetto a 12 mesi fa. Al contrario, lo scorso gennaio, il loro numero era lievitato del 70 p.c.
Più che l’eventuale diminuzione dell’arrivo dei turisti asiatici, gli esperti di economia, gli albergatori e gli operatori turistici in generale sono in apprensione per la sorte dei turisti italiani. Questi ultimi costituiscono circa il 12 p.c. dei visitatori esteri del Paese e in più sono tra quelli che durante il loro soggiorno in Croazia spendono di più.

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