Coniugi Salpietro. Horvatinčić dovrà scontare 4 anni e 10 mesi

Lo ha stabilito la Corte d’appello del Tribunale regionale di Zara, che ha confermato la sentenza del Tribunale di Sebenico

Tomislav Horvatinčić davanti al Tribunale di Sebenico nel marzo scorso. Foto Hrvoje Jelavic/PIXSELL

Ora è definitivo: Tomislav Horvatinčić dovrà scontare quattro anni e 10 mesi di reclusione per aver causato l’incidente marittimo del 16 agosto 2011 in cui persero la vita i coniugi italiani Francesco e Marinella Patella Salpietro. Lo scrive il sito zadarski.hr.
Lo ha stabilito a Corte d’appello del Tribunale regionale di Zara, che ha confermato la sentenza del Tribunale di Sebenico. “La sentenza è definitiva e l’accusato non ha diritto piò più presentare ricorso poiché si tratta di una sentenza di secondo grado”, ha dichiarato per index.hr il portavoce del Tribunale di Zara, Hrvoje Visković, anche se gli avvocati difensori di Horvatinčić affermano ancora di non esserne a conoscenza. Il tycoon, dunque, non può ricorrere contro la sentenza, ma può chiedere la diminuzione della pena, richiesta che viene esaminata dalla Corte suprema.
A detta di una fonte ben informata sentita del più popolare sito croato, l’imprenditore zagabrese dovrebbe varcare le porte del carcere nei prossimi due-tre mesi. “Quando la condanna supera i cinque anni, il colpevole viene subito tradotto in carcere, ma siccome in questo caso si tratta di 4 anni e 10 mesi, il giudice esecutivo in base al luogo di residenza del colpevole, lo convoca a scontare la pena. Questo spesso succede entro due-tre mesi – afferma la fonte anonima –. Nel caso in cui Horvatinčić non dovesse presentarsi in carcere, viene emesso il mandato di cattura”.
La vicenda
La vicenda ha origine il 16 agosto del 2011, davanti a Primošten (Capocesto), in Croazia, quando Horvatinčić a bordo del suo potente yacht Itama 52 piombò addosso al Grand Soleil 39 “Santa Pazienza”, sul quale navigavano i padovani Fancesco Salpietro e sua moglie Marinella Patella, entrambi di 60 anni. Il mare era calmo, la giornata bella e la visibilità ottima. Nessuno però a bordo del grande yacht, lanciato in piena corsa e con il pilota automatico inserito, si accorse della barca a vela e l’Itama 52 gli passò letteralmente sopra causando la morte dei due coniugi. Dopo l’incidente Horvatinčić non si fermò, ma una falla lo costrinse ad arenarsi su un vicino isolotto. L’imprenditore all’inizio dichiarerà che il pilota automatico non funzionava bene, poi di essere svenuto (sincope) prima della collisione.
Inizia così una lunga vicenda processuale che vede imputato dal 2012 l’imprenditore croato, condannato dopo tre anni a una pena poco più che simbolica: un anno e 8 mesi di reclusione con la condizionale. Le parti in causa fanno, quindi, ricorso e inizia un nuovo processo. Nell’ottobre del 2017 nel procedimento vengono accolte le tesi della difesa e Horvatinčić viene scagionato; l’imprenditore prima dell’impatto sarebbe stato colpito da sincope, quindi, riguardo l’incidente non era possibile parlare di intenzionalità. Ai figli dei due velisti uccisi, come una sorta di sfida, viene addirittura chiesto il risarcimento dei danni subiti dal motoscafo. La sentenza fa scandalo oltre che in Italia anche in Croazia e seguono polemiche che coinvolgono anche il giudice del processo, lo stesso che aveva diretto il primo procedimento. E infatti a riconoscere come sbagliato, lacunoso e contraddittorio il processo che aveva assolto Horvatinčić è la Corte d’appello del Tribunale di Zara, che nel 2018 ne annulla la sentenza, rinviando il tutto a un nuovo procedimento, questa volta condotto dal Tribunale di Sebenico. Il terzo processo di questa lunga e penosa vicenda, quello che ha ristabilito la responsabilità di Horvatinčić.

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