Cervelli in fuga. Quarta piazza per la Croazia

Classifica stilata dall'autorevole rivista The Economist

Una panoramica di Fiume. Foto Željko Jerneić

L’autorevole rivista The Economist, richiamandosi ai risultati del rapporto sulla concorrenzialità globale del Forum economico mondiale (WEF) per il 2018, ha pubblicato una tabella da cui risulta che la Croazia è al poco invidiabile quarto posto al mondo nella graduatoria della fuga di cervelli. La precedono soltanto Haiti, Venezuela e Bosnia ed Erzegovina, mentre in questa impopolare scaletta al quinto posto c’è la Romania, seguita dallo Yemen, Moldavia, Macedonia settentrionale, Benin e Serbia. Dopo la capolista Malta, il più alto tasso di emigrazione dell’Unione europea si riscontra in Croazia, il 21,9 per cento. Ciò significa che più di un quinto della popolazione vive all’estero. Nel rapporto della Banca mondiale “Migrazioni e fuga di cervelli in Europa e nell’Asia centrale”, si rileva che i cittadini con un’istruzione superiore costituiscono il 55 per cento degli emigranti dalla Bosnia ed Erzegovina, più del 40 per cento dalla Lettonia, il 40 per cento dall’Albania, Macedonia settentrionale e Romania e il 27 per cento circa dalla Croazia.
Il governo croato ha profuso grandi sforzi nel rinnovamento demografico, però evidentemente le misure adottate non hanno dato i risultati sperati: negli ultimi anni ben 230mila persone sono espatriate. Una perdita enorme per uno Stato delle dimensioni della Croazia. Soprattutto perché a emigrare sono spesso persone giovani e leureate: ingegneri, medici, ricercatori, che se ne vanno a lavorare in aziende specializzate nell’informatica, ospedali e Università operanti in Paesi più benestanti.
Il turismo non basta
L’esperto in demografia, il professore universitario Anđelko Akrap, considera allarmanti i dati del WEF, rilevando che si tratta di un problema di lunga data. “Non è una completa catastrofe, esiste la possibilità di cambiare tendenza, mutando la struttura economica”, ha rilevato Akrap. Per far ciò, la società deve cambiare il proprio fulcro dell’economia, ovvero considerare che non può ruotare tutto attorno al turismo, un settore delicato dove ogni piccola deviazione può sfociare in un disastro. Akrap ha fatto l’esempio molto attuale del coronavirus, le epidemie sono un forte incentivo a non viaggiare. Secondo il demografo, lo Stato dovrebbe intervenire per ridare vita alle comunità locali, oltrepassando i limiti attuali rappresentati dalle piccole aziende a conduzione familiare. “Il problema cruciale è che la Croazia non si sviluppa in estensione, ovvero si riduce continuamente l’area di sviluppo”, ha constatato, aggiungendo che è per questo motivo che la Croazia combatteva con una grande disoccupazione, finché non si è “svuotata” con l’espatrio. “Nei piccoli centri oggi le attività scompaiono e rimangono soltanto dei centri amministrativi”.
Il declino di Fiume
“Lo sviluppo è stato incentrato a Zagabria, Spalato e circondari, lasciando il turismo nel resto della nazione. Settore che non ha bisogno di quadri con un’istruzione superiore. Per questa ragione abbiamo la fuga di cervelli, perché non si aprono posti di lavoro adatti a loro”, ha commentato amaramente Akrap, aggiungendo che con grande pompa si aprono piccole aziende, quasi esclusivamente a Zagabria o Spalato, molto meno a Fiume, città che sta perdendo molto terreno quando si tratta di demografia.

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