Censimento. Etnie, le grandi perdenti

Salvi i diritti acquisiti della CNI, difesi da Statuti, leggi e trattati internazionali

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Censimento. Etnie, le grandi perdenti

I risultati definitivi del Censimento 2021, diffusi giovedì dall’Istituto nazionale di statistica (DZS) sono al centro dell’attenzione del mondo politico in Croazia. I deputati del Sabor e gli analisti si sono focalizzati in particolare sulle percentuali relative agli appartenenti alla Chiesa cattolica e sulle motivazioni che stanno alla base del loro calo numerico. C’è chi ritiene che le cause vadano ricercate nell’emigrazione verso l’Europa occidentale che si è accentuata nell’ultimo decennio, c’è invece chi è convinto che l’esodo strisciante della popolazione non sia l’unica ragione della diminuzione del numero dei cattolici e degli ortodossi e in genere del numero dei credenti e che il motivo principale vada ricercato nella forte secolarizzazione della società. Secondo il prof. Tado Jurić la maggior parte dei croati vede l’appartenenza alla Chiesa cattolica come un elemento fondante dell’identità nazionale, per cui i dati del Censimento starebbero a indicare che l’identità nazionale si stia indebolendo. Fatto sta che il numero dei cittadini che al rilevamento della popolazione si è dichiarato croato è aumentato in termini percentuali, mentre è sceso in buona parte, spesso anche in maniera marcata il numero di coloro che hanno dichiarato un’appartenenza nazionale minoritaria. Infatti gran parte delle minoranze presenti storicamente in Croazia ha registrato un netto calo della propria consistenza numerica al Censimento del 2021. La crisi demografica del Paese ha avuto dunque i riflessi maggiori sulle comunità più vulnerabili, quelle etniche. Gli analisti sono convinti che ciò fosse inevitabile: sono sempre i gruppi minori che risentono maggiormente del calo demografico. Così in cinque autonomie locali le minoranze serba, slovacca e italiana non rappresentano più un terzo della popolazione. Nel caso degli italiani ciò non comporterà un’erosione del livello dei diritti, ovvero del bilinguismo visivo e dell’uso ufficiale della lingua, in quanto la CNI è tutelata quasi dappertutto dagli statuti locali e dagli accordi internazionali. Il fatto, ad esempio, che nel Comune di Verteneglio nel 2011 i cittadini che si erano dichiarati di nazionalità italiana fossero stati il 37,37 per cento, mentre stavolta sono scesi al 31,78 p.c. non avrà effetti pratici sui diritti acquisiti della CNI in quel territorio. Come nemmeno nel caso di Grisignana che era l’unico Comune in Croazia dove i cittadini di nazionalità italiana erano la maggioranza assoluta della popolazione, mentre ora sono scesi al 35,82 per cento, mentre i croati sono il 50 p.c. Nemmeno nei centri maggiori del territorio d’insediamento storico della Comunità Nazionale Italiana, dove pure si è registrata un’erosione della consistenza numerica della minoranza, non ci saranno formalmente effetti negativi. Gli eventuali contraccolpi politici, magari con tanto di polemiche sono tutt’altra cosa. A Fiume una decina d’anni fa i cittadini che si erano dichiarati di nazionalità italiana erano 2.445. Stavolta sono soltanto 1.569. A Pola nel 2011 gli italiani erano 2.543. Ora sono scesi a quota 1.860. Non se la passa meglio Rovigno dove in dieci anni gli italiani scendono da 1.608 a 1.207. A Parenzo la minoranza cala in un decennio da 540 a 421 appartenenti. La crisi demografica investe anche il Buiese. A Umago gli italiani un decennio fa erano 1.962, ora sono 1.467. A Buie erano 1.261, mentre adesso sono scesi a quota 1.059. Ma si tratta di località dove gli italiani sono una realtà autoctona protetta, sia pure spesso in modo diverso, dagli Statuti locali, senza contare quelli regionali e la legislazione nazionali e i trattati internazionali. Ma per altre minoranze le cose cambiano. A Vukovar i serbi sono scesi in termini percentuali del 4-5 p.c. per cui formalmente hanno perso dei diritti – essendo scesi sotto quota 30 p.c. –, che in precedenza, magari, per il retaggio storico della città martire e le polemiche politiche, faticavano ad avere realmente. Paradossalmente, secondo analisti e politici, ciò dovrebbe contribuire a rasserenare la situazione in loco, in quanto dovrebbero venire meno le polemiche sull’uso della scrittura cirillica in pubblico.

Interpretazioni difformi e controversie

Ma al di là delle cifre ufficiali le polemiche politiche a livello nazionale non mancano e al Sabor l’opposizione sia di destra che di sinistra non ha perso occasione ieri per attaccare l’Istituto nazionale di statistica e le modalità con cui è stato effettuato il rilevamento della popolazione che, secondo alcuni, arriverebbero a inficiare la credibilità del Censimento 2021. Il leader socialdemocratico Peđa Grbin ha così definito scandaloso il fatto che l’Istituto nazionale di statistica abbia semplicemente posto i dati del rilevamento sulla sua pagina Internet senza fornire alcuna spiegazione e senza dare la possibilità alla stampa e all’opinione pubblica di porre delle domande. Grbin ha fatto presente il calo demografico, rilevando che bisogna concentrarsi sui motivi per i quali è sceso il numero dei croati, dei serbi e di tutti coloro che vivevano prima nel Paese. Il leader dell’SDP ha deplorato inoltre il fatto che singoli politici gioiscano perché è calata la consistenza numerica di una minoranza in una determinata città. Chiaro il riferimento ai serbi e a Vukovar.
Nikola Grmoja del Most ha criticato in particolare le presunte irregolarità relative al numero dei cattolici (richiamandosi ad esempio al caso di Zmijavci dove in base al rilevamento vi sarebbe soltanto il 30 p.c dei cattolici, mentre nella realtà “lì vi sono più cattolici che in Vaticano”). Secondo il parlamentare il Censimento 2021 sarebbe stato organizzato male e l’amministrazione non funzionerebbe.
Tornando al caso di Vukovar, secondo il demografo Dražen Živić c’erano tutti gli elementi per ritenere che vi sarebbe stato un calo marcato del numero dei serbi. Ad esempio in una delle scuole elementari locali in lingua serba e scrittura cirillica non c’è stato quest’anno nemmeno un iscritto nella prima classe. Questo, secondo il demografo, è un dato che fa capire che la comunità serba in Croazia ha imboccato una parabola discendente. E questo, sempre secondo Dražen Živić, rappresenta un fatto preoccupante per il funzionamento della comunità serba dall’ottica sociale e politica.
Da rilevare inoltre che in base ai dati del Censimento 2021 il numero dei cittadini stranieri in Croazia è piuttosto basso: però il calo della popolazione e della forza lavoro sta favorendo sempre più l’arrivo di manodopera dall’estero, senza scordare i profughi ucraini. Per cui anche questo dato potrebbe cambiare rapidamente in un prossimo futuro.
Il DZS: va tutto bene
Le tesi di singoli deputati dell’opposizione secondo le quali i dati del Censimento 2021, diffusi ieri l’altro non sarebbero credibili, ovvero sarebbero stati compromessi da diverse irregolarità, specialmente per quanto concerne il computo del numero dei cattolici, sono state sdegnosamente respinte ieri dall’Istituto nazionale di statistica. Il DZS ha avvertito l’opinione pubblica che nell’analizzare e interpretare i risultati del Censimento devono essere presi in considerazione esclusivamente i dati pubblicati sulla pagina Internet ufficiale dell’Istituto. Nella nota diramata dal DZS si ricorda che i rilevatori avevano ricevuto l’ordine di inserire nelle apposte caselle le risposte ai quesiti date dagli intervistati, senza influenzarle né tantomeno commentarle. Nel caso della casella riferita al credo religioso, c’era la possibilità di esprimersi in completa libertà, in linea con i dettami costituzionali, senza alcuna risposta preconfezionata, ha ribadito il DZS, secondo il quale in nessun momento sarebbero apparse sulla pagina Internet due tabelle diverse relative all’appartenenza religiosa. La tabella della discordia, al centro delle polemiche, non sarebbe quella definitiva, ma soltanto una analitica, di controllo, utilizzata durante la raccolta dei dati. Nessuno scandalo, quindi, sempre secondo l’Istituto nazionale di statistica: piaccia o no i risultati sono quelli che sono e vanno interpretati senza ricorrere a dietrologie di alcun genere.
Che il Censimento 2021, come quelli precedenti, avrebbe infiammato gli animi e che i dati sarebbero stati politicizzati, era pressoché inevitabile. Un elemento questo che dovrebbe far riflettere ulteriormente chi di dovere sull’opportunità o meno di continuare in futuro con simili modalità di conta che pretendono di fotografare una realtà complessa e articolata con modelli semplicitsici. Questo vale soprattutto per elementi fluidi come nazionalità e madrelingua, tali soprattutto nelle zone nazionalmente miste.

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