Il centro clinico-ospedaliero di Zagabria (KBC Zagreb), il più grande della Croazia, si prepara a una nuova fase di sviluppo che affiancherà ai lavori di ricostruzione l’introduzione di tecnologie diagnostiche e terapeutiche di ultima generazione. Durante una visita al cantiere, la ministra della Salute Irena Hrstić ha annunciato che entro la fine dell’anno è prevista l’installazione di un nuovo sistema PET/CT e ha aperto alla possibilità di dotare il Paese anche di un ciclotrone per la produzione di radiofarmaci.
Investimenti per oltre 600 milioni di euro
La terza fase della ricostruzione dell’ospedale dovrebbe concludersi entro la fine del 2026, mentre i nuovi edifici saranno completati nel corso del 2027. Gli investimenti complessivi destinati finora al KBC Zagabria ammontano a 639 milioni di euro.
Parallelamente ai lavori infrastrutturali, il Ministero punta a rafforzare l’offerta sanitaria, in particolare per i pazienti oncologici e pediatrici. L’acquisto del nuovo apparecchio PET/CT è già in fase di gara e, se il cronoprogramma sarà rispettato, entrerà in funzione entro la fine dell’anno.
Verso un ciclotrone nazionale
Il direttore del KBC Zagabria, Fran Borovečki, ha sottolineato che l’arrivo del nuovo PET/CT rende sempre più concreta l’ipotesi di realizzare in Croazia un ciclotrone per la produzione dei radiofarmaci utilizzati negli esami di medicina nucleare. Secondo Borovečki, la struttura sarebbe economicamente sostenibile e potrebbe servire l’intero sistema sanitario pubblico. Anche la ministra Hrstić ha confermato che, con l’aumento del numero di apparecchi PET/CT disponibili, è il momento di valutare seriamente questo investimento strategico.
Più attività nonostante il cantiere
La visita ha interessato anche il nuovo edificio ospedaliero e il parcheggio multipiano, un progetto da quasi 179 milioni di euro finanziato con fondi statali e un prestito della Banca Mondiale. Entro il 2027 il complesso sarà dotato anche di un eliporto.
Nonostante i lavori, il direttore ha assicurato che l’attività sanitaria non ha subito rallentamenti: i casi trattati sono aumentati da 1,5 milioni nel 2019 a circa 1,75 milioni oggi, mentre le liste d’attesa vengono monitorate costantemente. Al termine della ricostruzione l’ospedale avrà circa 300 posti letto in meno, una riduzione compensata dall’ampliamento delle procedure nell’ambito del day hospital.
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