CCO di Fiume. Tutte le sfide di Alen Ružić

Il direttore dell’istituto ospedaliero fa un bilancio sulle difficoltà dettate dall’emergenza sanitaria e illustra il progetto della futura Clinica per la mamma e il bambino

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CCO di Fiume. Tutte le sfide di Alen Ružić
Il direttore del Centro clinico ospedaliero di Fiume, Alen Ružić. Foto Roni Brmalj

Da circa un anno e mezzo il prof. Alen Ružić, cardiologo, è alla guida del Centro clinico-ospedaliero di Fiume. La sua nomina è coincisa con lo scoppio della pandemia di Covid-19 e le sfide che ha dovuto affrontare finora sono state tante e molto impegnative. L’ospedale ha rischiato il collasso quando nell’aprile scorso il numero dei ricoverati per Covid erano 212 (attualmente il numero si aggira intorno ai 75), il programma chirurgico era stato ridotto, si era resa necessaria una riorganizzazione dei vari reparti, ma grazie al grande impegno dei medici e di tutto il personale sanitario e non, come pure a un’ottima organizzazione e collaborazione, la situazione è rimasta sotto controllo.

Il funzionamento del CCO è stato messo a dura prova durante la pandemia. Si è riusciti a mantenere la qualità dei servizi?

“Dall’inizio della pandemia, nel CCO di Fiume è stato ricoverato un numero notevole di pazienti. All’apice della terza ondata, nell’aprile di quest’anno siamo riusciti ad assicurare 250 posti letto, istituendo 6 reparti Covid e due centri per la respirazione assistita, nonché tutta l’infrastruttura e l’apparecchiatura necessaria. Durante l’emergenza sanitaria, l’ospedale funziona in base ai principi della gestione in tempo di crisi, adeguandosi costantemente alla situazione dettata dall’intensità della pandemia. Attualmente sono in funzione due reparti Covid e un Centro per la respirazione assistita. L’ospedale assicura a tutti i pazienti le cure e le terapie necessarie nel rispetto delle misure epidemiologiche.
Durante la pandemia una parte degli anestesiologi ha dovuto operare nei Centri per la respirazione assistita e ciò si è riflettuto sul programma chirurgico non urgente, per cui sono state necessarie delle modifiche dei termini di determinati interventi. Le capacità ricettive e gli interventi vengono adeguati in base al numero dei pazienti Covid ricoverati. In questo modo è possibile assicurare un numero sufficiente di anestesiologi per gli interventi che non sono urgenti e diminuire le liste d’attesa. Quelle più lunghe riguardano gli interventi chirurgici che non influiscono sul peggioramento della malattia anche se vengono rinviati, come ad esempio le ernie inguinali e i calcoli biliari asintomatici”.

Qual è la situazione attuale?

“Nonostante la pandemia, viene effettuata la maggior parte degli interventi che non sono considerati urgenti. I trattamenti per i casi urgenti e i pazienti oncologici non vengono rinviati, mentre gli altri programmi regolari si svolgono nel migliore modo possibile in quanto una parte del personale è stato dirottato nei reparti Covid. Voglio ringraziare in particolare tutti i dipendenti che ormai da mesi svolgono il loro lavoro in maniera ineccepibile, anche se sotto pressione. In effetti – ha spiegato il direttore del CCO – le liste d’attesa nel 2021 si sono ridotte per la maggior parte dei servizi messi a disposizione dal CCO. È il risultato degli sforzi continui e dei miglioramenti nell’organizzazione a livello di tutta la struttura ospedaliera. A seconda delle esigenze abbiamo la possibilità di prolungare l’orario di lavoro degli ambulatori. Per esempio, per l’ecocardiogramma prima dell’estate l’attesa era di 10 giorni. Con l’aumento delle prenotazioni a settembre è stata prolungata a 45 giorni, per cui si è deciso di tenere aperti gli ambulatori anche al pomeriggio. Se esiste il sospetto che rimandare un determinato controllo potrebbe provocare delle conseguenze o peggiorare lo stato di salute del paziente, si agisce tempestivamente e nell’arco di 7 giorni vengono effettuati tutti i controlli necessari. Lo stesso vale per i casi urgenti e i pazienti oncologici. Anche i controlli semplici quali la radiografia del cuore o dei polmoni, possono venire effettuati in giornata. Per le radiografie più complesse prima bisognava attendere 60 giorni, mentre ora l’attesa è stata ridotta a 30. La risonanza magnetica viene effettuata dalle ore 7 alle 22 e a livello mensile riusciamo a ottenere buoni risultati. Nella Clinica d’oncologia non ci sono liste d’attesa per la prima visita e per i casi urgenti. Lo stesso vale per la terapia tumorale sistemica, che viene effettuata subito dopo avere ricevuto il benestare dalla Commissione per i farmaci. In caso di tumore al seno sospetto, la visita viene prenotata il giorno dopo, mentre per la risonanza magnetica mammaria regolare il tempo d’attesa è di un mese”.

Ci sono stati dei problemi con l’introduzione del Green pass per i dipendenti del CCO? Quanti non sono vaccinati? I test per loro sono gratuiti?

“Il 4 ottobre, quando la decisione a livello nazionale è entrata in vigore, il CCO era pronto per l’applicazione delle misure. Precedentemente la direzione ha portato una serie di decisioni e indicazioni assicurando il processo lavorativo indisturbato in tutte le Cliniche, reparti e Istituti. Al momento dell’introduzione delle misure, il 90 per cento dei 3.350 dipendenti aveva il Green pass, in quanto il 70 p.c. era vaccinato e il 20 p.c. aveva avuto il Covid. Gli altri vengono regolarmente sottoposti al test. Nel frattempo, un altro centinaio di dipendenti ha assunto il vaccino. I test per circa 300 dipendenti si svolgono in due centri diagnostici, ovvero nell’Istituto di microbiologia a Fiume e nell’unità per la diagnostica davanti al Pronto soccorso a Sušak. I test vengono effettuati due volte alla settimana e sono gratuiti. Non ci sono stati problemi nell’attuazione di questa misura. Inoltre, a partire dal 18 ottobre, nel CCO di Fiume è stata assicurata la vaccinazione con la terza dose, somministrata finora a 800 dipendenti circa”.

I lavori del nuovo ospedale a Sušak

Qual è l’attuale situazione finanziaria del CCO?

“Le entrate continuano a salire, ma purtroppo anche le spese, cresciute soprattutto durante la pandemia, a differenza degli altri ospedali. Comunque, posso affermare con orgoglio, che grazie a un grande impegno nella razionalizzazione delle spese e dopo un lungo periodo, da alcuni mesi l’attività finanziaria del CCO è positiva. Gli obblighi contrattuali con l’HZZO si svolgono a pieno ritmo e le fatture rimborsate per i primi 9 mesi dell’anno superano il 25 p.c. Quest’anno, rispetto all’anno scorso sono state ricoverate 1.511 persone in più, il numero delle visite in ambulatorio è aumentato del 18 p.c. e i servizi nei day hospital del 43 p.c. La spesa per gli stipendi è aumentata del 12 p.c., nel rispetto del Contratto collettivo, quella per i farmaci e il materiale sanitario del 9 p.c., mentre le altre sono diminuite del 15 p.c. Ad agosto di quest’anno abbiamo avuto un fatturato maggiore di 14 milioni di kune rispetto al 2019. Cerchiamo di ridurre al massimo il lavoro straordinario. Per una migliore razionalizzazione abbiamo introdotto il monitoraggio digitale del consumo dei farmaci e del materiale sanitario e grazie agli inventari siamo riusciti a ridurre le riserve dei reparti per circa 6,3 milioni di kune. Infine, nei primi nove mesi dell’anno siamo riusciti a diminuire gli obblighi complessivi per oltre 100 milioni di kune”.

Il futuro del CCO è a Sušak. Come procedono i lavori di costruzione dell’Ospedale per la mamma e il bambino? A quando il trasferimento?

“È vero, il futuro del CCO è a Sušak. I lavori di costruzione dell’Ospedale per la mamma e il bambino, iniziati nel 2019, stanno procedendo in base ai termini previsti. La nuova struttura ospiterà tutti i reparti che si trovano attualmente a Costabella, come pure la Clinica di ginecologia e ostetricia e i laboratori. Oltre alla parte sanitaria, sono in costruzione pure il blocco economico-tecnologico e il parcheggio. La conclusione dei lavori è prevista nella prima metà del 2022. Seguiranno l’arredamento e il trasferimento. Il nuovo ospedale avrà a disposizione 45mila metri quadrati suddivisi in 9 piani, di cui due sotterranei. Nei piani superiori saranno sistemati la Clinica pediatrica e quella di ginecologia e ostetricia, come pure i laboratori ospedalieri di tutto il CCO. Previsto pure il trasferimento dell’Istituto clinico di medicina trasfusionale, che comprende anche gli ambienti per i donatori di sangue. Inoltre, ci saranno la lavanderia e la cucina per tutto il CCO, l’impianto per lo smaltimento e la lavorazione dei rifiuti biologici che verranno trasformati in combustibile solido secondario. I lavori sono stati affidati alle aziende Kamgrad e GP Krk”.

A quando l’inizio della terza fase dei lavori di costruzione dell’ospedale?

“Attualmente è in corso la realizzazione della documentazione per la costruzione della terza fase dell’ospedale, che permetterà di trasferire tutto il Centro clinico-ospedaliero a Sušak. Entro la fine di quest’anno il Consorzio internazionale scelto dalla Banca europea per gli investimenti a termine di un concorso pubblico, realizzerà un’analisi costi-efficacia, nonché il progetto preliminare necessari per concorrere ai fondi europei. In questo senso anche la Direzione del CCO, in collaborazione con i rappresentanti di tutte le cliniche e dei consulenti, si è inclusa nell’attività per la realizzazione di quest’importante progetto”.

Come valuta il rapporto del governo nei confronti del CCO? Potrebbe in qualche maniera essere più generoso?

”Il governo con a capo il premier Plenković ha sostenuto finora tutti i progetti di sviluppo del CCO, facendo da garante per i finanziamenti inerenti alla costruzione del nuovo ospedale tramite la Banca nazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (HBOR). Si tratta di 1,17 miliardi di kune, il maggiore investimento nella sanità nella storia della Croazia. Inoltre, il governo sostiene la realizzazione di nuove capacità ricettive ospedaliere, che è molto importante per Fiume”.

La destituzione della prof. Roganović dalla carica di direttore dell’Ospedale pediatrico ha provocato un forte malcontento dell’opinione pubblica. Ci può spiegare i motivi di questa decisione? È stata rimossa dall’incarico anche la direttrice della Clinica di oftalmologia, prof. Maja Merlak. Perché?

“Si tratta del risultato di procedimenti interni molto ampi, che si sono conclusi recentemente, che hanno condizionato queste decisioni e che la Direzione ha dovuto prendere in conformità con le norme vigenti e gli atti interni dell’ente. Nel rispetto delle qualità professionali, la prof. Roganović continuerà a guidare l’Istituto di ematologia, oncologia e genetica clinica dell’ospedale pediatrico. La prof. Merlak, invece, continuerà a dirigere l’Istituto per l’attività del policlinico e il day hospital della Clinica di oftalmologia. Si tratta di cambiamenti organizzativi, che non hanno a che fare e che non mettono in discussione la professionalità delle colleghe. Sono decisioni fondate, che sono state prese con l’obiettivo di migliorare l’organizzazione del lavoro. La dott.ssa Tea Čaljkušić Mance è stata nominata f.f. di direttore della Clinica di oftalmologia, mentre la dott.ssa Iva Bilić Čače f.f. di direttore della Clinica pediatrica.

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