Caso Teran. La Croazia gongola, l’Ue respinge il ricorso della Slovenia

Due bottiglie di "teran" prodotte in Istria

La Corte generale dell’Ue ha respinto oggi 9 settembre, il processo di annullamento di un regolamento delegato in Lussemburgo, dopo la denuncia arrivata da parte della Slovenia, secondo il quale il nome “teran” può comparire sull’etichetta dei vini croati. La Slovenia ha presentato un’azione sostenendo che l’esenzione è illegale e fuorviante per i consumatori e che provoca danni economici ai produttori di “teran” sloveni. La Slovenia ha protetto la denominazione “teran” nell’Ue nel febbraio 2006 come vino con una designazione protetta di origine tradizionalmente prodotta da uve refosco nel distretto vinicolo del Carso. Mentre è stato comprovato da diverse ricerche (compresa un’analisi del DNA) che il vitigno esiste sul territorio istriano da illo tempore.
Dopo che i due Paesi non erano riusciti a raggiungere un accordo, la Commissione europea ha adottato un regolamento delegato nel 2017 che concede alla Croazia un’esenzione. Il nome della varietà di uva “teran” può essere utilizzato per il vino con una denominazione protetta di origine Croazia Istria, a condizione che i nomi Croazia Istria e “teran” siano nello stesso campo visivo e che l’iscrizione “teran” sia più piccola.
Nella sua iniziativa contro la Commissione Ue la Slovenia per l’esecuzione di questo atto ha contestato l’atto delegato nel settembre 2017. Oltre alle argomentazioni già menzionate, essa solleva anche dubbi sulla procedura ritenuta poco trasparente e di parte. Tuttavia, la Commissione Ue sottolinea che il “teran” è anche un tipo di uva in Croazia, quindi secondo le norme dell’Ue vi è un’eccezione limitata per l’uso di questo nome, che non incide in alcun modo sui produttori di vino “teran” sloveno, in quanto mantengono diritti esclusivi sotto la designazione protetta di origine.

Facebook Commenti