Caso Hipodrom, Kosta Kostanjević ammette la colpa e patteggia

Condannato a due anni e cinque mesi e la restituzione di 450 mila euro

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Caso Hipodrom, Kosta Kostanjević ammette la colpa e patteggia
Foto: Marko Prpic/PIXSELL

Svolta nell’inchiesta croata sul caso Hipodrom. Kosta Kostanjević, ex responsabile dell’ente municipale per la gestione degli impianti sportivi di Zagabria, ha ammesso la propria colpevolezza nell’ambito dell’inchiesta anticorruzione che da mesi scuote la capitale croata.

Il tribunale lo ha condannato a due anni e cinque mesi di carcere, oltre a una multa di 40 mila euro. Dovrà inoltre restituire 450 mila euro ritenuti provento illecito delle attività contestate.

L’inchiesta dell’USKOK

Secondo l’accusa formulata dall’USKOK, l’Ufficio per la lotta alla corruzione e al crimine organizzato, Kostanjević avrebbe autorizzato il pagamento illegittimo di circa 1,8 milioni di euro alla società di sicurezza Eurolex, ottenendo in cambio un beneficio personale di 450 mila euro.

L’indagine sostiene che tra novembre 2023 e novembre 2024 gli imputati abbiano costituito un’associazione criminale con l’obiettivo di ottenere profitti illeciti attraverso false fatturazioni relative ai servizi di sicurezza dell’ippodromo cittadino. Secondo la procura, sarebbero state emesse fatture fittizie per oltre 242 mila ore di lavoro legate a presunti servizi di sgombero e vigilanza che non erano previsti nei contratti originari. Il denaro, stando agli investigatori, sarebbe stato distribuito tra i responsabili della società privata e l’ex dirigente dell’ente municipale, che avrebbe autorizzato i pagamenti pur essendo consapevole delle irregolarità.

Le ammissioni dei Galić

Prima di Kostanjević avevano già raggiunto un accordo con la procura anche Domagoj Galić e suo padre Slavko Galić, comproprietari di Eurolex. Domagoj Galić è stato condannato a due anni di carcere, mentre il padre ha ricevuto una pena di un anno e quattro mesi. Entrambi dovranno inoltre pagare una sanzione economica di 40 mila euro. I due avevano ammesso il coinvolgimento nella manipolazione delle fatture e nella distribuzione del denaro illecito, ottenendo così pene concordate con l’accusa.

La posizione di Tomašević

L’inchiesta aveva provocato forti tensioni politiche anche per il coinvolgimento indiretto dell’amministrazione cittadina guidata dal sindaco di Zagabria Tomislav Tomašević.

Per mesi Tomašević aveva difeso pubblicamente Kostanjević, sostenendo di non avere elementi per ritenere che avesse sottratto denaro pubblico. “Se qualcuno ha rubato anche un solo euro ai cittadini, non lo tollererò”, aveva dichiarato in diverse occasioni, aggiungendo però di non credere alla colpevolezza del dirigente fino all’emersione di prove concrete. Dopo l’incriminazione, il sindaco aveva chiesto chiarimenti sui presunti 450 mila euro di tangenti contestati dall’USKOK, spiegando che avrebbe cambiato posizione solo di fronte a prove definitive. Ora, con la confessione di Kostanjević e la condanna concordata, il caso assume anche un peso politico più marcato per l’amministrazione municipale.

Resta solo Đulić a negare tutto

Nel frattempo quasi tutti gli imputati coinvolti nell’inchiesta hanno ammesso le proprie responsabilità. Anche Jagoda Bončina Franjković, ex direttrice ad interim dell’ente, ha riconosciuto di aver esercitato pressioni sui dipendenti chiamati a testimoniare contro Kostanjević, ottenendo una pena sospesa di otto mesi. L’unico a respingere ancora ogni accusa resta Goran Đulić, ex presidente del consiglio di amministrazione dell’ente sportivo municipale. Il suo avvocato ha ribadito che gli accordi conclusi dagli altri imputati non possono essere utilizzati come prova contro il proprio assistito e ha annunciato richieste per escludere alcuni elementi investigativi dal fascicolo processuale.

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