Il vicepremier e ministro dell’Assetto territoriale, dell’Edilizia e del Patrimonio statale, Branko Bačić, ha presentato al Sabor (il Parlamento di Zagabria, ndr) la nuova legge sull’abitare accessibile, assicurando che l’obiettivo è chiaro: frenare la corsa dei prezzi e aumentare l’offerta di case a costi sostenibili.
“Non è un processo che darà risultati dall’oggi al domani – ha spiegato –, ma con questo pacchetto di norme vogliamo aumentare il numero di unità abitative, rimettere in circolo gli appartamenti vuoti e costruirne di nuovi, così da fermare la crescita dei prezzi”.
Il piano del governo prevede nei prossimi quattro anni la costruzione e il recupero di 20.200 appartamenti e case familiari. Di questi, 8.000 dovrebbero essere nuovi alloggi realizzati tramite l’Agenzia per il traffico legale e l’intermediazione immobiliare (Apn), mentre 9.000 verrebbero “riattivati” tra quelli oggi sfitti.
L’investimento complessivo stimato è di circa 2 miliardi di euro entro il 2030, con altri 3,5 miliardi fino al 2034. Le risorse arriverebbero dallo Stato, dagli enti locali, dall’Apn e dagli istituti finanziari. Chi accederà a questi alloggi non potrà venderli per 35 anni, salvo casi eccezionali; il diritto di prelazione spetterà prima alla Città e poi all’Apn.
Per Bačić, le ragioni dell’impennata dei prezzi sono diverse: l’ingresso della Croazia nell’Unione europea, la crisi energetica legata alla guerra in Ucraina, l’aumento dei costi di costruzione e la tendenza a investire il risparmio nelle case. “Su 2,3 milioni di unità abitative, circa il 40% non è utilizzato per viverci: sono vuote o destinate agli affitti brevi”, ha ricordato.
Opposizione all’attacco: «È una grande illusione»
Le critiche non si sono fatte attendere. Per Ante Kujundžić (Most) la legge, annunciata come una svolta storica, “non aiuterà chi non ha il sostegno dei genitori”, ma favorirà chi già dispone di capitale. “È solo un palliativo”, ha attaccato.
Durissima anche Anka Mrak Taritaš (Hss-Glas-Dosip), che ha parlato di “grande illusione”, ricordando che in dieci anni di governo di Andrej Plenković con il programma Pos sono stati costruiti appena 920 appartamenti. “Ora si promettono 8.000 nuove unità in pochi anni: com’è possbile?”, si è chiesta Mrak Taritaš.
Marijana Puljak (Centar) ha definito quello della casa “un problema sociale enorme” e ha sottolineato che senza un forte aumento dell’offerta non si stabilizzeranno i prezzi. Mišo Krstičević (Sdp) ha citato uno studio dell’Istituto economico del 2021 secondo cui in Croazia mancherebbero 237mila appartamenti: “Di fronte a questi numeri, 20.200 case sono una goccia nel mare”.
Dubbi anche sui tempi: secondo Dalibor Paus (Ddd-Ids) 8.000 nuove unità entro il 2030 significherebbero circa 2.000 all’anno, contro le 350 annue realizzate finora con il Pos. “Pensiamo davvero di diventare sei volte più efficienti?”, ha domandato.
La maggioranza difende la riforma
Di tutt’altro avviso i deputati della maggioranza. Predrag Štromar (Hns) parla di “grande passo avanti” e di uno Stato che finalmente assume un ruolo più attivo nella politica abitativa. Mato Franković (Hdz) insiste sul fatto che la casa non è più solo una questione privata, ma “un nodo sociale, economico e demografico decisivo”.
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