Caroprezzi in Croazia, la protesta: «Prendiamo esempio dall’Italia»

Manifestazione dinanzi alla sede della Banca centrale croata

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Caroprezzi in Croazia, la protesta: «Prendiamo esempio dall’Italia»
Josip Kelemen durante la protesta davanti alla sede della HNB. Foto Sanjin Strukic/PIXSELL

Oggi, giovedì 20 febbraio, in occasione della Giornata mondiale della giustizia sociale sono continuate le azioni dei cittadini contro l’impennata dei prezzi. Su invito della piattaforma “Pronto ispettore” un centinaio di consumatori si sono radunati simbolicamente davanti alla sede centrale della Banca centrale croata (HNB) a Zagabria. Altri si sono riuniti davanti alle banche nelle città più grandi, Fiume, Spalato e Osijek, per esprimere a gran voce la propria insoddisfazione. L’iniziativa si è svolta in contemporanea con la discussione in Parlamento sulle misure di controllo dei prezzi.

La protesta dei consumatori intitolata “Cinque minuti di silenzio ammonitore”, è iniziata alle 11,55. Dopo cinque minuti di assordante silenzio, esattamente a mezzogiorno, i presenti hanno iniziato a fischiare per segnalare che il tempo di silenzio era terminato. I cittadini in genere sono stati esortati dalla piattaforma “Pronto ispettore” a fare rumore a mezzogiorno con le sirene delle auto, i fischi dalle finestre di appartamenti e case, per strada, nei luoghi di lavoro oppure ovunque si trovassero.

A Zagabria i manifestanti hanno affisso volantini promozionali con sconti nell’area antistante l’ingresso nella Banca centrale, affermando che non si trattava di sconti reali. Non bisogna dimenticare inoltre che quello di domani sarà un altro “venerdì nero” di boicottaggio totale dei negozi e dei servizi, almeno negli intendimenti degli organizzatori delle proteste contro il caroprezzi. Di pari passo continua anche il boicottaggio a turno delle catene commerciali: in questo momento è Plodine a essere presa di mira.

Parlando della normativa all’esame del Sabor (il Parlamento di Zagabria, ndr), il leader della piattaforma “Pronto ispettore”, Josip Kelemen, ha sottolineato che i consumatori vogliono sapere se la nuova legge si applica solo ai negozi o anche ai servizi. Kelemen ha anche reagito alla tesi di Budimir dell’Associazione dei datori di lavoro secondo la quale i prezzi non possono essere gli stessi in tutte le parti del Paese. Ha citato un esempio dall’Italia, dove piccoli negozi e attività di ristorazione nelle zone rurali e turistiche, a rischio di spopolamento e chiusura, erano stati salvati grazie ai sussidi statali. L’Italia – ha affermato – sta attivamente incoraggiando il ritorno della popolazione e il mantenimento di questi negozi al di fuori della stagione principale, quando il loro fatturato è significativamente più basso. Lo Stato sovvenzionava il loro lavoro, restituiva i fondi necessari alle attività dei ristoratori e consentiva così la sopravvivenza di queste comunità. Perché la Croazia non applica questo modello? Perché non impariamo dall’esperienza italiana?

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