Cresce il malcontento tra i consumatori croati, stretti tra rincari che toccano ormai quasi ogni voce del bilancio familiare. Dalle bollette dei servizi essenziali fino al carrello della spesa, passando per le assicurazioni sanitarie integrative, negli ultimi mesi le segnalazioni si sono moltiplicate, fotografando una pressione economica sempre più difficile da sostenere.
Il fenomeno emerge con chiarezza dalle attività dell’Associazione croata per a tutela dei consumatori, che registra un aumento significativo dei reclami. A pesare di più sono soprattutto gli aumenti delle tariffe comunali, in particolare acqua e raccolta dei rifiuti, due servizi dai quali i cittadini non possono sottrarsi.
Servizi essenziali, prezzi inevitabili
“Su queste voci i consumatori non hanno alcun margine di scelta”, ha spiegato la presidente dell’Associazione, Ana Knežević. Le decisioni sui rincari vengono infatti prese dai fornitori dei servizi con l’approvazione delle autorità locali, lasciando ai cittadini un’unica possibilità: pagare.
Una dinamica che alimenta frustrazione, soprattutto perché si tratta di spese incomprimibili. A differenza di altri beni, qui non esiste alternativa né possibilità di rinuncia, e ogni aumento si traduce immediatamente in una riduzione del potere d’acquisto.
Il carrello della spesa sempre più caro
Non va meglio sul fronte alimentare. Anche in questo caso le proteste sono frequenti, ma con margini d’intervento ancora più limitati. Al di fuori di una lista di circa cento prodotti calmierati dal governo, i prezzi sono infatti lasciati alla libera determinazione dei commercianti.
Il risultato è un incremento costante del costo della vita quotidiana. Secondo le rilevazioni del portale Koliko.hr, la cosiddetta “cesta base” di beni alimentari e per l’igiene – 51 prodotti essenziali per una famiglia di quattro persone – ha raggiunto a marzo i 489,53 euro. La versione più ampia, che riflette abitudini di consumo più realistiche con 77 articoli, si attesta a 736,88 euro.
Rispetto all’autunno scorso, gli aumenti appaiono contenuti in valore assoluto, ma costanti: un segnale che conferma una tendenza al rialzo ormai strutturale. E se i numeri non sembrano esplosivi mese su mese, il confronto con pochi anni fa racconta una realtà ben diversa: beni di uso quotidiano hanno subito rincari anche multipli.
Il nodo dell’assicurazione sanitaria
A generare un’ondata di proteste è stato anche l’aumento del costo dell’assicurazione sanitaria integrativa gestita dall’Ente croato per l’assicurazione sanitaria. Il nuovo prezzo mensile di 15 euro ha colpito in particolare chi aveva già pagato l’intero importo annuale in anticipo, trovandosi successivamente a dover coprire la differenza.
Una richiesta che le associazioni dei consumatori giudicano inaccettabile. Il caso è stato portato all’attenzione del Sabor, con la richiesta di annullare gli addebiti aggiuntivi per le polizze già saldate e di consentire la rescissione dei contratti senza penali per chi non ha ricevuto comunicazioni ufficiali.
Inflazione e struttura economica
Dietro questa ondata di rincari si intrecciano fattori diversi. Da un lato, l’aumento dei costi per le imprese: salari, energia, affitti, materie prime e trasporti. Dall’altro, questioni strutturali dell’economia croata.
L’associazione Glas poduzetnika (La Voce degli imprenditori) sottolinea come il costo del lavoro stia crescendo anche per effetto della carenza di manodopera, legata all’emigrazione. Una dinamica che spinge verso l’alto gli stipendi, ma che finisce inevitabilmente per riflettersi sui prezzi finali.
A ciò si aggiungono una forte dipendenza dalle importazioni, soprattutto nel settore alimentare, e un’economia in parte trainata dal turismo, dove i prezzi tendono ad allinearsi al potere d’acquisto dei visitatori stranieri, spesso superiore a quello dei residenti.
Consumi in crescita, ma non per tutti
Nonostante il quadro, i consumi continuano a crescere da oltre quaranta mesi consecutivi. Ma si tratta di una crescita diseguale: a spendere sono soprattutto le fasce con maggiore disponibilità economica, mentre pensionati e lavoratori con redditi più bassi faticano a coprire anche le spese essenziali.
È qui che emerge la frattura più evidente. Da una parte un’economia che continua a muoversi, dall’altra una parte consistente della popolazione che si limita al minimo indispensabile.
Le possibili risposte
Tra le proposte avanzate, c’è quella di rafforzare il ruolo dell’autorità garante della concorrenza, sul modello di quanto fatto nei Paesi Bassi, per analizzare le ragioni delle differenze di prezzo rispetto ai Paesi vicini.
Ma la questione resta complessa. Ridurre l’inflazione richiede interventi su più fronti: aumento della produzione interna, riduzione dei costi amministrativi, maggiore efficienza dello Stato.
Nel frattempo, per i consumatori la realtà quotidiana resta quella di un equilibrio sempre più fragile, in cui ogni aumento, anche minimo, pesa più del precedente.
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