Caro spesa in Croazia: scontro sui prezzi bloccati

I consumatori accusano: "Le lobby dei commercianti diffondono il panico"

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Caro spesa in Croazia: scontro sui prezzi bloccati
Foto: Srecko Niketic/PIXSELL

Sale la tensione tra i giganti della grande distribuzione e le associazioni a tutela dei cittadini. La piattaforma dei consumatori “Pronto, ispettore” (Halo, inspektore) ha condannato duramente la recente richiesta dell’Associazione dei Datori di Lavoro Croati (HUP) di abolire il tetto ai prezzi per 100 prodotti di prima necessità. Secondo l’organizzazione, il pressing delle imprese sarebbe un tentativo di manipolazione basato su “scenari inventati” di scaffali vuoti e minacce di tagli al personale.

“Metodi collaudati per seminare il panico”

“Le lobby commerciali stanno usando ancora una volta la vecchia tattica del terrore per abbattere misure che, dopo lo storico boicottaggio dei consumatori dello scorso anno, hanno finalmente portato una parvenza di stabilità nei negozi”, hanno dichiarato domenica i rappresentanti di “Pronto, ispettore”.

La piattaforma ha lanciato un appello formale al Governo affinché non ceda alle pressioni. “Chiediamo che il blocco dei prezzi resti in vigore finché i dati sul campo dimostreranno che i commercianti sfruttano ogni minima occasione per applicare rincari ‘nascosti’ sui prodotti non inclusi nel paniere protetto”.

Nessuna carenza, solo profitti

In risposta alle tesi dei datori di lavoro, i difensori dei consumatori hanno ricordato come anche l’anno scorso l’HUP avesse previsto penurie alimentari a causa dei prezzi calmierati. “Le previsioni erano errate: oggi gli scaffali sono pieni e le catene di approvvigionamento sono stabili”, sottolineano da “Pronto, ispettore”.

L’annuncio di un possibile “balzo improvviso dei prezzi” in caso di stop alle misure viene letto non come una necessità di mercato, ma come un’ammissione di intenti. Con i costi dell’energia e delle materie prime attualmente stabili, qualsiasi aumento repentino sarebbe – secondo la piattaforma – il risultato di un aumento concordato dei margini di profitto e non di dinamiche economiche reali.

L’ombra della “Greedflation”

I report finanziari delle principali catene di supermercati sembrano smentire lo stato di crisi evocato dalle lobby: molte aziende continuano a vantare ribassi su migliaia di articoli, dichiarando al contempo profitti consistenti.

L’associazione punta il dito contro la cosiddetta “greedflation” (l’inflazione da avidità), un fenomeno in cui i profitti aziendali crescono più velocemente dei costi di produzione, erodendo il potere d’acquisto delle famiglie. Una tesi, sottolineano i consumatori, supportata anche dalle analisi del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e della Banca Centrale Europea (BCE), che hanno individuato nell’eccesso di profitto aziendale una delle cause principali dell’inflazione nell’Eurozona, Croazia inclusa.

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