Carla Konta, liberale e conservatrice

La connazionale è capolista del Movimento patriottico nell'ottava circoscrizione

Carla Konta

La connazionale Carla Konta è la capolista del Movimento patriottico di Miroslav Škoro nell’ottava circoscrizione elettorale che comprende l’Istria e la parte occidentale della Regione litoraneo-montana. I sondaggi accreditano il Movimento di Škoro come la terza forza a livello nazionale in questo momento dopo la coalizione Restart e l’HDZ. Una ragione in più per intervistare Carla Konta.
Perché si è candidata nelle file del Movimento patriottico nell’ottava circoscrizione?
Per vocazione sono una liberal conservatrice. Ciò significa che credo nel libero mercato e nell’iniziativa individuale, mentre aderisco ai valori conservatori in ambito etico-sociale. L’attenzione per le fasce disagiate non esclude la necessità di lasciare libertà all’imprenditoria. Il Movimento patriottico è stata una scelta naturale. La mia appartenenza politica è quella del centrodestra.
Come mai non ha pensato alla candidatura nella dodicesima circoscrizione?
L’invito di Miroslav Škoro di candidarmi è arrivato poco più di un mese fa. Il progetto ha subito destato il mio interesse e ho ponderato bene la mia decisione. Guardando a ritroso, so di aver fatto la scelta giusta.
Qual è la sua posizione, a prescindere dalla sua candidatura, riguardo alla dodicesima circoscrizione ovvero all’elezione diretta dei deputati delle minoranze. Ha da continuare a esistere tale circoscrizione?
Tale circoscrizione ha ben ragione di esistere visto che permette alle minoranze nazionali di far sentire la propria voce. Ha bisogno di essere riformata? Credo di sì, soprattutto in vista dell’unica candidatura proposta. Desta preoccupazione il fatto che l’unico candidato possa essere eletto anche con un unico voto. Come? Bisogna riflettere e discutere tenendo in considerazione l’importanza del seggio stesso.
Se eletta al Sabor, quale tipo di dialogo pensa di avere con i deputati eletti nella dodicesima circoscrizione?
Sono sempre stata una persona capace di dialogare con tutti. È nella mia indole. Sicuramente con l’on. Radin (visto che verrà eletto per antonomasia) ci sarà un dialogo aperto, sempre negli interessi della minoranza che ho a cuore.
Qual è il suo atteggiamento nei confronti delle scuole delle minoranze, alla luce anche del programma del Movimento e del fatto che lei è insegnante in queste scuole?
Si riferisce alle diverse versioni del programma esecutivo del Movimento di cui hanno riferito alcuni media? Ammetto che c’è stato un momento di disguido sulle scuole della minoranza serba, di cui non conosco le problematiche, ma che il gruppo di lavoro sul programma aveva tirato in ballo. La confusione che è emersa ha in realtà chiarito la ferma posizione del Movimento sull’importanza delle scuole minoritarie; in tal senso, il programma esplicita molto chiaramente il supporto e la tutela di tutte istituzioni – quelle prescolastiche, elementari, medie superiori e istituti culturali – come un elemento risoluto su cui non ci piove. Per noi connazionali è un segnale importante – le nostre istituzioni sono una ricchezza da tutelare.
Un suo commento sul manifesto di Furio Radin imbrattato anche con la svastica nella zona di Kukuljanovo…
Abominevole e meschino. Tali atti vandalici andrebbero puniti severamente. È per noi tutti un monito e un segno – continuare a educare le giovani generazioni sui mali atroci dei totalitarismi del XX secolo. Mi sembra non ne parliamo mai abbastanza.
Quali infine sono i punti programmatici che le stanno più a cuore?
Una delle ragioni della mia candidatura è la possibilità di essere una voce in più della nostra comunità a livello nazionale. Dare voce a chi è rimasto nell’ombra dell’On. Radin per più di due decenni. Far apprezzare la nostra ricchezza, il nostro contributo alla società e all’economia croata. Nelle recenti interviste rilasciate ho ricordato la nostra storia travagliata, il dramma dell’esodo, il dolore dei rimasti, le ferite mai ricucite. Temi che, oltre alla nostra nicchia si sentono di rado, se non quasi mai a livello nazionale. Ribadisco – in soli quindici giorni. Mi batterò affinché la nostra bandiera fiumana possa avere il beneplacito amministrativo nazionale che ancora si attende, per il bilinguismo definito dal trattato Dini-Granić del 1996, per l’asilo italiano di Fiume. Mi dirà, forse, che questi punti non rientrano nelle mie prerogative qualora diventassi deputata al Sabor. Io, invece, so che oltre a essere deputata del MP sarò anche la voce della minoranza. Chi ama ciò che è suo farà di tutto per tutelarlo.

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