Capak in tv: «Nessuna preoccupazione, ma restiamo vigili»

Krunoslav Capak, direttore dell'Istituto nazionale per la salute pubblica. Foto Damir Sencar/HINA/POOL/PIXSELL

Il numero dei nuovi contagi “non è preoccupante, ma ci costringe a stare attenti”, ha dichiarato Krunoslav Capak, direttore dell’Istituto croato per la salute pubblica, ospite del “tema del giorno” durante il Tg in prime time del primo canale della TV nazionale.
“Ci aspettavamo che il numero di contagi aumentasse con l’apertura completa di tutte le attività economiche, il ritorno dei bambini a scuola, la riapertura dei confini e la ripresa del turismo”, ha detto Capak. “Non ci aspettavamo però che i contagi aumentassero con questa intensità, ma abbiamo avuto la sfortuna di tre focolai che hanno contribuito a far precipitare la situazione. Il focolaio di Đakovo è stato importato: le suore erano in Kosovo e hanno portato l’infezione da coronavirus in un sistema completamente chiuso, dove però circolano molte persone, socializzano tra loro e così il virus ha potuto diffondersi”, ha aggiunto.
“Non direi che gli altri focolai come Požega o Zagabria rappresentino una situazione fuori controllo per il motivo che di solito scopriamo la fonte del contagio. All’inizio non sappiamo come una persona sia stata infettata, ma in seguito a conversazioni con persone che ricordano dove si trovavano e dove potevano essere infettate riusciamo a ricostruire il percorso del virus e, quindi, la rete si chiude e scopriamo come è successo”, ha detto Capak.
La quarantena è insostenibile 
Alla domanda se il numero dei tamponi effettuati sia sufficiente Capak ha risposto: “Penso che la nostra strategia legata ai test sia molto buona”. Poi ha aggiunto che nell’ondata iniziale dell’epidemia “abbiamo avuto un 10% di positività del totale testato”. Qual è la strada giusta da percorrere?, gli è stato chiesto. “La quarantena è ottima per prevenire la diffusione dell’infezione da coronavirus, ma non è sostenibile. Non possiamo funzionare a lungo in quarantena perché le attività economiche si fermano, le persone sono sotto pressione psicologica, le normali attività umane non possono essere svolte, non possono svolgersi incontri di lavoro…”, ha affermato Capak, aggiungendo: “Come ho detto, siamo rimasti sorpresi da quest’intensità, ma pensiamo di tenere ancora le cose sotto controllo”.
I locali notturni potrebbero essere chiusi 
L’introduzione di misure più rigorose è dietro l’angolo? “Ora abbiamo introdotto mascherine obbligatorie nel trasporto pubblico. Si sta prendendo in considerazione la possibilità di introdurle in alcune altre strutture in cui si riuniscono più persone”, ha sottolineato il direttore dell’Istituto nazionale per la salute pubblica. In quanto a focolai come i locali notturn,i Capak risponde che “si sta valutando la possibilità di chiudere i club. Per ora, abbiamo preso la decisione di controllare la loro attivtà e il rispetto delle misure”, ha concluso Capak”.

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