Campeggi in Croazia. Un’estate difficile

Gli ospiti più numerosi ora sono i tedeschi, i polacchi e i cechi. La maggior parte delle strutture ricettive sta però pensano di chiudere già prima di ottobre. I costi rischiano di superare i ricavi

Foto: Dusko Marusic/PIXSELL

Le piogge che hanno caratterizzato l’ultima settimana d’agosto sono state un segnale che la stagione turistica è ormai agli sgoccioli. Ma non è stato soltanto l’arrivo del maltempo a spingere i vacanzieri alla fuga: l’aumento del numero di contagi, che impone nuove restrizioni ha lasciato pure il segno. Sta di fatto che in questo momento si possono tirare le prime somme su come è andata la stagione turistica. Almeno per quanto riguarda i campeggi non si può dire altro se non che sia stata disastrosa. Specie considerando il fatto che in quanto a distanziamento sociale proprio queste strutture ricettive sembravano le più appetibili, quelle in grado di offrire la maggiore percezione di sicurezza, vista la possibilità di trascorrere più tempo all’aria aperta.
Fino alla fine di agosto i campeggi di tutta la Croazia hanno fatto registrare 7,7 milioni di pernottamenti, ossia circa il 51 per cento del risultato conseguito l’anno scorso. Considerando l’evolversi della situazione, è altamente improbabile che si riesca a rimediare a questo drastico calo nelle prossime settimane, tanto che molte strutture stanno ormai pianificando di chiudere anticipatamente la stagione, perché i ricavi rischiano di non coprire nemmeno i costi di gestione.
Ciononostante, c’è anche chi è ottimista. “Considerando tutte le circostanze possiamo dire che la stagione dei campeggi è stata migliore rispetto alle previsioni iniziali, stando alle quali si temeva che sarebbe stato registrato soltanto il 30 per cento dei pernottamenti dell’anno scorso, mentre ora siamo fermi a un solido 51 per cento dei risultati ottenuti nel 2019. Questa percentuale è stato raggiunto nonostante il fatto che soltanto pochi campeggi fossero aperti all’inizio della stagione, mentre la maggioranza è stata riattivata fra il 15 giugno e il 15 luglio, quando la stagione era già partita dopo la riapertura dei confini”, ha dichiarato Adriano Palman, direttore dell’Associazione dei campeggi croati (KUH).
In questo momento gli ospiti più assidui nei campeggi sono i turisti tedeschi, polacchi e cechi, ma secondo Palman è assolutamente impossibile prevedere se questi ospiti continueranno a frequentare gli impianti anche nel prossimo periodo oppure se la situazione cambierà, anche perché questo, molto probabilmente, dipenderà dalle disposizioni emanate dai vari Stati in merito all’apertura dei confini. Praticamente anche il settore dei campeggi è ostaggio dell’evolversi della situazione epidemiologica e di come i vari Paesi europei valutano le condizioni di sicurezza in Croazia dall’ottica dei rischi di contagio.
“Non possiamo che essere costernati per l’evolversi della situazione, anche perché fino a poco tempo fa le previsioni riguardo agli ospiti di settembre erano soddisfacenti. Prima delle nuove restrizioni e dell’aumento del numero di contagi avevamo una certa dose di ottimismo per quanto concerne il prosieguo della stagione. Alcuni avevano pianificato di restare aperti fino alla fine di ottobre, ma ora la stragrande maggioranza delle strutture ricettive rivedrà i propri piani e accorcerà i termini di apertura”, ha affermato Palman.
Alcuni campeggi, però, hanno deciso che rimarranno aperti comunque, tutto l’anno. La loro idea è stata subito appoggiata dal KUH, che ha sottolineato come tutto il settore farà quadrato, affinché gli ospiti in arrivo possano sentirsi sicuri e trascorrere le loro vacanze in un clima di tranquillità.
La situazione nei campeggi è particolarmente interessante se rapportata ai casi di contagio da coronavirus per quanto riguarda la distribuzione territoriale. Infatti la stragrande maggioranza delle strutture – e di conseguenza anche i turisti che le visitano – è ben lontana dai focolai di infezione che sono stati individuati in Croazia. L’82 per cento del totale dei pernottamenti nei campeggi, infatti, è stato registrato finora nella Regione istriana, in quella litoraneo-montana e nella Regione di Zara, tre aree in cui non vi sono particolari picchi di contagio. Anzi nell’Alto Adriatico la situazione è ottima.
In modo particolare, al primo posto in quanto pernottamenti fino alla fine di agosto c’era l’Istria, che con il 46 per cento di presenze rispetto a quelle realizzate l’anno scorso ha concluso questa parte di stagione turistica con 3,7 milioni di giornate vacanza, ossia poco meno della metà del numero totale segnalato in tutta la Croazia. Nonostante questo elevato numero di turisti nei campeggi, per tutto il periodo estivo caratterizzato comunque dalla pandemia l’Istria è rimasta una delle Regioni più sicure in termini di rischio di contagio.
Un altro fatto curioso è relativo alla non linearità del calo del numero di turisti, come rilevato dallo stesso Palman. “Quest’anno sono stati molto ricercati i campeggi più piccoli, quelli a conduzione familiare, spesso legati alla produzione di frutta, verdura o altri prodotti della natura. In questi centri si è registrato il 90 per cento delle presenze rispetto all’anno scorso. Purtroppo essi hanno pochi posti a disposizione e rappresentano soltanto il 3 e il 4 per cento del potenziale ricettivo in Croazia”, ha dichiarato Palman.
Per quanto riguarda i Paesi di provenienza dei villeggianti, il maggior numero di disdette è arrivato dai cittadini di Italia e Olanda. Invece i vacanzieri provenienti dalla Germania, dalla Slovenia e dall’Austria, ossia gli ospiti abitualmente più numerosi, sono stati anche quest’anno abbastanza numerosi e hanno rappresentato il 71 per cento degli ospiti stranieri.
Rimane invece un’incognita la questione incassi, che secondo Palman non è stata del 51 per cento rispetto all’anno scorso, come i pernottamenti, bensì inferiore. “Tutti i gestori hanno avuto spese maggiorate, perché rispettare le norme epidemiologiche è stato un imperativo per tutti e nessuno ha lesinato su questa voce di spesa, ritenuta fondamentale. Ciononostante non si può negare il fatto che lavorare in questo modo ha fatto aumentare i costi. Ecco perché ora si attende un nuovo pacchetto di misure, in quanto considerando l’arrivo dell’autunno e dell’inverno per i campeggi sarà particolarmente arduo far quadrare i conti”, ha concluso Palman.

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