Calcio. Rijeka sprecone e VAR, il Gorica resta una chimera (0-0)

Foto: Pixsell

Quando meno te l’aspetti un ribaltamento di fronte porta Čolak al decimo gol stagionale, silent-check di Jović che poi verifica il VAR, gol non concesso per fallo di mano e giallo all’autore della rete, salterà l’Osijek.
Dopo 5 sconfitte in 6 partite il Rijeka inverte la tendenza col Gorica, ma lo 0-0 sfata la brutta tradizione, ma il pari sta stretto ai fiumani specie dopo un primo tempo quasi perfetto.
Il Gorica era la bestia nera del Rijeka, in 6 partite giocate fino a oggi per 5 volte si è preso lo scalpo dei fiumani.
L’inizio partita è dinamico con i fiumani aggressivi e mobili ad aggredire la manovra del Gorica pronti a ripartire una volta riconquistato il pallone. Il primo a tentare la fortuna è Raspopović, ma il suo tiro finisce fuori, poi la punta di casa Ndiaye sbaglia un gol fatto. Lo imita Čolak che al 22′ su cross di Štefulj manda il pallone sul palo. Il Rijeka si mantiene pericoloso e sfiora la rete in altri due frangenti con Halilović e soprattutto con Lončar che arrivato a tu per tu si fa ipnotizzare dal portiere di casa, peccato. Le squadre vanno al riposo sullo 0-0, ma ai punti il Rijeka è stato superiore.
Alla ripresa delle ostilità brividi per il Rijeka dopo una punizione di Lovrić, la palla sbatte sul palo. La ripresa non è all’altezza del primo tempo, specie il ritmo del Rijeka col passare del tempo cala di intensità. Rožman prova a cambiare inserendo Gorgon al posto di Halilović, ma poi è costretto a mandare in campo anche Braut invece dell’infortunato Raspopović. La partita si trascina stancamente verso la fine tra falli e interruzioni varie. Rispetto al primo tempo il Rijeka sembra essere un altro.
Nel 22.esimo turno di Prima Lega in cui le prime tre in classifica hanno tutte giocato in trasferta più dei risultati fa notizia il numero di espulsioni, una nell’Hajduk, addirittura 3 nella Dinamo sconfitta di misura a Osijek (Dilaver e Stojanović più l’allenatore Bjelica). Tuttavia i “modri” restano incontrastati al comando della graduatoria, la bagarre è dietro.

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