Scontro istituzionale in Croazia sull’acquisto dei caccia Rafale francesi. Le dichiarazioni del presidente Zoran Milanović, secondo cui Zagabria non avrebbe tutelato i propri interessi nazionali accettando che gli stessi aerei fossero venduti anche alla Serbia, hanno provocato una dura replica del primo ministro Andrej Plenković.
Plenković: «Accuse tardive e prive di senso»
Il premier ha definito la tesi del capo dello Stato “tardiva, irrealistica e in linea di principio senza senso”, sostenendo che non abbia alcun impatto concreto se non quello di «”ntorbidire le acque nel dibattito politico e mediatico croato”. Plenković ha inoltre sottolineato che i Rafale in dotazione alla Croazia sono più equipaggiati rispetto a quelli acquistati da Belgrado.
Secondo il primo ministro, non esiste alcun progetto condotto “sulle spalle della Croazia” per avvicinare la Serbia all’Occidente. “I Paesi che producono tecnologie militari così sofisticate vendono le proprie armi a numerosi Stati che tra loro hanno relazioni diverse. Non c’è nulla di insolito in questo“, ha spiegato, aggiungendo che gli acquirenti non possono imporre al produttore a chi altro vendere lo stesso armamento.
La polemica sulla responsabilità politica
Plenković ha poi accusato Milanović di essersi chiamato fuori dal processo decisionale negli anni passati. A suo dire, il presidente avrebbe “completamente evitato” di esprimersi quando il governo gli aveva inviato la documentazione sulla scelta dei nuovi caccia multiruolo. “Ha perso l’occasione di intervenire sulla più importante acquisizione per il rafforzamento dell’aeronautica militare croata”, ha dichiarato il premier al termine della riunione di governo.
La posizione del presidente
Milanović, dal canto suo, aveva attaccato l’esecutivo sostenendo che non siano stati posti limiti o condizioni alla Francia per impedire la vendita degli stessi, o addirittura di modelli più avanzati, a Paesi vicini fuori dalla Nato. Nelle sue parole, la Croazia sarebbe stata utilizzata come strumento in un più ampio disegno geopolitico volto a riavvicinare Belgrado all’Occidente.
Il presidente ha invitato il governo, per il futuro, a seguire l’esempio di altri Stati e a inserire clausole di tutela degli interessi nazionali nelle grandi commesse militari.
L’invito al dialogo
Alla critica, Plenković ha risposto con un invito diretto a cambiare metodo. “Invece di comunicare unilateralmente tramite comunicati, sarebbe meglio sedersi a un tavolo e discutere”, ha affermato, lasciando intendere che lo scontro pubblico rischia di indebolire la posizione del Paese più che rafforzarla.
La vicenda evidenzia ancora una volta le profonde tensioni tra le due massime cariche dello Stato croato, divise non solo sulla politica estera e di difesa, ma anche sul modo di gestire il confronto istituzionale.
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