Buie. Al via la ricostruzione dell’antico oleificio

Iniziati i lavori al frantoio, sotto tutela dal 2005

Una veduta aerea sul frantoio

Sono iniziati i lavori di ricostruzione dell’antico oleificio di Buie, situato a San Giacomo e messo in funzione più di un secolo fa per la lavorazione delle olive: uno spazio a più piani, classificato come bene culturale, che verrà adibito a “Museo dell’olivicoltura” con ricchi contenuti multimediali.
Un bene culturale e storico importante, posto nel 2005 sotto la tutela della Soprintendenza ai beni culturali in quanto unico esempio di un oleificio antico con un processo tecnologico completo esistente in Istria, in Croazia e addirittura nell’Unione europea. Inoltre, il vecchio frantoio è una rarità storica per il suo stato di conservazione e per il processo tecnologico che ricopre. L’oleificio era stato inaugurato nel 1914 e, per lungo tempo, fino al 1986, ha rappresentato la forza motrice dello sviluppo olivicolo in tutto il territorio circostante, fungendo anche come punto di riferimento e di socializzazione importante per i contadini buiesi nei lunghi mesi invernali, per i bambini della contrada si San Giacomo come pure per gli abitanti in cerca di prodotti genuini. Tipico era il profumo che si sentiva passando per via Garibaldi. La sua chiusura, dovuta all’inaugurazione del nuovo impianto di Verteneglio, ha significato un definitivo distacco dai tradizionali valori agricoli buiesi.

Come rilevato dal sindaco Vižintin, la ristrutturazione verrà svolta in più fasi, incominciando quest’anno dal tetto, per poi proseguire nei prossimi anni con il primo piano e via dicendo, in base ai finanziamenti che la Città di Buie riuscirà ad attingere dai fondi europei attraverso le candidature dei progetti. Numerosi sono già i commenti di apprezzamento dei cittadini per questa iniziativa, che ha scaturito anche molta curiosità in quanto c’è chi si chiede se verrà fatto un museo oppure se verrà adibito a spazio polifunzionale per gli olivicoltori, ma anche chi semplicemente ricorda la gioventù quando, da bambino, faceva la fila per il “palpame”, scarto delle olive, per usarlo nelle stufe per riscaldare la casa.

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