Božinović: Il primo marzo non ci sarà un “apri tutto”

Davor Božinović, vicepresidente del governo, ministro degli Interni e responsabile della Task force della Protezione civile nazionale. Foto: Pixsell

Una cosa è certa: il primo marzo non ci sarà un “apri tutto”. Lo ha annunciato il ministro degli Affari interni e responsabile della Task force della Protezione civile nazionale Davor Božinović nel corso dell’odierna conferenza stampa dall’Unità di crisi per la lotta al Covid-19. Il primo marzo, come si sa, ci dovrebbe essere un allentamento delle restrizioni attualmente in vigore, situazione epidemiologica permettendo. Lo attendono con impazienza i gestori di vari esercizi pubblici ma anche i cittadini. Si vocifera di una possibile apertura delle terrazze di bar e ristoranti mentre gli spazi chiusi di questi locali potrebbero tornare ad accogliere gli avventori agli inizi di aprile. Inutile sottolineare come ci sia tanta voglia di tornare alla normalità ma vista la presenza del nemico invisibile (il coronavirus è stato definito così dal ministro della Sanità Vili Beroš) bisogna procedere con i piedi di piombo. “Tra uno o due giorni ci sarà l’incontro chiave nella sede del governo per analizzare la situazione e prendere delle decisioni su come procedere. Tutto, ovviamente, dipenderà dal quadro epidemiologico che attualmente è buono nonostante un lievo aumento del numero di nuovi infetti. Parleremo con i ministri sul da farsi. Il nostro scopo è di normalizzare quanto più possibile la vita quotidiana e di far riavviare le attività economiche costrette fin qui a stare ferme”, ha spiegato Božinović. Il ministro degli Interni si è soffermato pure sulla possibilità di sottoporre i turisti al test antiCovid negli aeroporti prima del rientro a casa. “Questo argomento era stato preso in esame già l’anno scorso. Si tratta di rendere possibile ai turisti in procinto di rientrare nel Paese di provenienza di compiere i test PCR in Croazia e di poter poi varcare i confini senza alcun intoppo. Noi tenteremo di metterlo in pratica, abbiamo tempo a sufficienza per organizzare il tutto. Non so se si potrebbe farlo negli aeroporti, vedremo. Va detto comunque che finora nessun Paese Ue prende in considerazione i test antigenici rapidi (ovviamente negativi) per poter varcare i confini”, ha aggiunto il ministro.
Dicevamo prima del ritorno alla normalità. Ed il vaccino è il modo più rapido per tornarci. Finora in Croazia sono arrivate oltre 210mila dosi mentre entro marzo dovremmo averne più di 700mila. “Le case farmaceutiche ci informano continuamente sui ritardi nella consegna dei sieri antiCovid o sulla riduzione delle quantità. Ora però ci è stato promesso che il mese prossimo non ci dovrebbero essere intoppi in tal senso. La Croazia ha ordinato oltre 6 milioni di dosi e si spera di poter vaccinare il 50 per cento della popolazione prima dell’inizio della stagione turistica”, ha dichiarato Krunoslav Capak, direttore dell’Istituto nazionale per la salute pubblica.
Per quanto concerne, invece, il leggero aumento del numero di nuovi infetti, va detto che tra domenica e ieri sono stati confermati 72 nuovi casi di coronavirus (a fronte di 2.242 tamponi eseguiti), ossia il 2 per cento in più nei confronti della settimana prima. Raddoppiato purtroppo il numero dei decessi rispetto alle precedenti 24 ore. Infatti tra domenica e ieri 20 persone sono decedute a causa di complicazioni dovute al Covid mentre tra sabato e domenica i morti sono stati 9.

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