Boras Mandić: «Da Regione modello, a Regione caso»

Pesanti bordate dell'ex capo della Task force della Regione litoraneo-montana per la lotta alla pandemia

Marko Boras Mandić, presidente dell’Unione del Quarnero ed ex capo della task force della Regione litoraneo-montana. Foto Goran Žiković

In primavera siamo stati un esempio, mentre ora siamo diventati un caso”, è la considerazione di Marko Boras Mandić, presidente dell’Unione del Quarnero, che ha convocato ieri una conferenza stampa dinanzi a Radio Fiume in Corso, per trattare l’attuale quadro epidemiologico nella Regione Litoraneo-montana. La constatazione, comunque, va letta tenendo conto del fatto che Boras Mandić, vicepresidente della Regione, ha guidato fino a poco tempo fa la Task force a livello regionale, per poi venire destituito dal suo superiore Zlatko Komadina. Rimane, comunque, alla funzione di vicepresidente della Regione, nonostante abbia perso la fiducia di Komadina. Una settimana fa l’Assemblea regionale era stata sospesa per mancanza di quorum dopo l’uscita dall’aula dell’opposizione, ma anche dei consiglieri dell’Unione del Quarnero che fanno parte della maggioranza. Oggi riprendono i lavori dell’Assemblea in cui si dovrebbe approvare il Bilancio per il 2021.

Prima e dopo

All’incontro di mercoledì 2 dicembre, Boras Mandić ha ribadito quanto detto in precedenza in riferimento alla situazione epidemica prima e adesso. L’incidenza del Covid-19, come ha asserito, è aumentata notevolmente in quanto le autorità, a detta sua, non si sarebbero fatte trovare pronte per la seconda ondata, che di conseguenza sarebbe stata gestita male. “Eravamo una delle regioni in Europa con il minor numero di contagi e oggi siamo in cima”, ha concluso Boras Mandić riferendosi al quadro generale in Croazia.
La conseguenza di ciò è il lockdown, seppur parziale, ma che condiziona, riduce o sopprime diverse attività. Per questo motivo accanto al presidente del partito politico locale si è unito ieri Vedran Jakominić, membro dell’esecutivo dell’associazione “Glas poduzetnika”, ristoratore, portavoce del malcontento dei piccoli imprenditori. Al suo fianco anche Nedo Pinezić, membro dell’Unione e operatore turistico.

«Decisioni sbagliate»

“Si continuano a prendere delle decisioni sbagliate – ha asserito Jakominić –, e oggi non capisco come vi siano i mezzi per la gratifica natalizia e per gli aumenti degli stipendi nel settore pubblico in cui, va detto, il personale è comunque sottopagato. In questa situazione di crisi dobbiamo pensare anche al domani e a come mettere l’economia nelle condizioni di poter ripartire. Per ora siamo delusi dai colloqui avuti con il Governo, che non ha preso in considerazione tuttele categorie penalizzate, dagli autotrasportatori nel turismo, le agenzie turistiche, le guide turistiche, ai saloni di bellezza, parrucchieri e altri, che hanno subito cali del giro d’affari del 60, 70, 80 per cento. Dal nostro punto di vista sarebbe più giusto che tutti ricevano qualcosa, poco, ma in modo equo. Oggi un’impresa chiusa riceverà in media 10.000 kune mensili. Non è vero che i ristoratori, e io sono uno di questi, chiedono qualcosa in più. Ringrazio i media che trasmettono i nostri messaggi e spero che in futuro si possa lavorare al fianco dell’amministrazione pubblica e non, senza conflitti”.

«Si è reagito in ritardo»

Nedo Pinezić ha parlato del turismo, un settore che, bene o male, se l’è cavata discretamente la scorsa estate nonostante tutte le limitazioni, ma pur sempre con profitti inferiori rispetto alle annate che hanno preceduto la pandemia. Oltre ai mesi estivi, c’è anche quello di dicembre di cui vive il turismo. Proprio in questo mese, però, il fatturato del settore rischia di venire praticamente azzerato. “Le autorità hanno gestito male questa crisi, in particolare il turismo che ha saputo funzionare durante la più grande crisi dopo quella avuta durante la Guerra patriottica. Gli aiuti dell’Unione europea pari a 22 miliardi di euro sono l’equivalente di due buone stagioni turistiche in Croazia. In primavera la crisi sanitaria è stata gestita in modo da creare i presupposti per una stagione discreta, ma nel mezzo di essa ci si è rilassati troppo senza pensare al futuro, perdendo così un mese di attività che, oggettivamente, avremmo potuto avere in dicembre, il che significa 1,5-2 miliardi di euro in meno in quanto a entrate. Nei Paesi ‘saggi’ si è provveduto già a novembre con delle misure che poi avrebbero consentito le attività in dicembre. Noi abbiamo perso delle risorse importanti con cui avremmo potuto sopravvivere fino alle festività successive, quelle di Pasqua. Come far quadrare i conti quando l’alta stagione ti porta il 50 p.c. del fatturato abituale, la bassa stagione il 20 p.c. e dicembre nulla? Le imprese hanno degli impegni finanziari a cui dover adempiere, ma non le entrate. Non si è stati esentati da alcuni oneri fiscali e parafiscali, lasciando alle amministrazioni locali il compito di pensare ai condoni”.

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