Bilinguismo. Si farà il punto della situazione

Una tabella con toponimi in parte bilingui vicino a Dignano

La tutela dei diritti della CNI parte dal bilinguismo. È per questo che la Commissione dell’Assemblea dell’Unione italiana in materia di bilinguismo si è riunita ieri a Torre, con la volontà di fare dei passi avanti concreti nella realizzazione di un progetto che si ritiene determinante per il miglioramento dell’applicazione del bilinguismo e dunque, in ultima analisi, dei diritti fondamentali degli italiani di Croazia e Slovenia.
“Con la presente iniziativa ci si prefigge la finalità di migliorare la reale applicazione delle leggi e degli atti normativi in generale e quelli specifici per territorio ove sia prevista una determinata tutela e diritto all’uso della lingua italiana all’interno delle unità di autogoverno territoriali (regionali) e locali. L’azione ha volontà di avere un duplice effetto, da una parte la verifica istituzionale dell’applicazione della lingua italiana nelle amministrazioni territoriali regionale) e locali e dall’altra parte la successiva comunicazione dei risultati della stessa ai connazionali onde divulgare in modo diretto e tangibile i loro effettivi diritti”, si legge nella descrizione del progetto, denominato formalmente Atto 103.
Nel corso della riunione di ieri, i membri della Commissione, Paolo Demarin, Gaetano Benčić, Krsto Babić e Moreno Vrancich, si sono accordati sulle modalità con le quali si ha intenzione di procedere. Il primo incontro ufficiale avverrà già domani, quando i componenti della Commissione si recheranno a Rovigno per un colloquio con la vicepresidente della Regione istriana in quota CNI, Jessica Acquavita. Da questa collaborazione dovrebbe partire un’analisi approfondita della situazione in quattro Comuni croati e uno sloveno: Visignano, Valle, Visinada, Verteneglio e Pirano, con l’aggiunta di una serie di assessorati della Regione istriana stessa.
”Monitorare l’applicazione del bilinguismo amministrativo nelle autonomie regionali (territoriali) e locali, definire un’analisi dello stato attuale dell’applicazione diretta della normativa in materia dell’uso e della conoscenza della lingua italiana delle autonomie territoriali (regionali) e locali, con particolare riferimento alla verifica della pubblicazione degli atti normativi e amministrativi in lingua italiana, nonché procedere alla preparazione di una successiva elaborazione del risultato della ricerca”, si legge nella descrizione del progetto.
La Commissione ha già analizzato gli Statuti comunali e quello regionale, prendendo in esame tutti i passaggi nei quali viene menzionata la minoranza nazionale italiana. Questa però è soltanto una prima parte dell’analisi che verrà svolta. A partire dalla prossima settimana, infatti, si passerà al lavoro sul campo: si andrà a verificare personalmente l’applicazione di quanto contenuto negli Statuti. Per fare un esempio, si partirà dal verificare la presenza delle tabelle bilingui all’entrata in città, come pure delle tabelle con i nomi di vie e piazze, si verificherà la presenza di impiegati nell’amministrazione pubblica in grado di comunicare perfettamente in lingua italiana, nonché la reperibilità di moduli di vario genere che siano bilingui o interamente in italiano e tanto altro ancora.

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