Bilinguismo: l’UI torna alla carica

La Commissione preposta ha fissato le priorità legate alla tutela dell’uso pubblico dell’italiano

Una tabella multilingue sgrammaticata a Montona, nel cuore dell’Istria

La Commissione per il bilinguismo, nominata dall’Assemblea dell’Unione Italiana si è riunita a Buie lunedì sera, alla presenza del presidente dell’UI, Maurizio Tremul, per discutere su come attivarsi per migliorare l’uso pubblico della lingua italiana nel rispetto dei diritti sanciti alla CNI. I tasti toccati sono stati tanti, dalle tabelle della segnaletica stradale agli odonimi nelle cartine topografiche, dall’uso dell’italiano negli uffici pubblici all’uso dell’italiano nei tribunali di Croazia e Slovenia. Non ultimo, il tema delle messe, che in alcune località dell’Istria non sono celebrate anche in italiano.
Ciò che è emerso con maggior forza, in modo trasversale ai temi toccati, è stata la necessità di agire. “Per prima cosa dobbiamo capire se c’è sintonia e armonizzazione fra il Trattato internazionale sui diritti delle minoranze, sottoscritto dalle Repubbliche di Croazia e Italia nel 1996 e ratificato da entrambi gli Stati, le Leggi costituzionali e il Memorandum d’intesa di Londra. Perché se così non fosse dovremmo agire da un punto di vista giuridico, in tutte le sedi necessarie, fosse anche fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo”, ha affermato Roberto Battelli, presidente della Commissione.
Krsto Babić, membro della Commissione, ha proposto d’ingaggiare uno studio legale per valutare l’armonizzazione delle leggi e nel frattempo di stampare dei volantini o dei manifesti, da distribuire nelle Comunità degli Italiani e in tutte le sedi opportune, per rendere i connazionali più consapevoli dei loro diritti, come pure degli obblighi delle istituzioni, delle Città e dei Comuni. A tale proposito Tremul ha suggerito di rivolgersi a degli esperti di diritto costituzionale, meglio ancora se professori universitari.
Un’altra proposta concreta è arrivata da Gaetano Benčić, membro della Commissione, il quale vorrebbe che l’UI interpelli la Regione istriana chiedendole di assumere dei traduttori che aiutino i Comuni che dispongono di risorse finanziarie limitate a tradurre in italiano tutto il materiale che per legge sono tenuti a produrre in forma bilingue.
Un altro problema, poi, è quello delle messe in italiano. “Il nuovo parroco di Torre non sa parlare la nostra lingua e dunque i fedeli sono privati delle messe in lingua italiana”, ha spiegato Benčić. Su questo tema si è soffermato pure Paolo Demarin, membro della Commissione, nonché presidente dell’Assemblea UI, il quale ha confermato che lo stesso problema è presente anche a Sissano e, presumibilmente, anche in altre località. “La mia gente ha iniziato ad andare a messa a Pola. Lo fanno ogni domenica, perché dalla nostra parrocchia l’italiano è sparito. Dobbiamo andare a parlare con il Vescovo”, ha affermato Demarin. Moreno Vrancich, membro della Commissione, vorrebbe un aiuto dall’Italia, che dovrebbe essere la prima a chiedere che venga rispettato il trattato internazionale. “Dobbiamo chiedere aiuto alla Nazione madre, perché da soli difficilmente avremo la forza di risolvere tutti i problemi che abbiamo. L’Italia ci aiuterà, ma dobbiamo farle capire la realtà della situazione mostrandole i nostri problemi”, ha affermato Vrancich.

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