Antonio Borme torna nella sua scuola

A 34 anni dalla scomparsa, la CNI ne ha ricordato il lascito umano e istituzionale. Il 17 settembre la SMSI di Rovigno porterà ufficialmente il nome del primo presidente dell’UI

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Antonio Borme torna nella sua scuola
L’omaggio sulla tomba di Antonio Borme da parte di David Modrušan e Paolo Demarin

A trentaquattro anni dalla scomparsa del professor Antonio Borme, avvenuta il 6 agosto 1992, la Comunità Nazionale Italiana si è ritrovata giovedì mattina al cimitero cittadino di Rovigno per rendere omaggio a una delle personalità che hanno maggiormente segnato la sua storia contemporanea. La commemorazione, promossa dall’Unione Italiana, dalla Comunità degli Italiani “Pino Budicin” di Rovigno, dal Consiglio della Minoranza Nazionale Italiana autoctona della Regione istriana e dal Consiglio della Minoranza Nazionale Italiana della Regione litoraneo-montana, ha rappresentato non soltanto un momento di raccoglimento davanti alla tomba del primo presidente dell’UI, ma anche l’occasione per riflettere sull’eredità morale, culturale e politica lasciata da un uomo che dedicò l’intera esistenza alla tutela della Comunità Nazionale Italiana.

Alla cerimonia hanno preso parte i figli Giuseppe e Miriam, il presidente della Giunta Esecutiva dell’UI Paolo Demarin, il presidente dell’Assemblea dell’UI Marko Gregorič, il presidente della Comunità degli Italiani di Fiume nonché titolare del Settore “Arte e Cultura” della GE UI Enea Dessardo, la vicepresidente della Regione istriana Jessica Acquavita, oltre alla direttrice della Scuola Media Superiore Italiana “Antonio Borme” di Rovigno Ines Venier, la vicesindaca di Rovigno Gianfranca Šuran, il vicepresidente dell’Assemblea della Regione istriana nonché titolare del Settore “Bilinguismo e Diritti acquisiti” David Modrušan e la presidente della CI “Pino Budicin” Viviana Benussi.

Il figlio Giuseppe Borme

Una memoria che costruisce il futuro
Ad aprire la commemorazione è stato il presidente della Giunta Esecutiva dell’UI, Paolo Demarin, che ha ricordato come la memoria rappresenti il fondamento dell’identità di una comunità.

“Le comunità, come le persone, hanno una memoria. Ed è proprio dalla memoria che nasce la loro identità”, ha affermato, sottolineando come ricordare Antonio Borme significhi rinnovare un patto con la propria storia.

Nel ripercorrerne la figura, Demarin ha ricordato che Borme non fu soltanto un docente, un preside o uno studioso, ma uno degli uomini che resero possibile la sopravvivenza politica, culturale e morale della Comunità Nazionale Italiana in queste terre. Negli anni Sessanta e Settanta, quando difendere l’identità italiana significava spesso esporsi personalmente e mantenere un rapporto con la Nazione Madre richiedeva coraggio, Antonio Borme seppe immaginare una minoranza consapevole della propria dignità, della propria lingua, della propria cultura e delle proprie istituzioni.

L’intervento di Paolo Demarin, presidente della Giunta Esecutiva dell’UI

Il presidente della Giunta Esecutiva ha ricordato anche gli anni più difficili della sua vicenda personale. Nel 1974, infatti, venne allontanato dalla presidenza dell’allora Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume e progressivamente emarginato dalla vita pubblica. Una scelta che, ha osservato Demarin, non riuscì però a cancellarne le idee. Con i cambiamenti politici alla fine degli anni Ottanta fu richiamato a svolgere un ruolo di primo piano e, nel 1991, divenne il primo presidente della nuova Unione Italiana, vedendo riconosciuta quella visione che aveva difeso con convinzione molti anni prima.

«Bentornato a casa, professore»
Il momento più significativo dell’intervento di Demarin è stato dedicato all’intitolazione della SMSI di Rovigno ad Antonio Borme, definita non come una semplice intitolazione, ma come “un atto di giustizia”.

Borme, ha ricordato, fu prima di tutto un educatore. Formò generazioni di giovani, trasmise l’amore per la cultura, il senso del dovere, il valore della libertà e della dignità nazionale. Per questo motivo il fatto che la scuola nella quale insegnò per decenni porta finalmente il suo nome assume un profondo valore simbolico.

Ines Venier, preside della SMSI di Rovigno, ha annunciato la cerimonia d’intitolazione ufficiale del 17 settembre

“Professore, Lei ritorna nel luogo che più di ogni altro ha amato. Ritorna nella Sua scuola, tra gli studenti e tra gli insegnanti”, ha affermato Demarin, concludendo il suo intervento con un saluto particolarmente sentito: “Bentornato, professore. Bentornato nella Sua scuola. Bentornato a casa”.

A prendere la parola è stata quindi la preside della SMSI “Antonio Borme” di Rovigno, Ines Venier, che ha espresso tutta la propria soddisfazione per l’intitolazione dell’istituto, annunciando che la cerimonia ufficiale si terrà il 17 settembre, all’inizio del nuovo anno scolastico.

Visibilmente emozionata, Venier ha sottolineato come Antonio Borme sia finalmente tornato nella scuola alla quale ha dedicato gran parte della propria vita professionale e dove continuerà a essere presente attraverso il suo esempio e il suo insegnamento. Ha inoltre confessato di sentirsi profondamente onorata di occupare oggi la cattedra che fu del professore, definendo questa circostanza un’emozione unica e un privilegio.

Il ringraziamento della famiglia
Profondamente emozionante anche l’intervento del figlio Giuseppe Borme, che ha preso la parola anche a nome della sorella Miriam.

Ringraziando i presenti per la vicinanza dimostrata nel corso degli anni, ha sottolineato quanto sia motivo di orgoglio per la famiglia constatare come il padre continui a essere ricordato con tanto affetto anche a distanza di oltre tre decenni dalla sua scomparsa.
“Il tempo passa, i ricordi affievoliscono inevitabilmente, ma l’affetto che avete nutrito nei suoi confronti quando era in vita e continuate a dimostrargli anche ora che non c’è più è il maggiore conforto che noi figli potessimo avere”, ha detto.

Rivolgendosi poi idealmente al padre, ha ricordato il significato dell’intitolazione della scuola: “Caro papà, finalmente sei tornato a casa: la tua seconda casa, il tuo liceo, che hai tanto amato e dove ci rimarrai per l’eternità, porta ora il tuo nome”. Un traguardo, ha aggiunto, reso possibile grazie all’impegno della scuola e di tutte le persone che hanno sostenuto questo progetto.

La cerimonia al cimitero cittadino di Rovigno

Una figura centrale
Nato a Trieste il 20 gennaio 1921, Antonio Borme si laureò all’Università di Padova nel 1943. Dopo la Seconda guerra mondiale iniziò il proprio percorso a Rovigno, dove nel 1945 fu nominato assessore all’Istruzione e alla Cultura del Comitato popolare di liberazione e assunse la direzione della Scuola Media Superiore Italiana, incarico mantenuto fino al pensionamento nel 1978.

Dal 1946 al 1952 fu ispettore delle scuole italiane della Zona B del Territorio Libero di Trieste. Eletto nell’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume nel 1948, ne presiedette successivamente la Commissione scolastica e, dal 1963 al 1974, fu presidente della stessa organizzazione. Nel 1961 contribuì inoltre alla fondazione degli Studi d’Italianistica presso l’Università di Pola, dove insegnò fino al 1982.

L’allontanamento dalla guida dell’UIIF nel 1974 e l’emarginazione dalla vita pubblica non ne interruppero l’impegno ideale. Con l’avvio dei cambiamenti democratici tornò infatti protagonista della vita della Comunità Nazionale Italiana, promuovendo la trasformazione dell’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume nell’attuale Unione Italiana, della quale nel 1991 divenne il primo presidente.
La commemorazione di ieri ha così rinnovato il ricordo di un uomo che, con il proprio esempio, contribuì in maniera determinante alla difesa dell’identità, della lingua e delle istituzioni della Comunità Nazionale Italiana. Un’eredità che da settembre entrerà simbolicamente ogni giorno nelle aule della Scuola Media Superiore Italiana di Rovigno, dove il nome di Antonio Borme continuerà ad accompagnare le nuove generazioni.

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