Dopo i drammatici casi di maltrattamento e morte di decine di animali scoperti a Dvor e nei pressi del Monte Maggiore, l’associazione croata Prijatelji životinja (“Amici degli animali”) ha chiesto che vengano accertate le responsabilità di chi avrebbe dovuto compiere il lavoro di vigilanza. L’associazione ha presentato all’Ispettorato di Stato una richiesta di apertura di procedimenti disciplinari nei confronti degli ispettori veterinari competenti, ipotizzando gravi violazioni dei doveri d’ufficio.
Secondo l’associazione, le tragedie emerse nei due casi non sarebbero riconducibili soltanto ai proprietari o ai responsabili degli animali, ma anche a un sistema di controllo che, pur avendo avuto per anni segnalazioni e capacità di intervento adeguati, non è riuscito a impedire il degrado delle situazioni.
«Ha fallito il sistema»
“A Dvor e sul Monte Maggiore non hanno fallito soltanto le persone che detenevano gli animali in modo illegale e in condizioni inaccettabili. Ha fallito anche il sistema, che per anni ha avuto informazioni, denunce e strumenti per intervenire senza riuscire a evitare tragedie che potevano essere prevenute”, ha dichiarato la coordinatrice dei progetti dell’associazione, Snježana Klopotan Kačavenda.
Nel caso di Dvor, ricorda l’organizzazione, gli ispettori veterinari erano intervenuti già nel 2020, vietando l’accoglienza di nuovi animali nella struttura. Tuttavia, secondo l’associazione, non sarebbe stato garantito un controllo efficace sul rispetto delle misure adottate. A inizio giugno la polizia ha trovato nella proprietà circa cinquanta cani ancora vivi, ma in condizioni gravissime, insieme a una quarantina di carcasse di cani e gatti. Gli animali vivevano tra feci e urina e alcuni, ridotti alla fame, si nutrivano dei resti di altri esemplari. Uno scenario analogo è emerso a metà maggio nei pressi del Monte Maggiore, dove sono stati trovati 47 cani, sei gatti e oltre trenta carcasse di cani. Il caso è venuto alla luce dopo la morte del proprietario degli animali in un incidente stradale.
Secondo Prijatelji životinja, negli anni erano già arrivate numerose segnalazioni da cittadini provenienti dalle aree di Zagabria, Kostrena e Montemaggiore (Vela Učka), località nelle quali i responsabili si sarebbero progressivamente trasferiti continuando ad accumulare animali. Per l’associazione, il grave stato di abbandono riscontrato nei due casi è il risultato di un’insufficiente attività di vigilanza protrattasi nel tempo. “Non possiamo assistere ogni volta a nuovi orrori ai danni degli animali e sentirci dire che nessuno è responsabile”, ha affermato Klopotan Kačavenda.
Sanzioni severe
Nell’istanza inviata all’Ispettorato di Stato, l’associazione chiede di identificare tutti gli ispettori veterinari che hanno seguito i due casi e di avviare nei loro confronti procedimenti disciplinari per non aver svolto tempestivamente e con diligenza i controlli previsti. L’organizzazione sollecita inoltre l’applicazione della sanzione disciplinare più severa, ossia la cessazione del rapporto di impiego nella pubblica amministrazione.
Sul fronte penale, per il caso di Dvor la polizia della regione di Sisak ha denunciato una donna di 46 anni, responsabile dell’associazione alla quale erano stati affidati i cani. È accusata di averli gravemente trascurati e sottoposti a inutili sofferenze, provocando la morte di almeno quindici animali. Per lei è stata disposta la custodia cautelare.
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