Amministrative. Radin: «Le mascherine siano trasparenti»

Furio Radin, deputato CNI e vicepresidente del Sabor. Foto Patrik Macek/PIXSELL

Furio Radin, vicepresidente del Sabor e deputato della minoranza nazionale italiana, ha fatto ieri una proposta molto interessante in materia di Covid-19. “Dovremmo procurare delle mascherine trasparenti per quelli che parteciperanno alle prossime elezioni amministrative”, ha affermato Radin mentre presiedeva la seduta del Parlamento.
Perché un’idea di questo tipo? Semplicemente perché durante la seduta Furio Radin non ha riconosciuto Miro Totgergeli, deputato dell’HDZ, in quanto la mascherina copriva talmente il suo volto da rendere estremamente difficoltoso riconoscerlo.
Il deputato aveva chiesto la parola nell’abito della discussione sulla proposta del governo di apportare delle modifiche alla Legge sulla tutela sanitaria, ma inizialmente non era stato riconosciuto e aveva così dovuto presentarsi. E se una situazione di questo tipo è successa in aula, potete immaginare quanto possa essere difficile riconoscere i vari politici con il volto coperto dalla mascherina per il cittadino medio.
Lo stesso Totgergeli ha ammesso come la proposta di Radin sia interessante e potrebbe contribuire a rendere più semplice per i cittadini riconoscere tutti i politici che parteciperanno alle prossime elezioni. Il deputato è poi passato a lodare l’operato del settore sanitario nell’ultimo anno, che è stato messo di fronte a una sfida paragonabile soltanto a quella del periodo bellico.
Da rilevare che ieri l’opposizione al Sabor, nonostante l’assenza, peraltro ampiamente giustificata, di un parlamentare della maggioranza di governo, non è ricorsa allo stratagemma di un paio di settimane fa, quando ha abbandonato in massa l’Aula per far venire meno il numero legale. I deputati dell’opposizione stavolta hanno voluto dimostrare di essere “costruttivi e corretti” e di essere pronti a tendere la mano a chi si trova in una situazione di difficoltà.
Però alcuni hanno lanciato anche un monito al premier Andrej Plenković, rilevando di non aver alcuna intenzione in futuro di assicurare sempre il quorum alla sua maggioranza che sembra claudicante. Un modo questo per puntare l’indice ancora una volta sull’intrinseca debolezza, numerica s’intende, della coalizione di governo che al Sabor può fare affidamento soltanto su 76 seggi, ovvero il numero minimo indispensabile per poter governare.

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