Almeno 300 croati bloccati all’estero

Aerei a terra allo scalo di Istanbul

Le statistiche seguono l’andamento del numero di contagi e decessi da Covid-19, ma anche se i numeri non mentono, la realtà di ciò che avviene all’interno dei nostri confini non tiene conto dei numerosi croati all’estero che non possono, ma che vorrebbero ritornare in patria. Secondo le stime del Ministero degli Esteri attualmente circa 300 cittadini hanno contattato le Ambasciate croate nel mondo per richiedere il rimpatrio.
Katarina, una ragazza fiumana che è rimasta bloccata a Parigi, spiega che è venuta in Francia per motivi di lavoro il giorno prima che la situazione precipitasse e dopo soli sette giorni è stata allontanata dal lavoro. Katarina si trova in Francia, dunque, dall’inizio di marzo ed è impiegata in un Centro di ricerca dei tumori.
“Qui le cose non sono andate come in Croazia, dove tutte le misure in vigore sono state introdotte in maniera molto più graduale. Si viveva una vita normale, tra lavoro e socializzazione e poi all’improvviso ci hanno confinato a casa. Devo fare molta attenzione per evitare di ammalarmi e dover richiedere il ricovero”. Katarina conclude dicendo che potrebbe tornare in Croazia, ma ha deciso di rimanere per poter lavorare.
Tra i croati all’estero pure Julijana Miladinović che fa la badante in Austria, nel Tirolo in cui imperversa l’epidemia, alcuni croati rimasti bloccati in India e la studentessa Maja Mitrović a Vienna. Altri cittadini che si sono recati all’estero per lavoro, turisticamente o per studiare sono rimasti bloccati in Iran, a Londra e persino in Costa d’Avorio. Ana Amižić di Fiume ha dichiarato che suo marito Ico si trova su una petrolieria nell’Oceano Atlantico e non si sa ancora quando potrà tornare a casa. Il contratto di lavoro sta per scadere e a causa del virus non può lasciare la nave. Dei 260 membri dell’equipaggio la maggior parte è tornata a casa, mentre 30 marittimi sono rimasti a svolgere il minimo indispensabile. Anche se gli fosse concesso di sbarcare, non esistono voli per ritornare in Croazia.
Il giovane nuotatore Filip Đurić (19) è rimasto bloccato, invece, nel Campus universitario di Shawnee, in Oklahoma e sta aspettando il prossimo volo per la Croazia nella speranza che non venga cancellato, come quello precedente.
La stessa sorte è spettata pure alle studentesse Iva Varl e Vanna Vukelić che stanno aspettando un volo da Granada, in Spagna, ma devono prima passare per Madrid, la città che conta più del 50 per cento di contagiati di tutto il Paese.
Tra i croati che sono all’estero e hanno contratto il coronavirus c’è Saša Mataja (49) di Delnice, che vive nel Regno Unito ormai da 25 anni. Spiega di non aver avuto sintomi lievi, ma la febbre è salita all’improvviso fino a raggiungere i 40 gradi e ha iniziato a soffocare e ad avere mal di testa. Aggiunge anche di aver sempre fatto vita sana, non fuma, è attiva, è una maratoneta, ma nonostante tutto ha avuto difficoltà a superare la malattia. Vinko Brenković di Chersano, in Istria, si è recato a Tokyo in bicicletta per partecipare alle Olimpiadi e almeno per il momento, nonostante i Giochi siano stati rinviati di un anno, non ha intenzione di tornare a casa.

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