Alimenti. L’Italia dice no al Nutri-Score

Conferenza online organizzata dall’Ambasciata a Lubiana, in collaborazione con l’Ufficio Ice e l’Istituto italiano di cultura

Il cibo è l’argomento di maggiore interesse in tutto il mondo, in tutte le fasce d’età, indipendentemente dallo status sociale, dalle entrate economiche della famiglia e, soprattutto, da cosa si mangi nello specifico. Non c’è da stupirsi però, tutti noi mangiamo, ogni giorno, più volte al giorno. Ecco perché parlare di cibo o più propriamente di alimentazione, è di fondamentale importanza, perché con il passare del tempo il nostro corpo cresce e si trasforma a partire dalle sostanze nutritive base che assumiamo ogni giorno durante i pasti. È immediatamente evidente, quindi, che mangiare bene, ossia alimenti salutari, ci farà stare in salute, mentre assumere le sostanze sbagliate peggiorerà il nostro stato di salute.
Attenzione, però. Perché non è così facile fare una distinzione netta fra ciò che fa bene alla salute e ciò che fa male. È per questo che l’Ambasciata d’Italia a Lubiana, in collaborazione con l’Ufficio ICE e l’Istituto Italiano di Cultura, ha organizzato ieri una conferenza online con l’obiettivo di fare chiarezza sulle due proposte che sono al momento in discussione a Bruxelles, nell’ambito dell’UE, in materia di etichette per gli alimenti: il sistema a semaforo “Nutri-Score” e la proposta del “NutrInform Battery”. L’Ambasciatore italiano a Lubiana, Carlo Campanile, e il consigliere diplomatico del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Luciano Pezzotti, hanno spiegato chiaramente la posizione dell’Italia.
Il Nutri-Score è un sistema pensato per semplificare l’identificazione dei valori nutrizionali di un prodotto alimentare attraverso l’utilizzo di due scale correlate: una cromatica divisa in 5 gradazioni dal verde al rosso, e una alfabetica comprendente le cinque lettere dalla A alla E. Si tratta di un sistema a punteggio sviluppato da un gruppo di ricercatori universitari francesi che si basa sule tabelle nutrizionali della Food Standards Agency del Regno Unito. Il calcolo del punteggio tiene conto di sette diversi parametri di informazioni nutritive per 100 g di cibo e 100ml di bevande le quali sono già attualmente disponibili sulle confezioni degli alimenti. Un alto contenuto di frutta e verdura, fibre e proteine ​​promuove un punteggio più alto, mentre un alto contenuto di energia, zucchero, acidi grassi saturi e sodio si traduce in un punteggio negativo
Il NutrInform Battery è costituito da una rappresentazione grafica. All’interno di un simbolo a batteria si trova la percentuale di energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale apportati dalla singola porzione, rispetto alla quantità giornaliere di assunzione per un adulto medio. La parte carica della batteria rappresenta graficamente la percentuale di energia o nutrienti contenuta in ogni porzione. Per una dieta quotidiana equilibrata la somma di ciò che si mangia durante il giorno non deve superare il 100 per cento delle quantità giornaliere raccomandate. L’Italia si è schierata apertamente contro il sistema cromatico, tanto che il NutrInform Battery è nato proprio come una proposta presentata dall’Italia come alternativa al Nutri-Score. Perché? “Non esistono gli alimenti salutari e quelli non salutari. Ogni prodotto va assunto con una certa frequenza, in base a quello che contiene e alla porzione che si mangia. Il tutto in una dieta equilibrata che non tiene soltanto conto delle sostanze presenti negli alimenti, ma anche della loro quantità”, ha spiegato Marco Silano, direttore dell’Unità operativa Alimentazione, Nutrizione, Salute dell’Istituto superiore di Sanità.
In queste semplici frasi Silano riassume due critiche fondamentali al sistema a semaforo. Il primo è che non si può mangiare sempre la stessa cosa. La seconda obiezione riguarda il concetto di porzione, assente nel modello a semaforo. Silano in pratica sostiene che non abbia senso confrontare 100 grammi di pasta con 100 grammi di olio d’oliva, in quanto nel primo caso stiamo parlando di una singola porzione, nel secondo parliamo di una quantità che viene assunta in dieci o venti volte.
La prima parte della conferenza è trascorsa con Marco Francesco Mazzù e Simona Romani, entrambi professori all’Università Luiss di Roma, i quali hanno presentato uno studio svolto in vari Paesi europei analizzando come i due sistemi di etichettatura influiscano sui consumatori. Durante la loro ricerca hanno preso in esame quattro parametri fondamentali, ossia: quanto le etichette aiutino i consumatori a scegliere i prodotti da acquistare, quanto siano facili da comprendere, quanto sia complessa l’informazione che viene trasmessa, e infine pure quanto i consumatori apprezzino le varie etichette. Ebbene in base ai dati a loro disposizione, già pubblicati, emerge chiaramente come il NutrInform Battery sia superiore al Nutri-Score. Nel senso che è sia più informativo, che più apprezzato, ma anche che aiuta di più nella scelta del prodotto.
Raffaele de Lutio, ex Ambasciatore italiano e ora consulente internazionale in materia di alimentazione e sanità, ha voluto evidenziare alcuni paradossi che emergono con il Nutri-Score. “I sistemi cromatici sono sì molto chiari, ma il messaggio che viene trasmesso è sbagliato. Capita ad esempio che del latte venga etichettato come rosso, mentre una bevanda gassata light ottenga il bollino verde. Capita anche che gli yogurt che utilizzano aromi e ingredienti artificiali ottengano dei punteggi migliori rispetto a quelli che usano frutta vera, perché questa contiene più zucchero. Tutto ciò è insensato”, ha spiegato de Lutio. L’esperto ha poi spiegato come un po’ tutti si siano accorti di quanto sia assurdo il sistema se usato per valutare l’olio d’oliva, che viene comunemente accettato come uno degli alimenti più salutari in assoluto, nelle giuste quantità.
Tamara Srdarev, consulente della Camera di commercio e dell’industria e della Camera dell’Agricoltura e dei Prodotti alimentari della Repubblica di Slovenia, ha spiegato come il Paese al momento non abbia assunto alcuna posizione ufficiale a riguardo, anche se è molto interessato all’argomento. “La Slovenia è decisamente a favore di un sistema di etichette che siano sulla parte anteriore del prodotto e che siano dunque innanzitutto più visibili. Il sistema deve essere semplice e permettere di orientare il consumatore nella giusta direzione. Noi al momento abbiamo dei bollini di qualità, che danno una sorta di garanzia al consumatore, senza però permettere di comparare due prodotti diversi”, ha spiegato Tamara Srdarev, la quale è ben consapevole come i colori siano più immediati rispetto a delle percentuali per ogni singola sostanza, ma pure come i colori siano effettivamente poco informativi.

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