Alcol e movida: la Croazia cambia rotta, opinione pubblica divisa

Tra ordine nei centri turistici e timori per l’economia

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Alcol e movida: la Croazia cambia rotta, opinione pubblica divisa
Foto: Vjeran Zganec Rogulja/PIXSELL

La vendita di alcolici dopo le 20 potrebbe presto diventare un ricordo in Croazia, almeno nei negozi. Il governo sta preparando una proposta di legge che vieterebbe la vendita di bevande alcoliche in tutti i punti vendita, con l’eccezione di bar, ristoranti e altri esercizi di ristorazione. A darne notizia è HRT, che ha pubblicato anche i risultati di un sondaggio dedicato al tema.

Un provvedimento che tocca abitudini quotidiane e interessi economici, soprattutto in un Paese dove la stagione turistica rappresenta una voce centrale dell’economia. E infatti l’opinione pubblica si divide.

La priorità: giovani e abusi notturni

Alla domanda su quale sia il vero obiettivo del divieto, quasi la metà degli intervistati – oltre il 45 per cento – indica la volontà di ridurre le dipendenze tra i giovani e le bevute notturne. È la motivazione più citata, segno che il tema dell’abuso di alcol tra adolescenti e ventenni è percepito come un problema reale.

Un altro 17,5 per cento ritiene che lo scopo principale sia riportare ordine nei centri turistici durante l’estate, quando piazze e lungomari si riempiono fino a tarda notte. Per quasi il 12 per cento, invece, l’intenzione sarebbe quella di limitare il consumo di alcol all’aperto da parte dei turisti.

C’è poi una lettura più economica: poco più del 10 per cento pensa che la misura serva soprattutto ad aiutare bar e ristoranti ad aumentare gli incassi, spostando verso di loro gli acquisti serali.

Turismo a rischio o no?

Il vero nodo è l’impatto sul turismo, settore chiave per la Croazia. Qui le risposte si fanno più articolate. Il 13 per cento degli intervistati teme un danno significativo per il turismo. Un ulteriore 24 per cento ritiene che un impatto negativo ci sarà, ma non in modo eccessivo. In sostanza, circa un terzo dei cittadini vede un possibile contraccolpo, più o meno marcato.

Di segno opposto le opinioni di chi non intravede rischi concreti. Una quota simile pensa che il divieto non solo non danneggerà il turismo, ma potrà addirittura avere effetti positivi, contribuendo a riportare ordine nelle strade e nelle piazze delle località balneari.

La percentuale più alta, il 32,5 per cento, è però convinta che la misura non avrà alcun effetto rilevante sul turismo, né in positivo né in negativo.

Ordine pubblico o libertà individuale?

Il dibattito che si apre è destinato ad andare oltre la semplice fascia oraria. Da un lato c’è l’idea di tutelare i più giovani e contenere gli eccessi, soprattutto nei mesi estivi. Dall’altro si affaccia il timore di limitare le libertà individuali e di introdurre un ulteriore vincolo in un Paese fortemente dipendente dall’attrattività turistica.

La proposta non è ancora legge, ma ha già acceso una discussione che tocca sicurezza, economia e stile di vita. E come spesso accade, la società appare divisa: tra chi chiede più regole e chi teme che possano avere un prezzo.

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