Il 2025 si chiude come un anno difficile per l’agricoltura croata, segnato da una bassa autosufficienza alimentare, da un ulteriore aumento delle importazioni e da crescenti timori per il futuro della Politica agricola comune (PAC). Analisti e rappresentanti del settore concordano nel descrivere uno scenario complesso, in cui fattori climatici, economici e strutturali continuano a mettere sotto pressione la produzione nazionale.
Secondo il presidente della Camera dell’agricoltura croata (HPK), Mladen Jakopović, l’anno appena trascorso ha confermato la fragilità del sistema agricolo. I cambiamenti climatici, l’instabilità dei mercati globali e la perdita di competitività hanno inciso pesantemente sul settore. Particolarmente grave è stato il nuovo focolaio di peste suina africana in Slavonia, che ha colpito anche grandi allevamenti riducendo ulteriormente il patrimonio zootecnico, mentre l’emergere di casi di antrace durante l’estate ha evidenziato la necessità di una migliore coordinazione tra istituzioni, esperti e produttori.
Aumento delle importazioni e prezzi di mercato
Sul fronte produttivo, nonostante una relativa stabilità soprattutto nel comparto cerealicolo, l’aumento delle importazioni e l’andamento dei prezzi di mercato hanno eroso i redditi degli agricoltori, alimentando incertezza e spingendo molti operatori ad abbandonare l’attività.
A pesare sul futuro è anche la riforma della PAC 2028–2034, il cui bilancio, stimato in circa 300 miliardi di euro, rappresenterà solo il 15% del bilancio complessivo dell’Unione europea. La riduzione delle risorse, unita all’inflazione, rischia secondo la HPK di compromettere ulteriormente la produzione, l’autosufficienza e la stabilità dei prezzi alimentari. Preoccupano inoltre i continui aumenti dell’importazione di latte, frutta, verdura e vino, così come il ritardo nella riforma della gestione dei terreni agricoli statali, che il settore chiede vengano assegnati prioritariamente ai produttori attivi.
Un cambio di rotta viene sollecitato anche dalla Camera dell’economia croata (HGK). Il vicepresidente per agricoltura e turismo, Dragan Kovačević, individua tra le principali criticità i cambiamenti climatici, i conflitti geopolitici, le guerre commerciali, le epidemie animali e l’eccessiva burocrazia. A questi si aggiungono gli alti costi della transizione verde e la debole competitività dei produttori europei, in particolare nel comparto zootecnico.
Bassa produttività
La Croazia soffre inoltre di bassa produttività del lavoro e di problemi strutturali irrisolti. Nel 2024 il deficit commerciale nel settore agroalimentare ha raggiunto il livello record di 2,4 miliardi di euro, un trend negativo che è proseguito anche nel 2025. Per invertire la rotta, secondo Kovačević, è indispensabile una gestione strategica dei circa 360.000 ettari di terreni statali, un rafforzamento della componente nazionale della PAC e investimenti più consistenti in tecnologia, innovazione e capacità di trasformazione.
L’allarme arriva anche dagli analisti. Miroslav Kuskunović sottolinea come l’import record sia il risultato diretto del calo della produzione interna e dell’orientamento verso esportazioni a basso valore aggiunto. Dall’ingresso della Croazia nell’Unione europea a oggi, il valore delle importazioni agricole ha superato i 42 miliardi di euro, con un deficit commerciale cumulato di 14,5 miliardi. Secondo Kuskunović, il Paese è ormai tra i maggiori importatori di cibo dell’UE e resta fortemente esposto all’inflazione importata, con ricadute dirette sui prezzi al consumo.
Particolarmente vulnerabili sono i piccoli produttori, che operano con livelli di produttività pari a circa il 40% della media europea e faticano a competere sul mercato. Molti non riescono ad accedere alla grande distribuzione e finiscono per ridurre o abbandonare la produzione. Uno scenario che, avverte l’analista, potrebbe avere conseguenze gravi in caso di crisi: la Croazia rischierebbe di trovarsi senza sufficienti scorte alimentari nel giro di pochi giorni.
Anche l’Associazione dei datori di lavoro croati (HUP) chiede interventi urgenti. Oltre a segnalare i rischi legati al clima, alla carenza di manodopera e agli alti costi, l’HUP sollecita un’accelerazione nell’assegnazione dei terreni statali e un forte incremento degli investimenti per la modernizzazione, l’irrigazione, l’efficienza energetica e la digitalizzazione. Tra le richieste figura anche l’abbandono del controllo amministrativo dei prezzi, ritenuto un freno agli investimenti, e un maggiore sostegno alla trasformazione interna e ai prodotti a più alto valore aggiunto, per ridurre la dipendenza dall’estero.
Il quadro che emerge è quello di un settore in affanno, che senza una strategia chiara e interventi strutturali rischia di perdere ulteriormente competitività, mettendo in discussione la sicurezza alimentare del Paese.
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