Addio Delton. Il ricordo di Tremul: «Sorriso, fiducia e giovialità»

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Addio Delton. Il ricordo di Tremul: «Sorriso, fiducia e giovialità»
Maurizio Tremul e Sergio Delton. Foto Roni Brmalj

“Il mio Presidente” questo amavi ripetere di me. Ogni volta mi schermivo e ti abbracciavo, con affetto, con amore, si può dire? Tu lo dicevi non per piaggeria o convenienza, difetti che non avevi e non conoscevi proprio; lo dicevi con profondo rispetto e sincera amicizia. Rispetto che contraddistingueva ogni tuo gesto, azione e pensiero.
Sorriso, fiducia e giovialità era il tuo modo di affrontare la vita, indicando ai tuoi discenti, a tutti noi, una strada, difficile, eppure facile se riusciamo a comprenderla: quella che non giudica, ma comprende.
Generosità disinteressata, era uno dei valori in cui credevi. Cosa c’è di più grande del dono, di quel dono che offriamo senza attendere nulla in cambio, quel dono che porgiamo quasi con pudore, perché la vita che abbiamo è un dono ed è a questo valore, a questo sentimento, che percepiamo quale diritto e dovere, che vogliamo improntare la nostra fragilità.
Ascolto, attento a capire, a imparare, alla ricerca della risposta migliore ai problemi, alle difficoltà, perché quella definiva non è alla nostra portata.
Lo sport come stile di vita, con le sue regole da seguire, con i suoi principi e valori, che sono poi quelli a cui hai saputo ispirare il tuo terreno percorso: competizione onesta, fatica e sudore, gioia e lacrime, vittorie e cadute, riconoscimento dei nostri limiti e miglioramento dei nostri risultati quale frutto del nostro impegno e della nostra fatica, del nostro studio, allenamento e lavoro. Lavoro, altro valore fondamentale che dà senso alla vita: a Scuola, in Comunità, nell’Unione, nella tua città, nella tua vita sportiva, politica, sociale e culturale, nella tua vita familiare.
Con umiltà hai affrontato la vita, fatta di gioie e di dolori, di rinunce e di successi: ma la luce in fondo al tunnel era sempre accesa, l’arcobaleno svettava sempre nel tuo orizzonte.
Certezza e orgoglio della propria identità che hai saputo infondere alla figlia e al figlio, alla tua famiglia, a intere generazioni di allieve e di allievi, tu il Maestro, Maestro di vita.
Lo sport dell’Unione Italiana oggi non sarebbe questo sport senza di te, senza le tue idee, sempre nuove, concrete, lungimiranti, inclusive, aperte. Venivi da me con un progetto nuovo già pronto in ogni suo dettaglio, costruito con amore e istriana parsimonia, fatto di relazioni, relazioni umane. Io lo ascoltavo e mi piaceva sentire il tuo entusiasmo, il tuo calore come di un fanciullo che racconta la sua nuova scoperta al suo compagno di scuola e gli propone una nuova avventura da fare assieme, da costruire assieme, con lealtà e solidarietà.
Non sfoglio oggi gli album dei ricordi, dei tanti giorni, mesi e anni passati assieme a costruire, ideare, fare, agire, a sognare, consapevole dei risultati che abbiamo raggiunto grazie a te, di quelli rimasti nel cassetto, di quelli che vorrei poter completare assieme a te, anche in tua assenza, ma nella tua presenza nello spirito e nei tuoi insegnamenti.
La luce nei tuoi occhi limpidi si è spenta, ma rimane accesa per me e spero per tanti altri che continueranno ad amarti, a comprendere e seguire la tua lezione di vita.
Grazie Sergio, grazie per tutto ciò che mi hai insegnato, per la tua fiducia, il tuo impegno e lavoro nell’Unione e nella nostra Comunità Nazionale. Grazie per la tua amicizia. Ho un grande debito di gratitudine nei tuoi confronti. La nostra Comunità Nazionale ha un grande debito di riconoscenza nei tuoi riguardi.
Ora, ti prego, riposati un attimo, ma poi lassù, nei prati verdi del cielo, riprendi ad allenare altre squadre, le squadre della bontà, di quella bontà che qui sulla terra hai saputo costruire, perché oggi più che mai ne abbiamo infinto bisogno.
Ciao Sergio, ti abbraccio forte forte.

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