Nikola Pilić, gigante del tennis croato e internazionale e storico selezionatore della squadra di Coppa Davis, è morto a 87 anni a Fiume, come riporta la televisione pubblica HRT. Figura unica nel mondo dello sport, nel 2005 portò la Croazia al suo massimo successo tennistico con la vittoria della Davis Cup, diventando anche l’unico allenatore ad alzare il prestigioso trofeo con tre nazionali diverse: tre volte con la Germania Ovest e una con la Serbia.
La sua carriera da giocatore è stata pionieristica. Nato a Spalato il 27 agosto 1939, Pilić si formò nel club cittadino e negli anni Sessanta emerse come uno dei principali tennisti jugoslavi, aprendo la strada alle generazioni successive. Nel 1973 raggiunse la finale del Roland Garros, sconfitto solo dal grande Ilie Nastase. Fu il primo croato a disputare un atto conclusivo di un torneo del Grande Slam in singolare, un risultato che all’epoca sembrava irraggiungibile. In carriera vinse 5 titoli ATP in singolo e 11 in doppio, giocando con campioni come Stan Smith e lo stesso Nastase.
Non mancarono momenti controversi. Sempre nel 1973 rifiutò di scendere in campo per la Jugoslavia in Coppa Davis e fu sospeso: un caso che provocò l’enorme boicottaggio di Wimbledon da parte di 81 tennisti in segno di protesta. Quell’episodio rimase uno dei più clamorosi atti di dissenso nella storia del tennis e contribuì a consolidare il nome di Pilić come simbolo di indipendenza e difesa dei diritti dei giocatori.
Conclusa la carriera sul campo, divenne uno dei più stimati allenatori al mondo. Come capitano di Davis Cup guidò la Germania Ovest a tre titoli (1988, 1989 e 1993) e nel 2005 coronò il sogno croato, portando a Zagabria la celebre “insalatiera”.
La sua accademia di tennis formò generazioni di talenti. Tra questi, il più illustre è Novak Đoković, che più volte ha ricordato il ruolo decisivo di Pilić nei suoi anni giovanili e nel percorso verso il vertice del tennis mondiale.
Nikola Pilić rimane così una figura fondamentale nella storia del tennis, non solo per i risultati ma per il suo contributo alla nascita dell’ATP e alla modernizzazione del circuito professionistico. È stato un giocatore che ha infranto barriere, un tecnico capace di costruire campioni e un protagonista di alcune delle pagine più significative del “bianco sport”. Con la sua scomparsa, il tennis perde uno dei suoi ultimi grandi pionieri.
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