Per anni è stata uno dei simboli della pulizia del mare Adriatico e una delle destinazioni europee più apprezzate dai turisti per la qualità delle sue acque. Oggi, però, la Croazia registra un arretramento significativo nella classifica europea delle acque balneabili.
Secondo l’ultimo rapporto annuale pubblicato dall’Agenzia europea per l’ambiente, il Paese scivola al 12esimo posto, con l’86,2% delle aree di balneazione classificate come di qualità “eccellente”. Un dato in netto calo rispetto agli anni precedenti, quando superava stabilmente il 95% e occupava le prime posizioni della graduatoria. Soltanto un anno fa era quinta in Europa.
Un risultato che non mette in discussione la sicurezza complessiva delle spiagge croate, ma che rappresenta comunque un segnale da non sottovalutare per un settore strategico come il turismo.
Nel complesso, il quadro europeo resta molto positivo. L’85% delle aree balneabili monitorate nel 2025 ha ottenuto la valutazione massima di qualità, mentre il 96% ha rispettato almeno gli standard minimi fissati dall’Unione europea. Solo l’1,5% dei siti analizzati è stato invece classificato come “scarso”.
I dati evidenziano inoltre una sostanziale stabilità rispetto allo scorso anno, confermando il progressivo miglioramento costruito negli ultimi decenni grazie agli investimenti nella depurazione delle acque reflue e nella tutela ambientale.
Cipro domina la classifica, Grecia subito dietro
A guidare la graduatoria è Cipro, che raggiunge un risultato quasi perfetto: il 100% delle proprie aree balneabili ottiene infatti il giudizio di qualità eccellente.
Al secondo posto si colloca la Grecia con il 97,1%, seguita da Bulgaria (96,9%), Austria (96,5%) e Lussemburgo (94,1%).
Tra le grandi destinazioni mediterranee, l’Italia occupa l’ottavo posto con l’89,8% delle acque classificate come eccellenti, davanti a Malta (88,5%), mentre la Spagna si ferma all’undicesima posizione con l’86,6%.
Per elaborare il rapporto sono stati analizzati 22.289 campioni raccolti nel corso del 2025 in tutti gli Stati membri dell’Unione europea, oltre che in Albania e Svizzera.
Il dato che emerge con maggiore evidenza riguarda proprio la Croazia. Se la qualità delle acque marine rimane elevata, il Paese paga soprattutto le performance delle acque interne. Per il mare si colloca infatti al 14esimo posto, mentre per fiumi e laghi precipita addirittura al ventiduesimo posto, il penultimo della graduatoria.
Una differenza che evidenzia come le criticità non riguardino tanto la costa adriatica, vero motore dell’industria turistica nazionale, quanto piuttosto la gestione e la tutela di alcune aree interne.
Anche la vicina Slovenia registra risultati inferiori alle aspettative, fermandosi al 75,5% di acque eccellenti tra coste, fiumi e laghi.
L’Albania fanalino di coda d’Europa
All’estremo opposto della classifica c’è l’Albania, che registra il peggior risultato tra tutti i Paesi monitorati. Solo il 16,8% delle 119 località analizzate ha ottenuto il punteggio massimo. Le maggiori criticità si concentrano in alcune importanti aree costiere come Saranda, Valona e Durazzo.
Un dato particolarmente significativo se si considera che persino i Paesi con le peggiori performance all’interno dell’Unione europea, Estonia e Polonia, superano ampiamente la soglia del 50%, rispettivamente con il 56,9% e il 58,7% delle acque giudicate eccellenti.
Per la Croazia il dato assume un valore che va oltre la semplice statistica ambientale. Il turismo rappresenta circa un quinto dell’economia nazionale e la reputazione delle sue coste è uno degli asset più preziosi del Paese. Perdere terreno, pur restando sopra la media europea, potrebbe diventare un segnale da interpretare con attenzione.
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