Gli operatori della medicina d’urgenza croata sono scesi in piazza oggi, giovedì 16 ottobre, davanti alla Biblioteca Nazionale Universitaria di Zagabria, dove contemporaneamente si riuniva il governo. La protesta è stata organizzata dalle principali sigle sindacali del settore: il Sindacato Croato della Medicina d’Urgenza, il Sindacato “Zajedno”, il Sindacato dei Dipendenti della Sanità Croata e l’associazione “Hitna Uživo 194”.
Il loro obiettivo è denunciare anni di insoddisfazione accumulata e ottenere il riconoscimento del lavoro usurante, che consenta un trattamento pensionistico più favorevole, abolito nel 1998.
«Un diritto cancellato con un colpo di penna»
Vladimir Markuš, responsabile del Dipartimento del Sanitario del Sindacato Zajedno, ha spiegato di provare “tristezza per essere costretti a scendere in strada per rivendicare un diritto”, ma anche “speranza nel vedere tanti giovani pronti a lottare per il proprio futuro”. Ha ricordato che gli autisti delle ambulanze svolgono un lavoro identico a quello dei team di pronto intervento e meritano lo stesso riconoscimento.
“Nel 1998 ci hanno tolto il beneficio con un semplice atto amministrativo. Oggi ci chiedono commissioni e perizie per restituircelo, e chi decide non ha mai passato un solo giorno in servizio di emergenza”, ha dichiarato Markuš. I sindacati chiedono un confronto con il Ministero della Salute, “ma senza menzogne né false promesse”.
Dražen Jović, del Sindacato Indipendente Croato, ha ricordato che “gli operatori dell’emergenza sono ormai invisibili, dimenticati da un sistema che pure si affida a loro nei momenti di crisi”. Ha annunciato l’apertura di un dialogo sindacale per ottenere il riconoscimento del lavoro usurante.
Danijel Šota, presidente del Sindacato della Medicina d’Urgenza, ha invece puntato il dito contro la direttrice del Servizio Nazionale di Emergenza, Maja Grba Buljević, “capace di sopravvivere a diversi ministri, ma di ignorare la voce dei suoi lavoratori”.
«Per gli stranieri non servivano elaborati»
Sanda Alić, del Sindacato “Zajedno”, ha invitato il primo ministro Andrej Plenković a “non fidarsi dei suoi consiglieri da salotto e ad ascoltare chi lavora sul campo”. Ha criticato anche la recente legge che permette ai lavoratori stranieri di entrare nel sistema sanitario croato: “Per loro non servono elaborati né commissioni, nemmeno la conoscenza della lingua. Che qualità di assistenza possiamo aspettarci così?”.
Alić ha concluso con una promessa: “Non ci fermeremo finché il vostro NO al lavoro usurante non diventerà un SÌ”.
L’appoggio dei medici ospedalieri
Solidarietà ai manifestanti è arrivata dall’Associazione Croata dei Medici Ospedalieri (HUBOL). La presidente Ivana Šmit ha dichiarato: “I loro richiami sono legittimi. L’emergenza non è un lusso: è essenziale. L’emergenza è emergenza!”.
In un comunicato, HUBOL ha ricordato che la carenza cronica di personale e il sovraccarico di lavoro minano la qualità e la sicurezza dell’assistenza. “Il riconoscimento del lavoro usurante sarebbe un passo importante verso una riforma strutturale che garantisca condizioni dignitose e attrattive per il personale sanitario”, si legge nella nota.
Il Ministero respinge la richiesta
Ma dal Ministero del Lavoro arriva una chiusura. L’elaborato presentato dal Sindacato delle Infermiere e dei Tecnici Sanitari, che chiedeva il riconoscimento del lavoro usurante per tre profili professionali dell’emergenza extraospedaliera, è stato respinto.
Secondo l’analisi dell’Istituto Croato di Sanità Pubblica, “non risultano rischi superiori rispetto ad altre categorie sanitarie in termini di malattie professionali o pensionamenti anticipati”.
Per questo il Ministero ritiene di “non avere basi legali per modificare la legge attuale”, proponendo piuttosto misure di sostegno ispirate a modelli europei, volte a favorire la permanenza nel sistema fino all’età pensionabile.
Una riforma che non può più attendere
Le parole dei funzionari non convincono i manifestanti, che ogni giorno affrontano la realtà dell’emergenza. “Guardiamo la morte negli occhi per salvare la vita degli altri. Se qualcuno merita un riconoscimento, siamo noi”, affermano.
Dietro lo scontro sui benefici pensionistici si nasconde un problema più profondo: la crisi strutturale del sistema di emergenza croato, schiacciato dalla mancanza di personale, dai turni massacranti e dal calo di nuove vocazioni.
Mentre si moltiplicano le promesse, gli operatori continuano a lavorare senza tutele, convinti che la loro battaglia non sia solo sindacale, ma civile. “Non smetteremo finché il nostro NO non diventerà un SÌ”, ribadiscono, davanti a un Paese che ancora deve decidere quanto vale davvero la vita di chi salva la vita degli altri.
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