A Imotski ora off limits due deputati dell’Sdp

Sulla scia del caso di Fiume, affissa e poi tolta dal titolare dell’hotel Zdilar una scritta con cui si mettono alla berlina Bauk e Stazić

La scritta all’ingresso dell’hotel Zdilar con cui si vieta l’ingresso ad Arsen Bauk e Nenad Stazić. Foto: Ivo Cagalj/PIXSELL

Il timore espresso dal deputato Arsen Bauk (SDP) durante un talk show sulla TV pubblica si è avverato. Il ristoratore di Fiume che nei giorni scorsi ha invitato con un post pubblicato su Facebook i tesserati, gli elettori e i simpatizzanti dell’HDZ a non frequentare il suo locale sembrerebbe aver fatto proseliti. Con la differenza che l’albergatore dalmata che giovedì scorso ha emulato l’iniziativa lanciata dal gestore del bar Three Monkeys ha deciso di bandire dalla sua struttura i socialdemocratici. Per l’esattezza il cartello affisso e poi tolto dall’ingresso dell’albergo Zdilar a Imotski riportava la scritta: “Vietato l’ingresso all’SDP, Arsen Bauk e Nenad Stazić”.

Immediata la condanna dell’HDZ

L’accaduto è stato immediatamente stigmatizzato dall’HDZ, i cui esponenti hanno invitato gli attori della società civile a non adottare due pesi e due misure nel condannare gli atti discriminatori. “Stiamo parlando di un tema che ha fatto cadere le maschere sia nella scena politica che in quella delle organizzazioni non governative. Ho imparato molto nelle ultime due settimane”, ha dichiarato ieri il primo ministro Andrej Plenković, che è tornato sull’argomento del bar fiumano “vietato ai tesserati HDZ” sollecitando a non sminuire la gravità dei casi quali quello del Three Monkeys qualificandoli come se fossero degli scherzi.

Raffronti tra Fiume e Imotski

“Se il ristoratore di Fiume può proibire pubblicamente l’ingresso nella sua caffetteria a qualcuno, concretamente ai membri dell’HDZ, senza considerare che tra di loro ci sono anche persone buone, oneste e mosse da buone intenzioni e che di persone cattive ce ne sono ovunque e in tutti i partiti, allora io posso vietare, educatamente e in modo trasparente, l’ingresso nell’albergo all’SDP, ad Arsen Bauk e a Nenad Stazić”, ha dichiarato Teo Zdilar che si è firmato in calce al controverso cartello e che nel corso di una delle dichiarazioni rilasciate ai giornalisti ha affermato che Fiume pullula di jugoslavi mentre a Imotski vivono croati puri.

«Non chiedo nulla ai politici»

“Nessun partito e nessun politico – ha dichiarato Zdilar al quotidiano Slobodna Dalmacija – non mi hanno dato ciò che possiedo. Tutto quello che ho lo abbiamo creato mio padre, io e mio figlio. Non ho bisogno di nulla e non chiedo niente a nessuno. Sono il padrone di me stesso e allo Stato pago regolarmente le tasse e le imposte”. Davanti alle telecamere dell’emittente Nova TV, Zdilar ha puntualizzato di non essere pentito e di non avere alcuna intenzione di scusarsi.

Tutta colpa del Carnevale…

Nell’illustrare i motivi che si celano dietro al suo gesto, Zdilar non ha celato l’insoddisfazione per il modo nel quale Arsen Bauk ha reagito al fatto che durante il Carnevale dell’anno scorso a Imotski è stato dato alle fiamme un pupazzo raffigurante il suo collega di partito l’ex parlamentare Nenad Stazić. Ha osservato che mai in 150 anni di storia nessuno ha osato proibire il Carnevale di Imotski, neppure durante gli anni del comunismo più duro. “E ora in democrazia si presenta qui Bauk a sporgere denunce contro gli organizzatori del nostro Carnevale. E Stazić, lo abbiamo sentito come parlava del Paese quando era al Sabor. Ecco sono questi i motivi che mi hanno spinto a vietare a loro in modo particolare di entrare nel mio albergo, nella mia proprietà. Se mai dovessero venire a Imotski nel mio hotel non potranno accedere”, ha dichiarato Zdilar.
Interpellato in merito alla vicenda Arsen Bauk ha detto che l’albergatore di Imotski ha diritto di criticare sia la maggioranza sia l’opposizione.
Al suo contestatore ha però suggerito di riformulare il testo del cartellone sostituendo la formula “vietato l’ingresso” con “non sono i benvenuti”. Ai microfoni della Radio croata (HR) Arsen Bauk ha espresso la sensazione che la vicenda sia dovuta alle sue dichiarazioni rilasciate in merito al Carnevale di Imotski, ossia al rogo dei pupazzi raffiguranti una coppia gay ritratti assieme a un bambino sul cui volto era stata affissa la foto di Nenad Stazić.

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