8 marzo. Diritti delle donne: la strada è ancora lunga

Foto: Ivo Cagalj/PIXSELL

In occasione dell’8 marzo, Festa internazionale della donna, le massime cariche dello Stato hanno porto gli auguri a tutte le cittadine croate, rilevando l’importanza del loro ruolo nella società. Le associazioni civili, invece, hanno sottolineato le disparità di trattamento e l’aumento dei casi di violenza nei confronti delle donne.
Il Presidente Zoran Milanović ha fatto una netta distinzione tra le “donne forti e combattive, pronte a colpire ogni violento in un determinato posto. Ci sono poi quelle che recitano”. Alla domanda se le donne abbiano diritto a essere protette, il Presidente ha risposto: “Le insegnanti hanno bisogno di protezione, come le assistenti che devono navigare in un sistema poco trasparente e dipendono da colleghi più anziani, ma non sono sufficientemente interessanti perché 30 telecamere siano puntate su di loro. Queste donne hanno bisogno di essere protette, non quelle che si atteggiano a vittime”.
Il presidente del Sabor, Gordan Jandroković, ha osservato che “particolarmente in questo giorno dobbiamo ringraziare ed esprimere rispetto verso tutte le donne, per il loro quotidiano contributo allo sviluppo e alla nobilitazione della nostra società”.
Il premier Andrej Plenković, nel porgere gli auguri, ha evidenziato di voler contribuire con più determinazione alla parità di trattamento in Croazia, attraverso una serie di misure per una più massiccia assunzione delle donne, il conseguimento di pari condizioni nel mondo del lavoro, nonché con misure demografiche, ma soprattutto con una decisa lotta contro ogni forma di discriminazione e violenza.
Le rappresentanti di tre centrali sindacali (Confederazione dei sindacati autonomi, Matrix dei sindacati croati e Sindacati indipendenti) hanno rilevato che la Croazia non ha ancora ratificato la Convenzione 190, sull’eliminazione della violenza e delle molestie nel mondo del lavoro. Hanno ricordato che tale documento tutela meglio le lavoratrici sia per ciò che concerne le molestie sessuali, sia la discriminazione in gravidanza, sottolineando che ancor oggi le donne in stato interessante vengono licenziate, oppure vengono loro decurtate le ferie, o ridotta la paga e così via. Un altro problema da prendere in considerazione è il fatto che, a causa della pandemia, molte donne lavorano da casa. Le violenze subite durante queste ore di lavoro, vengono considerata violenza in famiglia, o sul posto di lavoro?

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