Il Governo sloveno ha compiuto un passo diplomatico significativo e inequivocabile, dichiarando il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, persona non grata e vietandogli l’ingresso nel Paese. La decisione, presa in una sessione di gabinetto svoltasi oggi, giovedì 25 settembre, estende le misure già adottate in precedenza contro altri membri del Governo israeliano.
La segretaria di Stato presso il Ministero degli Esteri, Neva Grašič, ha giustificato la mossa richiamando l’attenzione sui “procedimenti in corso contro Netanyahu per crimini di guerra e crimini contro l’umanità”. Grašič ha specificato che la decisione fa seguito alle conclusioni della Corte internazionale di giustizia del 19 luglio 2024, che aveva stabilito come “diverse politiche e pratiche israeliane violassero sia il diritto internazionale umanitario sia i diritti umani”.
Il Governo sloveno ha chiarito il messaggio dietro il provvedimento: “Con questa decisione, l’Esecutivo invia un chiaro messaggio allo Stato di Israele che la Slovenia si aspetta un coerente rispetto delle decisioni dei tribunali internazionali e del diritto internazionale umanitario”, si legge in una nota diffusa su X.
Questa azione rafforza l’impegno di Lubiana verso il diritto internazionale, le Nazioni Unite e i diritti umani. La misura segue la dichiarazione di luglio, che aveva già bandito due ministri estremisti israeliani, Itamar Ben-Gvir (Sicurezza nazionale) e Bezalel Smotrich (Finanze).
La Slovenia, Paese membro dell’Ue che l’anno scorso ha riconosciuto lo Stato di Palestina, ha già adottato posizioni dure nei confronti di Israele. Ad agosto aveva imposto un embargo sulle armi e un divieto di importazione di merci prodotte nei territori palestinesi occupati, come riportato dall’agenzia Reuters.
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