Variante Omicron, sintomi e durata: cosa dicono gli studi

Più contagiosa, con un’incubazione più rapida, ma con sintomi meno gravi rispetto alla Delta. A delineare il quadro sulla variante Omicron, responsabile dell’impennata di contagi in Europa, gli studi sulla nuova mutazione del coronavirus con l’analisi dei dati in arrivo dai Paesi del mondo. Sulla nuova mutazione, gli elementi più recenti sono legati alla durata dell’incubazione e sono contenuti in uno studio pubblicato negli Stati Uniti dai Cdc (Centers for Disease Control and Prevention).

Potrebbero essere necessari solo 3 giorni prima che le persone mostrino i segni dell’infezione, diventino contagiose e risultino positive, secondo quanto emerge dal periodo di incubazione mediano osservato in un cluster formato da una famiglia di 6 persone. Sono trascorse circa 72 ore tra la prima possibile esposizione del caso 1 – un uomo di 48 anni non vaccinato, rientrato da una conferenza in Nigeria – al e l’insorgenza dei sintomi.

Considerando che il periodo di incubazione mediano del coronavirus originario è stato descritto come uguale o superiore a 5 giorni e risulta più vicino a 4 giorni per la variante Delta, i tempi di Omicron appaiono quindi accelerati rispetto alle altre mutazioni. L’indagine condotta dagli autori del lavoro scientifico in questione ha evidenziato tra l’altro un paziente che si è reinfettato anche dopo vaccinazione completa, 4 pazienti che si sono reinfettati e uno al primo contagio.

L’osservazione del cluster al centro dello studio ha evidenziato una sindrome clinica simile o più lieve rispetto a quella associata a precedenti varianti. I dati e l’osservazione dei pazienti, praticamente in tutto il mondo, hanno permesso di approfondire e arricchire progressivamente le conoscenze. Le prime indicazioni sono arrivate dal Sudafrica e in maniera più massiccia dalla Gran Bretagna. I sintomi più comuni riportati e archiviati dall’app ZOE COVID, che si è trasformata in un prezioso archivio Oltremanica, sono stati naso che cola, mal di testa, stanchezza con dolori muscolari, starnuti e mal di gola. Vengono segnalati casi di nausea e diarrea. Rispetto alla versione ‘tradizionale’ del covid, associato in particolare alla variante Delta, appaiono meno frequenti le segnalazioni alla perdita di olfatto e gusto, sintomi ‘spia’ della malattia nelle precedenti ondate.

I sintomi più lievi rischiano di essere confusi con sindromi da raffreddamento, quindi, molto comuni nei mesi invernali e decisamente diffusi tra i bambini. Il recupero dalle comuni malattie da raffreddamento avviene nel giro di 10 giorni, secondo i Centers for Disease control negli Stati Uniti. Le persone immunodepresse o affette da asma e patologie respiratorie, però, rischiano di arrivare a sviluppare malattie più serie, come la polmonite.

“L’efficacia nel prevenire la diagnosi e i casi di malattia severa – si legge nel report esteso Iss sull’andamento del coronavirus in Italia – sale rispettivamente al 86,6% e al 97,0% nei soggetti vaccinati con dose aggiuntiva/booster”. Inoltre, “rimane elevata l’efficacia vaccinale nel prevenire casi di malattia severa, in quanto l’efficacia del vaccino nei vaccinati con ciclo completo da meno di 90 giorni e tra i 91 e 120 giorni è pari rispettivamente al 95,7% e 92,6%, mentre cala all’88% nei vaccinati che hanno completato il ciclo vaccinale da oltre 120 giorni”, spiega l’Iss.

S'informano i gentili lettori che tenuto conto delle disposizioni dell'articolo 94 della Legge sui media elettronici approvata dal Sabor croato (G.U./N.N. 111/21) viene temporaneamente sospesa la possibilità di commentare gli articoli pubblicati sul portale e sui profili sociali La Voce.hr.