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    Redazione

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    «Credo nelle qualità delle persone»

    Dicembre 14, 2018

    UMAGO | È capodistriana ma umaghese di residenza, Marina Paoletić, la nuova responsabile dei Settori Cultura e Teatro, Arte e Spettacolo della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana. Due settori importanti, storici, fondamentali per la nostra Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia. Dopo una laurea specialistica in Storia dell’arte e conservazione dei beni artistici e architettonici presso l’Università degli Studi di Udine e successivamente un corso d’aggiornamento per l’acquisizione delle competenze psicologico-pedagogiche presso l’Università “Juraj Dobrila” di Pola, si dedica alla docenza, insegnando storia dell’arte alla SMSI “Leonardo da Vinci” di Buie e al Ginnasio “Antonio Sema” di Pirano. Nel suo lungo curriculum vanta, tra le altre esperienze, anche la pubblicazione del volume “Un mare, una barca e tante storie” (Associazione degli amanti del mare e dei beni culturali “Batana salvorina”, Umago 2017, pp.96), scritto da lei in collaborazione con Silvano Pellizon e Christian Petretich. Inoltre, si è occupata di ricerche sulle nobili famiglie Sabini e Grisoni, studiando i loro intrecci matrimoniali, gli interessi, i loro palazzi capodistriani e le loro proprietà agresti, in particolare Daila.

    Marina Paoletić ha raccolto le redini del settore da Marianna Jelicich Buić, assumendo l’incarico lo scorso agosto. L’abbiamo contattata per un’intervista.
    “Ho assunto l’incarico in maniera molto inaspettata, spinta dalla volontà di mettere in pratica le conoscenze che possiedo – esordisce Marina Paoletić –. È una sfida intesa a portare dei miglioramenti nelle tante manifestazioni culturali che contraddistinguono la nostra realtà comunitaria”.

    Quali sono questi miglioramenti?

    “Quale storica dell’arte non posso non riferirmi all’Ex Tempore di Grisignana, alla quale desidero non solo portare più artisti ma creare anche un luogo di condivisione e di contatto tra gli artisti, che serva da spunto, poi, per poter lavorare insieme. Sono dell’avviso che da unione e confronto emergano nuove realtà e idee artistiche. Per il Concorso d’arte e cultura ‘Istria Nobilissima’ vorrei che ci fosse una maggiore diffusione e riflesso delle qualità artistiche di tutti coloro che vi partecipano. Non a caso con la cerimonia di premiazione – in programma questa sera alla Comunità degli Italiani di Torre –, sarà allestita una mostra di tutte le opere premiate. Una pratica che era assente da diverse edizioni”.

    Quali sono le linee guida su cui intende basare il suo mandato?

    “La linea principale consisterà nell’avvicinare maggiormente i giovani alle nostre manifestazioni. Mi riferisco a tutti gli eventi, non solo all’Ex Tempore o a Istria Nobilissima, ma anche a Voci Nostre, al Festival dell’istroveneto, alle attività musicali e ad altre manifestazioni. Quello che intendo fare è di avviare un processo di rinascita per quanto riguarda i giovani, riattivarli, renderli partecipi e offrire loro degli sbocchi concreti per quelle che sono le possibilità offerte dalla CNI. La mia idea, o meglio indole, è di valorizzare le varie attività portate avanti dall’UI, e di arricchirle con una ventata di novità. Ci sono tanti giovani che possiedono una moltitudine di talenti. Vorrei aiutarli a esporsi e farli avere un maggiore ruolo nelle varie attività che svolge l’UI; creare un trampolino di lancio per tante realtà culturali in tutti i sensi”.

    Nello specifico a che cosa aspira?

    “Quello che desidero proporre, che è poi un’idea maturata in seguito della pubblicazione legata alla ‘Batana salvorina’ – ‘Un mare, una barca e tante storie’, che ho scritto insieme a Silvano Pelizzon e a Christian Petretich, concerne la ricostruzione di una memoria comune, fatta da persone semplici, che in certi luoghi è ancor sempre assente. In altre parole, desidero allacciare maggiormente i contatti non solo tra rimasti ed esuli, ma anche tra giovani e meno giovani per recuperare attimi di vita vissuta, tradizioni, mestieri e tutto quello che può emergere da tali punti d’incontro. Questa pubblicazione è stata per me un’esperienza bellissima perché nel realizzarla c’è stato un vero e proprio contatto tra generazioni, realtà e scelte diverse. E grazie alla quale sono poi emersi spaccati di vita e tantissime storie di gente semplice che solitamente non vengono raccontate e che senza una precisa documentazione scritta o video, rischierebbero di andare perse per sempre. Credo che ogni nostra CI possa lavorare e adoperarsi per far emergere simili iniziative. Insomma dare una forma alla memoria storica-orale, alla nostra identità, per tramandarla alle generazioni future”.

    Quali sono i finanziamenti su cui può contare il suo settore?

    “Siamo ancor sempre nella fase di realizzazione del Piano finanziario. Tuttavia posso dire che i presupposti economici sono più o meno quelli degli anni passati. Non ci sono grandi variazioni rispetto all’anno precedente. Per cui spero di poter creare queste attività perché credo molto nelle qualità delle persone e nei loro buoni propositi”.

    Qual è il rapporto con il Dramma Italiano?

    “La compagnia di prosa in lingua italiana non è più sotto l’ingerenza del Settore Cultura e Teatro, Arte e Spettacolo, ma rientra nella sfera delle istituzioni della CNI. Sono comunque molto contenta delle nuove linee guida del direttore Giulio Settimo. Allo stesso modo sono soddisfatta delle idee e delle attività che la compagnia di prosa in lingua italiana di Fiume sta realizzando per i nostri ragazzi. Soprattutto della scelta di insegnare l’importanza di frequentare il teatro. Valori che spesso diamo per scontati, ma che in realtà mancano”.

    Le opere premiate a Istria Nobilissima e all’Ex Tempore negli ultimi anni finivano depositate negli spazi dell’UI. Non crede che meritino di essere esposte?

    “È un vero peccato che le opere siano rinchiuse tra le quatto mura del magazzino. La mia idea, con il supporto del presidente della GE, Marin Corva, è di allestirle nelle sedi delle varie Comunità degli Italiani in modo da valorizzarle al massimo”.

    Una digitalizzazione delle opere porterebbe a un’ulteriore vita online?

    “In realtà tutte le opere sono state fotografate, e quindi digitalizzate per le varie antologie. Purtroppo queste non sono ancora fruibili. Sì, è vero, si potrebbe creare un apposito sito Internet, per renderle visibili in maniera molto più ampia”.

    Una «Martinuzzi» sintonizzata alla perfezione con il Natale

    Dicembre 13, 2018

    ​Perfettamente sintonizzati con il Natale nell’elogiare i sentimenti più veri, ricchi d’amore e d’amicizia, di speranza, di fiducia, da non perdere mai: così l’altra sera, gli alunni della Scuola elementare italiana “Giuseppina Martinuzzi”, che alla Comunità degli Italiani di Pola hanno salutato in bellezza il primo semestre dell’anno scolastico (che sta per chiudere), celebrando assieme le prossime festività. Scaletta dello spettacolo improntata sui messaggi augurali, luci e colori di una giovane età che ha sicuramente smascherato i dolci inganni, ma che continua a lasciarsi cullare dall’atmosfera di magia e di bontà, tipica di questo periodo quando essa si manifesta spontanea. Annunciati uno per uno dai bravi presentatori Matej Beltrame e Santiago Fosco, i protagonisti del Natale scolastico 2018 si sono alternati pimpanti sul palcoscenico, facendo largo ai flautisti dell’orchestrina delle classi inferiori, che hanno regalato viaggio ed evasione sulle note di “Colline scozzesi” e “Sognando i tropici“.

    Tornando all’atmosfera dell’Avvento, la Filodrammatica delle classi inferiori si è posta la domanda “Ma chi è che li porta i doni?”, diffidando della frottola degli strani personaggi con saccocce piene di strenne (San Nicolò, Babbo Natale e la Befana), mentre sono i genitori a dover sganciare soldini per mantenere in vita la magia prima che il disincanto faccia franare tutto nell’età adulta.
    Sul palcoscenico pieno di bimbi in pantofole e pigiamino, si è celebrato il mese di dicembre, pieno di feste e cioccolatini, poi una dolce danza classica dedicata a Santa Lucia, seguita dall’agguato a Babbo Natale, con videocamere appostate per vedere se il vegliardo arriva davvero, la storiella della bancarotta capitata alla bottega della Befana, il trenino dei bimbi che portano regali alla pediatria, all’orfanotrofio, al piccolo Francesco, il cui papà è rimasto senza lavoro. Concludendo con il balletto rap, per uno spettacolino che indubbiamente ha saputo cogliere nel segno non solo la festa, ma anche le difficoltà del momento di crisi economica per le famiglie (leggi crollo della cantieristica polese). Bello anche l’intermezzo danzante di Andrea Delmonaco (VII classe) a ritmo di Apologize one republic”, cui ha dato il cambio il Coro delle superiori interprete di “Yesterday” e “Così celeste” (Zucchero).

    Spassoso Dante (chi l’avrebbe mai detto)

    Ma il buon umore è letteralmente esploso con la parodia dell’Inferno” di Dante, proposta dalla Filodrammatica delle superiori. Tutt’altro che pretenziosa e molto arguta l’idea di scendere negli inferi per trovare le anime castigate degli allievi peccatori. Dante, raccogliendo asparagi nel bosco, s’imbatte nella lupa, nel leone e... nell’ornitorinco. Poi incontra Virgilio scambiandolo per Walt Disney nella scritta della città di Dite, presa per graffito.
    In ogni caso, la retta via è smarrita, causa le troppe ore trascorse su Internet invece di finire di scrivere la sua Divina opera. E via a incontrare i lussuriosi (innamorati-dipendenti dei telefonini), i golosi (condannati a ingoiare gallette di riso soffiato), gli smemorati senza compiti (che dovono portarsi in groppa insufficienze giganti), i chiacchieroni della classe (incerottati e mugugnanti). Assolto il piccolo disguido tecnico (leggi temporanea sparizione del simpatico protagonista), anche la filodrammatica della Sezione di Sissano si è fatta valere con i “Miracoli de Nadal” tutti compiuti “in sissanez” e con tocco di magica spigliatezza. Saluti finali del coro delle classi inferiori con “La lettera” e “Sorrido e canto”. Alla realizzazione dello spettacolo hanno contribuito gli insegnanti Alessandro Lakoseljac, in qualità di regista e per la preparazione della Filodrammatica delle superiori; Samanta Rocco Popović, nella direzione dei cori scolastici e dell’orchestrina di flauti; Emanuela Delmonaco Sudulić e Sinajda Perković Matošević per la Filodrammatica delle inferiori e Livia Tesser per la Sezione periferica di Sissano.

    Mišković: Fedeli allo slogan «Insieme siamo il Rijeka»

    Dicembre 10, 2018

    La tradizionale festa di fine anno, denominata “Insieme siamo il Rijeka”, organizzata ieri sera nel centro sportivo di Rujevica e che ha visto la partecipazione di circa 600 invitati tra i quali giocatori, staff tecnico e dirigenti, ma anche diversi esponenti della vita sociale, culturale e politica della città e della regione, è stata l’occasione per rivivere quanto successo negli ultimi dodici mesi, che non si possono assolutamente paragonare, in termini di risultati, con quelli del 2017. Ai festeggiamenti e alle scene di trionfo hanno fatto seguito un po’ di delusione e rassegnazione, il tutto “macchiato” da una guerra silenziosa (e a momenti nemmeno tanto) tra gli ultrà fiumani e la società, nella fattispecie il presidente Mišković. Motivo? Non avere respinto le dimissioni di Matjaž Kek, considerato un beniamino della “curva” e, ancora peggio, avere nominato al suo posto Igor Bišćan, etichettato come un ex Dinamo e pertanto poco idoneo (e anche indegno, a sentire la tifoseria organizzata) a guidare il Rijeka.
    In un certo senso è stato proprio questo il momento topico del 2018 calcistico fiumano: la partenza dopo cinque anni del tecnico sloveno, artefice di tanti trofei e di oltre 200 presenze in panchina. E quando un allenatore dà le dimissioni, oppure viene esonerato, l’atmosfera che viene a crearsi è quasi sempre negativa, anche se va detto che dall’arrivo di Igor Bišćan la squadra ha ritrovato entusiasmo e, ciò che più conta, sono arrivati anche i risultati. Ritornando a Kek, lui alla festa purtroppo non c’era, ma nonostante tutto resterà una figura storica del calcio quarnerino. Che poi ami più il campo che esporsi pubblicamente lo sappiamo ormai da tempo. A Rujevica non lo hanno dimenticato e il direttore Luka Ivančić lo ha ricordato e ringraziato durante il suo intervento.


    L'articolo completo sull'edizione di domani della Voce del Popolo 

    «La Coppa è un obiettivo reale»

    Dicembre 04, 2018

    Quando mancano ancora 20 partite da giocare un campionato non può considerarsi del tutto chiuso, anche se la squadra in vetta ha 9 punti di vantaggio rispetto alle immediate inseguitrici. La Dinamo di quest’anno, però, non sembra intenzionata a concedere chance agli altri per cui, obiettivamente, sarà dura per chiunque colmare il divario nel punteggio. La speranza è l’ultima a morire, ma nel frattempo è necessario puntare su altri obiettivi, anzi uno: la Coppa Croazia.
    Dietro la capolista ci sono al momento, a pari punti in classifica, Lokomotiva e Rijeka, squadre che si incontreranno due volte nel giro di pochi giorni. Stasera alle 19.30 in via Kranjčević a Zagabria c’è in palio la semifinale di Coppa Croazia, una gara secca dall’esito tutt’altro che scontato. Il Rijeka, forse, si trova in un momento migliore, con una serie di sette risultati utili consecutivi, di cui sei vittorie, mentre la Lokomotiva sembra un po’ in affanno, con un solo punto nelle ultime tre uscite. Sabato le due formazioni si incontreranno a Rujevica nella quindicesima giornata di campionato.
    Intanto, la “cura Bišćan” sta facendo effetto: riporta il sorriso sui volti dei giocatori e di buona parte dei tifosi, tranne quelli (l’Armada) che continuano a contestarlo, con i bengala lanciati in campo e con il silenzio. Nella trasferta al Gradski vrt il Rijeka ha battuto di misura l’Osijek, ma con il gioco e la determinazione avrebbe meritato molto di più. Riuscire a concludere per 14 volte (11 nello specchio della porta) non è semplice contro nessuno, soprattutto se si gioca in casa di una squadra che ti precede in classifica. Anche il tecnico della squadra slavone Zoran Zekić ha sottolineato più i meriti dei fiumani che i demeriti dei propri giocatori, in chiara difficoltà contro un avversario mai così sicuro di sé. “Stando ai numeri, probabilmente, si sarebbe potuto segnare qualche gol in più – ammette Bišćan –, però dobbiamo riconoscere i meriti del portiere dell’Osijek Malenica, che ha compiuto una serie di miracoli. Mi preoccupano di più quelle situazioni in cui non si è arrivati alla conclusione, lì dove si è sbagliato l’ultimo passaggio che può creare una limpida occasione da gol. Con l’Osijek ci sono state 4-5 situazioni di questo tipo. Con qualche gol in più non saremmo stati costretti a soffrire nei minuti conclusivi”.
    In tutte le partite il Rijeka è andato in gol. Ne ha anche preso qualcuno di troppo, frutto di errori grossolani, l’ultimo dei quali quello di Mamić a Osijek, preceduto da Escoval al Drosina contro l’Istra 1961. “Credo che siano stati soltanto dei momenti di black out, che spero non si ripetano ancora. Per il resto tutto funziona piuttosto bene”, ha precisato ieri il tecnico del Rijeka a Radio Fiume. Con Bišćan è uscito alla grande da un periodo non particolarmente convincente anche l’attaccante Antonio Čolak, sempre a segno da quando c’è il nuovo allenatore, tranne che in occasione del pareggio con l’Hajduk. “Per certi versi è come Mandžukić, con la stessa grinta e mentalità. È uno che lotta, che non demorde mai e che merita di trovarsi al centro dell’attenzione. Secondo me, per dire qualcosa che non sia una lode sul suo conto, pur segnando sbaglia più di quanto vorrei. Devo dire qualcosa – ha aggiunto scherzosamente il tecnico –, affinché non si monti troppo la testa”.
    Oggi ci vorrà uno come lui per superare la Lokomotiva nei quarti di Coppa, una squadra tradizionalmente ostica. Bišćan la vede così: “È una squadra viva, insidiosa in fase offensiva e con alcune ottime individualità. La posizione che gli zagabresi occupano in classifica non è casuale. Sono un po’ in difficoltà nelle ultime settimane, ma non credo che sia un motivo sufficiente per non prenderli molto sul serio. Siamo un po’ stanchi, però dopo tutto quello che abbiamo fatto finora non posso che essere ottimista”. Dal 30 ottobre 2016, nella stagione del titolo vinto dai fiumani, non si riesce a vincere a Zagabria con la Lokomotiva. Le partite di Coppa sono spesso speciali e tendono a smentire i bookmaker. Il Rijeka oggi non può permettersi di sbagliare. La Coppa è l’unico trofeo per il quale ci sono delle discrete chance. “È l’occasione migliore per conquistarlo e noi ce ne rendiamo conto. Ci prepariamo intensamente per questo”.

    Omaggio al dialeto fiuman coi versi di Mario Schittar ed Egidio Milinovich

    Dicembre 03, 2018

    Un omaggio al dialetto, questa sera alle ore 18.30, alla Comunità degli Italiani di Fiume, con una serata letteraria in cui verranno presentate due nuove pubblicazioni dell’EDIT, appena uscite nella collana “Altre lettere italiane”: le sillogi poetiche “Rime de Fiume”, di Mario Schittar, noto anche come Zuane de la Marsecchia, e “Joze fiumane”, di Egidio Milinovich. Alla presentazione letteraria prenderanno parte pure le autrici delle introduzioni, Kristina Blecich (“Joze fiumane”) e Martina Sanković-Ivančić (“Rime de Fiume”).
    Mario Schittar, vissuto a fine Ottocento, è il primo poeta fiumano in assoluto ad aver pubblicato i suoi versi dialettali; era borsista cittadino e studente della prestigiosa Accademia di Belle Arti di Venezia; Egidio Milinovich fu operaio del Silurificio e della Manifattura tabacchi. Entrambi nati e vissuti nella Zitavecia di Fiume, uno in Marsecia e l’altro in Barbacan, hanno coltivato sempre un grande amore sia per la città, che per il dialetto fiumano. Per l’EDIT, aver potuto realizzare queste due raccolte di versi, con il sostegno del Consiglio per le minoranze nazionali della Repubblica di Croazia, è stata un’operazione gratificante ma soprattutto culturale, importante per trasmettere alle odierne e future generazioni la testimonianza di una Fiume che non c’è più, ma anche di un linguaggio che negli ultimi decenni si è evoluto, è cambiato e, purtroppo, viene usato sempre meno. Nel corso della serata, entrambi i libri saranno messi a disposizione del pubblico, che li potrà sfogliare, consultare oppure acquistare a un prezzo di favore (69 kune), o successivamente alla cartolibreria EDIT (89 kn).
    Egidio Milinovich esprime in versi dialettali di immediato impatto la passione per la città natale, la sua Fiume degli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso. Le poesie in fiumano cristallizzano valori quali le tradizioni, i sentimenti, le persone che costituiscono un bagaglio ereditario da tramandare di generazione in generazione. La sua è una testimonianza diretta e genuina documentata a partire dalle prime poesie della raccolta. “La mia contrada”, “Adio Zitavecia mia!”, “El nostro tram”, “La mia zità”, mediante versi de storia del viver fiuman introducono il lettore alla presente edizione. Sono dedicate a bambini e ragazzi le divertenti “Un pusicio sul radiceto”, “El gatisin”, “Fregole de pasta”, “Adio vacanze”, “Indovinello e “Nonno inverno per… tutti?”
    Il presente volume è una lettura piacevole e divertente per tutti gli amanti o parlanti il dialetto fiumano.
    Mario Schittar, la cui breve esistenza fu troncata all’età di 28 anni, con i suoi scritti dialettali raggiunse già tra i contemporanei una larga popolarità. Il primo libro da lui pubblicato (1888), in cui vengono accostate due opere a sé stanti è una commedia: “El trionfo de S.Micciel” e una raccolta di poesie, “I sfoghi del cor”.
    La suddivisione formale interna all’opera teatrale è di quattro atti, formati da un numero disparato di scene, preceduti da un prologo e divisi da sezioni dette ‘intermezzi’. La trama è incentrata sulla necessità di preservare la statua di San Michele (San Micciel), ma anche sul desiderio di realizzare le unioni e i matrimoni bramati.
    Nella raccolta di rime amorose tornano imperiosi i riferimenti all’amore, in tutte le sue forme. Torna il motivo della donna frivola che ha bisogno del denaro per soddisfare i propri capricci, e compare la figura del cavaliere che, se un tempo uccideva per amore, ora lo fa per il salario.

    Una tragedia umana e fiumana del XX secolo

    Dicembre 01, 2018

    “Il 2 dicembre del 2018 ricorre il primo centenario dell’emissione di francobolli ungheresi in filler e corone con la sovrastampa FIUME. Le emissioni fiumane attirarono subito l’attenzione dei collezionisti in tutto il mondo e fecero nascere in quella città un fiorente commercio filatelico in cui si distinse Edmondo Granitz, già membro del locale circolo filatelico, con negozio nel centralissimo Corso. Granitz, di religione ebraica, era nato nel 1896 a Gyor in Ungheria (Raab in tedesco) e assieme al fratello Rodolfo si era trasferito a Fiume, a quel tempo ungherese: dopo la Prima Guerra Mondiale Rodolfo ottenne la cittadinanza italiana, mentre Edmondo, che l’aveva chiesta nel 1928, non ebbe mai risposta. Quando nel 1924 la città di Fiume passò all’Italia Granitz continuò la sua attività pubblicando anche un listino di prezzi di Italia, San Marino e Fiume. Purtroppo, a causa delle infami leggi razziali, a Rodolfo Granitz (con il nome italianizzato in Grani) venne tolta la cittadinanza italiana, e nel 1940 vennero ambedue internati come ebrei apolidi, Edmondo a Campagna (Salerno) poi a Tortoreto (Teramo) e a Ferramonti (Cosenza); Rodolfo a Campagna prima e a Ferramonti poi.”. Lo scrive il Sen. Carlo Giovanardi, presidente dell’associazione Fiume 1918-2018, in un articolo pubblicato sul numero 86 della rivista L’arte del francobollo, la cui pubblicazione ha preceduto di pochi giorni l’inaugurazione, nella galleria del Cavalcavia – Vittoriale degli Italiani, della mostra di filatelia e storia postale intitolata “Fiume 1850-2018. La filatelia fiumana fra mito, storia ed economia 1918-1924”, che si prospetta come una delle più importanti degli ultimi anni, anche per il valore unificante che essa sta assumendo.

    I legami con Palatucci

    Nel testo, frutto di una ricerca fatta da Giovanardi sui fratelli Granitz e sulla loro attività filatelica, si ricorda che è giunto fino ai nostri giorni “un carteggio fra Rodolfo, che si firma Grani, e il vescovo di Campagna, mons. Giuseppe Maria Palatucci, per ottenere, tramite la segreteria di Stato Vaticana, il trasferimento in una sede di internamento meno disagiata al Sud, poi ottenuto, e successivamente ad Abano Terme e Lonigo di Vicenza”. A riguardo l’autore ricorda che “il Vescovo di Campagna era lo zio del vicequestore di Fiume Giovanni Palatucci, morto a Dachau nel 1945, dopo essere stato arrestato dai tedeschi per l’opera di salvataggio di ebrei a Fiume, portata avanti d’intesa con lo zio vescovo”.

    Tornare a Fiume

    "Anche Edmondo in quel periodo si rivolse ripetutamente al Ministero dell’Interno per poter tornare a Fiume ricordando le benemerenze sue e del fratello per aver aiutato, durante la Prima guerra mondiale, come ufficiali dell’esercito Austro-Ungarico, prigionieri e internati italiani, attività per la quale Rodolfo venne anche condannato a morte in Ungheria nel 1919 dai comunisti ungheresi, per il suo sostegno a D’Annunzio e l’aver nel 1925 portato 800 lire all’Opera Pia Fiume vendendo al meglio i francobolli regalati all’Opera dall’ex-governatore di Fiume Generale Giardino. Nelle sue lettere Edmondo chiedeva, in alternativa a Fiume, di essere trasferito in una città grande, per poter continuare la sua attività filatelica. Nel settembre del ‘41 fa nuovamente istanza di tornare a Fiume per un pignoramento di suoi francobolli e marche da bollo di Fiume, dal valore di Lire 3.000, per poter realizzare una cifra congrua e pagare il suo debito con il pignorante. Ancora nel 1941 viene coinvolto in un’altra storia filatelica per la quale si muovono la Prefettura del Carnaro e quella di Milano, per un sequestro avvenuto nel suo negozio a Fiume di migliaia di francobolli dell’Armenia – che gli inquirenti chiamano Armania, emessi nel 1922 e ‘raffiguranti emblemi sovversivi’.

    Per questa tragicomica vicenda Granitz, che in altre occasioni aveva citato in sua difesa colleghi commercianti tra cui Guglielmo Oliva, con negozio filatelico in Genova, interrogato dalla Polizia spiega di aver acquistato i francobolli da un amico ungherese che a sua volta li aveva acquistati dal commerciante Gino Lucca di Milano il quale a sua volta li aveva avuti dall’Anonima Francobolli – scrive Giovanardi –. L’anno successivo, siamo nel 1942, la Prefettura di Milano chiarisce che ‘in occasione della Fiera campionaria del 1935 la locale società Anonima Francobolli aveva fatto ristampare, a scopo di propaganda, dei francobolli ‘del soppresso stato di Armania’ (sic)’, confermando così la versione del Granitz. Ogni richiesta di Edmondo venne sistematicamente respinta perché, a sua insaputa, rapporti di Polizia di Fiume lo accusavano, anche se totalmente incensurato, di essere ‘facinoroso e attaccabrighe’, vicino ad ambienti sionisti e destinatario di “molti reclami pervenuti alla locale Questura, riflettenti la sua attività filatelica”.
    Due fratelli, due destini
    ”Riacquistata la libertà il 10 settembre del 1943 i due fratelli andarono incontro al loro destino. Rodolfo nel 1945 era a Lecce e si trasferì poi in Israele dove fondò un’Associazione di Riconoscenza per Giovanni Palatucci, a cui tanti ebrei dovevano la vita, che contribuì a farlo nominare Giusto tra le Nazioni. Di Edmondo – scrive l’autore dell’articolo – sappiamo che si era aggregato alla 5° armata americana assieme a Nicolò Giani, figlio di Rodolfo, ex-ufficiale della Milizia, anche lui internato come ebreo sino all’8 settembre, che altre fonti dicono aver militato anche nelle formazioni partigiane piemontesi. Nei primi giorni di maggio del 1945, vestito con la divisa americana da combattimento, Nicolò si recò a Fiume con lo zio Edmondo, ma mentre si trovavano nell’ufficio postale vennero arrestati dai comunisti titini e, con l’accusa di spionaggio a favore dell’Italia, tutti e due fucilati dopo essere stati costretti a scavarsi la fossa”.

    Capitale Europea della Cultura

    In conclusione, il Sen, Carlo Giovanardi ricorda che “nel 2020 Fiume sarà Capitale Europea della Cultura. C’è da sperare – scrive – che dalle tragedie del secolo scorso, che la storia di Edmondo Granitz riassume passando dalla spensieratezza di una passione filatelica a vittima delle barbarie del totalitarismo nazifascista e comunista, possa rinascere quella Fiume cosmopolita e tollerante dove – conclude – convivevano croati, italiani, austriaci e ungheresi prima di essere travolta dai folli nazionalismi del XX secolo”.

    Bandiera storica fiumana, due pesi e due misure

    Novembre 29, 2018

    Nei giorni scorsi il ministro dell’Amministrazione, Lovro Kuščević, aveva dichiarato che il saluto ustascia “Per la patria, pronti!” (Za dom spremni!), inciso sulla targa commemorativa delle Forze di difesa croate (HOS) a Jasenovac, rappresenta un semplice simbolo militare. Le sue esternazioni hanno prontamente suscitato aspre polemiche e tra le varie risposte di disapprovazione pervenutegli, ieri è arrivata anche quella del sindaco di Fiume, Vojko Obersnel, attraverso una lettera aperta nella quale, oltre a condannare le sue parole, ha tracciato un parallelo con la storica bandiera fiumana, il cui utilizzo era stato negato dallo stesso dicastero. Riportiamo di seguito alcuni passaggi del contenuto della lettera.
    “Signor ministro, Le voglio ricordare come a Fiume avevate vietato l’utilizzo della bandiera storica tricolore giustificando tale provvedimento con una serie di motivazioni giuridico-formali. Tra queste, avevate inoltre apostrofato l’Associazione Libero Comune di Fiume in esilio, con la quale abbiamo un ottimo rapprto di collaborazione, come un’organizzazione irredentista. Ora, vorrei tanto sapere come mai nella bandiera storica fiumana vedete il simbolo di un’organizzazione irredentista, mentre nel saluto ‘Per la patria, pronti!’ non scorgete invece il simbolo del movimento ustascia? Per Sua informazione, il vessillo tricolore affonda le sue radici nel periodo antecedente alla nascita dei nazionalismi e totalitarismi. In più, lo statuto dell’Associazione non fa alcun riferimento all’annessione di Fiume all’Italia. Infine, indipendentemente dalla futura sorte della bandiera storica fiumana, anche se sono fermamente convinto che questa un giorno tornerà nuovamente a essere la bandiera ufficiale della città, mi preme sottolineare come un ministro non possa prendersi la libertà di parlare con nonchalance del movimento ustascia e dello Stato indipendente di Croazia (NDH), condannato da tutti i Paesi del mondo”.

    Domani apre la Fiera del libro

    Novembre 28, 2018

    Domani a mezzogiorno in punto apre i battenti la 24.esima edizione della Fiera del libro, l’appuntamento per eccellenza del settore nella Regione Istriana. Per l’occasione abbiamo intervistato Magdalena Vodopija, che fin dagli inizi organizza l’evento che fa convogliare a Pola centinaia di editori, scrittori e migliaia di visitatori.

    "In tutte le storie, come nella vita, la longevità è qualcosa di sottinteso, ma non se ne parla. All’inizio vivevamo per il momento nel quale soltanto in parte avevamo proiezioni e strategie che ora sembrano essenziali quando date vita a un progetto. Quel periodo lo chiamo ‘L’età dell’innocenza’. Erano momenti difficili nei quali il libro si muoveva verso direzioni insolite. All’epoca i libri erano emigrati dalle biblioteche e come i giornali erano in strada, sembrava che in un batter d’occhio sarebbero entrati nella società del consumismo neoliberale. Ciò comunque non è successo. Crediamo che qui in Istria, alla Fiera del libro, con il nostro modo di fare, siamo riusciti a mantenere il libro come qualcosa che abbia valore”.
    Quali sono le caratteristiche di quest’edizione che durerà un giorno in più rispetto al passato?
    “La Fiera cambia e non cambia. È bello cambiare, ma non accorgersene, anche se quest’edizione sembra essersi imbarcata in acque filosofiche e teoriche. Anche quest’anno vengono a trovarci scrittori importanti, tra i quali alcuni conosciutissimi e importanti, come pure degli autori dei quali appena a fine evento si capisce la dimensione. Sia il premio Nobel Wole Soyinka, sia gli autori debuttanti, hanno le stesse luci della ribalta e lo stesso trattamento alla nostra Fiera. Stesso discorso per Peter Sloterdijk, uno dei maggiori filosofi di oggi e per i giovani scrittori dell’Istria. La più grande novità di quest’anno è l’allestimento curato da Vlatka Balinčić. È lei che ha trasformato la Casa delle Forze Armate in una grandissima biblioteca, una di quelle che non esistono più. Di quelle che abbiamo soltanto nella memoria”.

    (l'intervista completa a firma di Giuliano Libanore sull'edizione di domani della Voce)

    Pola. Vaccino antinfluenzale: altre dosi in arrivo

    Novembre 28, 2018

    L’antinfluenzale di quest’anno non è mai stata così massiccia, tanto che accanto alle 15mila dosi di vaccino trivalente già consumate negli ambulatori della medicina generica dell’Istria, il Servizio d’Epidemiologia dell’Istituto per la salute pubblica regionale è in attesa di altre 480 dosi, che una volta arrivate a Pola, verranno distribuite ai medici di famiglia. “Tanto interesse per la profilassi lo addebiterei al fatto che le persone si rendono perfettamente conto che l’influenza è una malattia seria da cui proteggersi”, lo ha detto la dottoressa Branka Sep Ševerdija del Centro operativo del Servizio epidemiologico, da noi interpellata sull’argomento. È con cautela che al Centro operativo del Servizio epidemiologico regionale ci parlano del primo caso d’influenza in Istria, perché pur essendo stati loro a inviare la segnalazione, il paziente è ricoverato nell’ospedale fiumano.

    (il servizio completo sull'edizione di domani della Voce)

    "Fiume 1850-2018. La filatelia fiumana fra mito, storia ed economia 1918-1924". Inaugurazione domenica al Vittoriale degli Italiani

    Novembre 27, 2018

    "Fiume 1850-2018. La filatelia fiumana fra mito, storia ed economia 1918-1924". Questo il titolo della mostra di filatelia che sarà inaugurata domenica prossima al Vittoriale degli Italiani, a Gardone Riviera (Brescia). La data non è stata scelta a caso, poiché proprio il 2 dicembre ricorre il centenario dalle prime emissioni dei francobolli. Una mostra capace di ricostruire un periodo storico, illustrandolo con la chiave di lettura della posta e della filatelia, settori che all’epoca ebbero un importante ruolo, anche propagandistico.
    Come scrive fiumefil.com, sarà costituita da pannelli, ciascuno da 1x1 metri, capaci di descrivere le vicende storiche e storico-postali, con testi scritti in modo rigoroso, ma semplice e chiaro; saranno associati a francobolli, lettere, cartoline, pacchi, vaglia e altri reperti prestati per l’occasione. Saranno visibili pezzi rappresentativi dell'evoluzione storica della posta sino al 1918 e, quindi, dalla fine della Grande guerra ad oggi. Non mancheranno diverse rarità del settore, alcune mai esposte al pubblico.
    La mostra, che rimarrà visibile fino al 30 aprile 2019, è organizzata dall’Associazione Fiume 1918-2018, in collaborazione con la Fondazione “Vittoriale degli Italiani”, e con il patrocinio del Ministero per i Beni culturali e le Attività culturali e la Regione Lombardia. L’evento sarà presentato giovedì a Milano, nella sede della Regione Lombardia.
    Subito dopo la cerimonia dell’alzabandiera, che avrà luogo nella piazzetta dalmata, domenica 2 dicembre, alle ore 12, interverranno Carlo Giovanardi, presidente dell’Associazione Fiume 1918-2018, Bruno Guerri, presidente della Fondazione “Vittoriale degli Italiani”, Jasen Mesić, Ambasciatore della Croazia a Roma, Vojko Obersnel, sindaco di Fiume, Laszlo Pinter, Console generale d’Ungheria a Verona e Melita Sciucca, presidente della Comunità degli Italiani di Fiume.

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