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    Redazione

    Redazione

    Uljanik. O ristrutturazione o liquidazione

    Ottobre 17, 2018

    POLA | Paura fondata, quella della liquidazione, per il cantiere navale di Pola. Lo scenario di una completa cancellazione della cantieristica dall’area che è campata anche bene, per un secolo e mezzo, d’industria navale, è saltato fuori – in certi momenti a tinte forti, in altri offuscato dal vespaio di mille parole – alla seduta annuale dell’Assemblea societaria dell’Uljanik di ieri. Quando si è rimasti impigliati per ore nella macchina del voto, tanto che con un quorum assestatosi intorno al 67,95 per cento (pari a 2,2 milioni di azioni), gli azionisti (il 47 per cento è rappresentato dagli stessi dipendenti del cantiere, il 25 p. c. dallo Stato o da istituzioni statali) hanno votato via via sfiducia alla direzione e al Comitato di sorveglianza del cantiere. Respingendo di pari passo il Resoconto sull’operato della Direzione per il 2017, proposto dallo stesso Comitato di sorveglianza, e il Resoconto sulla gestione finanziaria della Società, sempre per il 2017, presentato dallo stesso Consiglio direttivo.

    Respinto il Resoconto di gestione

    Giunti al Resoconto di gestione (che come abbiamo già detto è stato respinto avendo ottenuto il 77 per cento di voti contrari), Gianni Rossanda, direttore dell’Uljanik si è rivolto ai presenti affermando la volontà della direzione per il mantenimento del comparto della cantieristica su questi territori. Detta volontà, secondo Rossanda, è stata espressa il 16 febbraio scorso all’Assemblea straordinaria di Scoglio Olivi, quando il gruppo Kermas con l’imprenditore Danko Končar era entrato ufficialmente al cantiere in qualità di partner strategico dell’impianto, proponendo per esso una diversificazione dell’attività produttiva, che in altre parole avrebbe significato la cessione di una parte della costa e dei terreni che si vorrebbe (ancora) fossero trasformati in contenuti rivolti al turismo. Quello che ne fosse rimasto, avrebbe riguardato il Programma di ristrutturazione, ch’è tuttora il nodo dell’aggrovigliata matassa, perché lo Stato, – così Rossanda –, non ha ancora deciso nulla in merito alla manovra che, o ci sarà, oppure sarà la fine per il cantiere di Pola.
    “Dopo il prestito ‘rescue aid’ avallato dall’Unione europea – ha detto ancora Rossanda –, noi avevamo sperato per il meglio. Ovvero che ci sarebbe stata la manovra di ristrutturazione e che avremmo continuato a costruire navi, anche se in una sede più piccola. Nessuno però, ai vertici dello Stato, sembra essersi impietosito. Il ministro dell’Economia (Darko Horvat, nda) straparla: lui il Piano di ristrutturazione non l’ha nemmeno letto, e di cantieristica ha dimostrato di non intendersi affatto dopo avere dichiarato che saremmo intenzionati a produrre 3 navi in due scali: ma quando mai! Il programma è ben più articolato”.

    L’appello al governo

    “Mi appello al governo affinché trovi un nuovo partner strategico oppure approvi la manovra ch’è stata già votata, e mantenga così la cantieristica in quest’area. Con me o senza di me”, ha concluso Rossanda, il quale nel dibattito che è seguito al suo intervento, ha trovato la disapprovazione di parte dei presenti, che hanno dissentito su un punto fondamentale.
    “Come faremo a fare le navi se diamo a Končar l’arsenale?”, ha detto infatti uno dei rappresentanti sindacali nel cantiere, Đino Šverko, dei Metalmeccanici. Per lui una riduzione così drastica dello spazio di lavoro sarebbe una rovina, la morte del cantiere. “Trovino chi entrerà nello stabilimento con un’iniezione finanziaria di tutto rispetto, perché il tempo rimasto sta per scadere. Sono andati via dal cantiere già 500 operai qualificati. Trovino anche il modo di darci la paga, perché la reazione dei dipendenti che vivono del solo salario, potrebbe essere questa volta, più forte che mai”, ha concluso Šverko. In sala, l’intervento di uno degli astanti, che si è presentato come “uno dei tanti piccoli azionisti”, ha suscitato gli applausi dei presenti dopo che lo stesso si è chiesto come è potuto succedere che il cantiere arrivi al punto di dover pregare di essere salvato “da un Končar”. “Ci rimettano in piedi come hanno fatto con l’Agrokor”.
    Serve ricordare a questo punto che nella scorsa assise era stato specificato che il (lungimirante) piano di ristrutturazione studiato dal consiglio direttivo, – un piano poi rivisto e rivisitato – avrebbe cercato di mantenere la produzione in modo da produrre navi tecnologicamente sofisticate in tutti e tre gli impianti dello stabilimento, a Pola, Fiume e Dignano. Si era parlato di 3 o 4 navi all’anno impiegando 3,7 milioni di ore di lavoro con 3.500 dipendenti.

    Copertura della perdita d’esercizio

    Nel corso dell’assise, ha fatto seguito la proposta con la conseguente approvazione, della Delibera che porterà alla copertura della perdita d’esercizio, pari a 1 miliardo 246 milioni 416.460,99 kune; conseguentemente a questo, la perdita è stata ridotta e risulterà essere pertanto in questo 2018, di 995 milioni. La grossa cifra delle perdite include le commissioni delle navi disdette dai committenti in questo periodo di grave crisi.

    [FOTO] Amerigo Vespucci a Trieste

    Ottobre 14, 2018

    La nave scuola Amerigo Vespucci in questi giorni si trova a Trieste. Grande interesse per le visite.

    foto: Iva Superina

    [FOTO] Marronata 2018

    Ottobre 14, 2018

    Incorso la 45.esima edizione della Marronata (Marunada), la tradizionale sagra dei marroni di Laurana.

    foto: Ivor Hreljanović

    Al via le Giornate della cultura italiana

    Ottobre 13, 2018

    FIUME “Da diversi anni la Municipalità è impegnata a costruire un rapporto particolare con la comunità italiana. Un rapporto a beneficio comune, come il progetto di valorizzazione del patrimonio toponomastico di Fiume, presentato ieri (ieri l’altro, per chi legge). Ecco perché saluto con soddisfazione il ricco programma delle Giornate della cultura italiana, che troverà un ampio respiro d’interesse tra i fiumani”, con queste parole il sindaco di Fiume, Vojko Obersnel, ha esordito ieri alla conferenza stampa di presentazione della kermesse organizzata dal Consolato generale d’Italia a Fiume.

    “Non posso che congratularmi con il console Paolo Palminteri e con la sua équipe nella realizzazione di un programma così ricco”, ha continuato il primo cittadino, tenendo a sottolineare che le Giornate, assieme alla lingua italiana, sono un ulteriore arricchimento per la cultura della Città. Da parte sua, il console generale d’Italia a Fiume, Paolo Palminteri, ha ringraziato, in lingua croata, gli organizzatori che partecipano alla realizzazione della manifestazione e in particolar modo il sindaco Obersnel che “dimostra una particolare sensibilità per tutte le minoranze della città, specialmente per quella italiana”. Il console ha rilevato poi che gli eventi di questa settima edizione – che viene organizzata nell’ambito della 18.esima edizione della Settimana della lingua italiana nel mondo – iniziano oggi, sabato 13, con lo spettacolo “Romeo e Giulietta” all’SMSI di Fiume, e si articoleranno fino al 28 ottobre. Gli eventi – teatro, mostre, conferenze e premi – ruotano attorno al tema “L’italiano e la rete, le reti per l’italiano”. “In un’epoca dominata dalle tecnologie digitali, vogliamo presentare a Fiume le conquiste nel campo culturale italiano e in che modo il nostro idioma sia influenzato dalle nuove forme digitali di informazione e di comunicazione sociale”, ha detto il console.
    Marin Corva, presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, ha sottolineato la grande importanza della manifestazione, non soltanto per quanto concerne la diffusione della cultura e della lingua italiane, ma anche per il pregio e lo spessore degli eventi che contribuiscono alla cultura della minoranza italiana di queste terre.
    All’incontro stampa, oltre all’assistente del console, Ileana Jančić, che ha presentato il programma degli eventi, erano presenti anche la direttrice della Galleria Kortil, Jolanda Todorović, il cui ente ospiterà dal 16 al 28 ottobre la mostra fotografica “Bramante è un archistar!”, a cura di Laura Calderoni, con fotografie di Gianluca Fiore; la presidente della Comunità degli Italiani di Fiume, Melita Sciucca, ha parlato della mostra “Un saluto da Fiume/Pozdrav iz Rijeke”, curata da Marija Lazanja Dušević e realizzata dal Museo Civico in collaborazione con il sodalizio di Palazzo Modello e il supporto della Regione Friuli Venezia Giulia e dell’Università Popolare di Trieste.
    Come annunciato, la proficua collaborazione tra la CI e il Civico di Fiume, prosegue anche lunedì 22 ottobre, quando nel Salone delle Feste verrà presentato il libro/catalogo della mostra, “Un saluto da Fiume/Pozdrav iz Rijeke”. Infine, il preside dell’SMSI di Fiume, Michele Scalembra, ha ricordato il Concorso letterario “L’italiano e la rete, le reti per l’italiano”, i cui vincitori saranno premiati il 19 ottobre, all’ex Liceo. (giemme)

    La CNI piange Lauro Dessardo

    Ottobre 12, 2018

    La Comunità nazionale italiana di Fiume è in lutto. Si è spento purtroppo, all’età di 86 anni, Lauro Dessardo, l’indimenticabile Lali (così era chiamato affettuosamente da parenti, amici e conoscenti). Un connazionale la cui figura rimarrà impressa nella memoria di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Mancherà tanto agli amici della Comunità degli Italiani di Fiume, in particolare a quelli del coro della SAC Fratellanza, di cui ha fatto parte fin dall’inizio degli anni ‘50 del secolo scorso, tant’è che aveva partecipato anche all’indimenticabile rivista “Tutta Fiume canta”, un evento dell’epoca che riscosse clamoroso successo negli ambienti artistico culturali della Fiume di quei tempi.
    Appresa la notizia della sua scomparsa, le prove del coro della SAC di ieri sera sono state dedicale a lui, che avrebbe dovuto essere presente, ma che, invece, improvvisamente se n’è andato.
    Gli amici del coro e tutti gli altri attivisti del sodalizio di Palazzo Modello lo ricordano come una persona dai valori umani autentici. Lo distinguevano una grande generosità e un amore indefesso verso il prossimo e un’innata e contagiosa allegria. Era uno dei soci più anziani della SAC Fratellanza e per un periodo ne fu anche presidente, dopo la compianta Fedora Martincich e qualche anno prima di Aldo Bressan. Senza di lui le uscite della corale e le gite, dicono gli attivisti della SAC, non saranno più le stesse. Mancheranno a tutti la sua allegria coinvolgente, la battuta sempre pronta, l’intonazione di una canzone, il sorriso bonario, la simpatia, la correttezza e l’umiltà che lo caratterizzavano: una grande perdita e un grande rimpianto.
    Lali era sempre “pien de morbin”. Amava partecipare a tutte le attività della Comunità degli Italiani. A parte quelle del coro, era immancabilmente presente ai tornei di briscola e tressette. Non si lasciava perdere un Carnevale. Si impegnava nella realizzazione dei costumi e del carro allegorico per il gruppo Circolo. Era uno dei membri preferiti della Compagnia Fiume. Testimone dei tempi andati, negli ultimi anni era molto impegnato anche a raccontare in prima persona alle giovani generazioni, a vari incontri e tavole rotonde, la difficile storia vissuta dalla nostra Comunità nazionale dagli anni del dopoguerra e dell’esodo in poi, vista dagli occhi degli italiani che scelsero di rimanere a vivere a Fiume.
    Da giovanissimo iniziò a lavorare nel Silurificio. In seguito, nel 1953, si diplomò al Liceo di Fiume, seguendo dei corsi serali. Quindi trovò impiego nell’azienda Metalografički kombinat, da dove si ritirò in pensione. Per Lali uno dei valori più grandi è stata la famiglia, i suoi tre figli che adorava, come adorava in età più avanzata i tanti nipoti e pronipoti, ai quali ha regalato affetto e amore fino all’ultimo momento. Un uomo dal cuore grande, che ha dato molto alla famiglia, alla CNI, ma che ha anche avuto una vita piena di soddisfazioni.
    I funerali di Lauro Dessardo si svolgeranno martedì, 16 ottobre, alle ore 12.30, al cimitero di Cosala. Sentite condoglianze alla famiglia, anche da parte della redazione del nostro quotidiano e del collettivo dell’EDIT.

    Croazia Operazione simpatia

    Ottobre 11, 2018

    FIUME | La nazionale croata di calcio, vicecampione del mondo, è a Fiume, sede della sfida di Nations League con l’Inghilterra e dell’amichevole con la Giordania. La prima partita è in programma domani sera, con inizio alle ore 20.45, mentre la seconda si giocherà lunedì, sempre con lo stesso orario. Purtroppo, contro i “Tre Leoni” mancherà la componente principale, ovvero il pubblico. Proprio per questo motivo la Federazione ha voluto omaggiare i tifosi fiumani con una specie di “Open Day”, aprendo i cancelli di Rujevica in occasione dell’allenamento serale. E c’è stato ovviamente il classico bagno di folla a salutare gli eroi di Russia 2018. La tribuna ovest era piena zeppa di genitori con bambini, che quasi tutti indossavano la maglietta di qualcuno dei loro idoli: il più popolare era ovviamente Modrić, seguito da tanti piccoli Rakitić e Perišić. Tra le mamme, invece, si notava una certa preferenza per Lovren e Ćorluka, anche se quest’ultimo non fa più parte della nazionale. A rompere il ghiaccio, nel senso di entrare primo in campo, è stato Domagoj Vida, che si è anche brevemente rivolto al pubblico: “Vi ringrazio per il sostegno, qui a Fiume come durante i Mondiali. In Spagna non abbiamo fatto bene e contro l’Inghilterra vogliamo assolutamente riscattarci”. Poi è stata la volta di Mateo Kovačić e Tin Jedvaj, seguiti da Zlatko Dalić. Osannato dai circa 3.000 presenti sugli spalti, non ha potuto evitare di prendere il microfono e rivolgersi alla platea. “Un grazie al pubblico fiumano per l’accoglienza. Siete straordinari, ma non lo scopro per la prima volta. Posso promettere che cercheremo di contraccambiare l’affetto ricevuto dando tutto in campo”. Tanti anche gli applausi per Andrej Kramarić e Filip Bradarić, i due ex Rijeka, come del resto per lo stesso Dalić, nonché ovviamente per Luka Modrić, l’ultimo a entrare in campo, un po’ come “la ciliegina sulla torta”. L’allenamento, disputato ovviamente al piccolo trotto, è durato circa un’ora, dopo di che i giocatori si sono concessi ai cacciatori di autografi, foto e selfie.

    Dalić: «Rialzare la testa»
    Tornando alla gara con l’Inghilterra, a fare il punto sulla situazione è Dalić. “L’amichevole con il Bjelovar è stata una bella ‘passeggiata’ e una festa del calcio. I giocatori hanno goduto per 90 minuti e, ciò che conta maggiormente, nessuno si è fatto male. Venerdì sera sarà invece un’altra storia. Si giocherà a porte chiuse e dobbiamo cercare di rialzare la testa dopo la batosta con la Spagna. Le tante defezioni degli ultimi giorni hanno complicato sensibilmente le cose in quanto saremo nuovamente rimaneggiati. Alcuni errori commessi a Elche vanno assolutamente corretti: bisogna essere molto più compatti e aggressivi, giocando da squadra. Visto il dispendio di energie fisiche e mentali ai Mondiali in Russia alcuni nostri giocatori non sono ancora al massimo. Ma piangere non aiuta: bisogna ricompattarsi e cercare di ottenere la vittoria. L’Inghilterra ha operato un cambio generazionale e questi ‘baldi giovinotti’ muoiono dalla voglia di mettersi in luce con la maglia della nazionale, che è qualcosa di sacro per tutti gli inglesi”, dice il tecnico, ammettendo: “Abbiamo fatto e faremo ancora una dettagliata analisi della gara con la Spagna. Ma con i miei giocatori non sarò mai troppo severo, anche se dovessero perdere ogni partita. Loro il compito principale lo hanno scritto in Russia, dove si sono laureati vicecampioni del mondo. Per me, però, sono i veri vincitori”.

    Kramarić: «La nazionale è una gioia»
    Andrej Kramarić ha trascorso tanti bei momenti a Fiume e ogni qualvolta ci ritorna per lui è un’emozione particolare. La prima battuta è riservata al suo vecchio club, il Rijeka. “Ogni tifoso fiumano deve essere eternamente grato a Matjaž Kek per quanto fatto nel corso degli anni. Ora si è voltata pagina e sono convinto che il Rijeka continuerà a rimanere ai vertici del calcio croato. Glielo auguro di cuore”. Poi passa alla nazionale: “Per me la maglia della Croazia è sacra. Ogni momento passato qui è motivo di gioia. Per questo tento di dare sempre il massimo, anche in partite di poco conto come quella con il Bjelovar. Contro l’Inghilterra sarà molto difficile, ma dobbiamo assolutamente reagire e farci trovare pronti. Potrebbe essere davvero una bella partita, ma c’è tanto rammarico per gli spalti vuoti”.
    Nevio Tich

    Le minoranze vittime collaterali delle tensioni

    Ottobre 11, 2018

    Il sostegno alla relazione del primo ministro è arrivato dal gruppo parlamentare delle minoranze nazionali. Il deputato della CNI Furio Radin, nel suo intervento, ha posto l’accento sull’escalation degli attacchi verbali e non soltanto tali nei confronti di coloro che vengono considerati diversi.

    Una minoranza di estremisti
    Siamo di fronte a “una minoranza di estremisti che ha i propri mecenati, ovvero assistenti in varie istituzioni, e il cui obiettivo è destabilizzare il governo e il Paese”, ha avvertito Radin, osservando che le minoranze nazionali sono vittime collaterali del clima che si è venuto a creare e che il governo dovrebbe essere più deciso nei confronti di questi gruppi. “Dobbiamo essere più determinati quando avvengono fatti come quelli verificatisi di recente nei confronti dei parlamentari, oppure quando le minoranze e i loro deputati sono esposti alla violenza verbale nel mondo virtuale, ma anche in quello reale”, ha sottolineato l’On. Furio Radin. Il vicepresidente del Sabor ha confermato che i parlamentari dei gruppi etnici rimangono a far parte della maggioranza, sostengono il governo e auspicano che l’Esecutivo guidato da Andrej Plenković riesca a reggere fino alla conclusione naturale della legislatura.

    Difendere i valori democratici
    Anche il deputato della minoranza serba, Milorad Pupovac (SDSS), ha invitato a non prendere sotto gamba il clima attuale e ad affrontare seriamente “le forze che cercano di prendere il controllo dell’opinione pubblica, mettendo alla berlina le persone soltanto perché sono di diversa nazionalità o la pensano in maniera differente da loro”. Pupovac ha ribadito che il gruppo parlamentare dell’SDSS si unisce a tutti coloro che hanno a cuore i valori democratici – tolleranza, pluralismo e protezione delle minoranze – e si battono per difenderli. Il deputato della minoranza serba ha infine rilevato che la Croazia ha bisogno di avere le migliori relazioni possibili con i Paesi vicini e, se queste non ci sono, deve cercare di fare in modo che i rapporti siano meno negativi.

    Croazia, Dalić chiama Sluga. Travolto il Bjelovar per 15-1

    Ottobre 10, 2018

    FIUME | Šime Vrsaljko, Marcelo Brozović, Lovre Kalinić, Duje Čop e Borna Barišić non saranno a disposizione del selezionatore della Croazia, Zlatko Dalić, in vista del confronto di Nations League con l’Inghilterra (venerdì 12 ottobre) e dell’amichevole con la Giordania (lunedì 15 ottobre), partite in programma allo stadio di Rujevica. Come lasciato intendere due giorni fa, e vista l’indisponibilità di Kalinić, il tecnico ha convocato in extremis il portiere del Rijeka Simon Sluga, per il quale si tratta della prima chiamata in nazionale, arrivata in un momento di forma non certo entusiasmante. Considerato che si gioca a Fiume, Dalić ha voluto fargli presumibilmente un regalo.
    Vrsaljko lamenta il solito problema al ginocchio che lo ha costretto a saltare anche diverse gara con l’Inter, mentre gli altri quattro giocatori accusano noie muscolari. In questa situazione per il selezionatore non è certo semplice preparare la ripetizione della semifinale mondiale con l’Inghilterra, vinta dalla Croazia ai supplementari. Venerdì sera Modrić e compagni cercheranno di reagire alla pesante sconfitta per 6-0 contro la Spagna a settembre ma, rispetto al trionfo di quest’estate a Mosca, Dalić sarà privo di pedine importanti come Vedran Ćorluka, Danijel Subašić e soprattutto Mario Mandžukić, ritiratisi dalla nazionale.
    Ieri, intanto, la Croazia ha disputato un’amichevole, o forse meglio dire una gara a carattere esibizionistico, a Bjelovar. I padroni di casa, che nell’occasione festeggiavano il 110º anniversario di fondazione, non potevano ovviamente costituire un banco di prova per la nazionale, che ha stravinto per 15-1 (8-0 all’intervallo). Mattatore dell’incontro è stato Kramarić, autore di cinque reti. Tre invece i gol di Livaja e due quelli di Perišić, mentre a quota uno troviamo Rakitić, Rebić, Jedvaj, Badelj e Pašalić. Dalić ha mandato in campo una formazione combinata, con al centro dell’attacco l’ex Rijeka e Rakitić faro del centrocampo in assenza del capitano Modrić (risparmiato dall’inizio così come anche Lovren e Perišić). In porta Livaković, il quale sarà titolare anche contro l’Inghilterra.       
    In serata la comitiva biancorossa ha poi raggiunto il Quarnero per proseguire con la marcia d’avvicinamento alla partita di venerdì sera. Oggi, con inizio alle 19, la Croazia si allenerà a porte aperte, con i tifosi che avranno l’opportunità di omaggiare la nazionale per l’argento mondiale.

    Southgate lancia i giovani

    Voglia di riscatto anche per l’Inghilterra, che deve cancellare la sconfitta interna con la Spagna. Tante le defezioni in casa dei “Tre Leoni”, con il selezionatore Gareth Southgate che potrebbe far esordire i giovani James Maddison, Jadon Sancho, Lewis Dunk e Mason Mount. Ieri Southgate ha promosso dall’Under 21 il difensore Ben Chilwell, terzino classe 1996 in forza al Leicester, per rimpiazzare l’infortunato Luke Shaw del Manchester United. “La sconfitta ai Mondiali ci brucia ancora tantissimo, ma questa non può essere né una rivincita né tantomeno una vendetta per quanto successo in Russia. La posta in palio è molto inferiore – dice il tecnico –. Saranno due squadre parecchio ridisegnate, che giocheranno comunque per vincere. E sarà anche una partita specifica vista l’assenza di pubblico. Non ricordo di avere mai giocato con gli spalti vuoti. Peccato, perché così viene a mancare una componente molto importante”.

    La magia pucciniana offerta con ammaliante leggerezza

    Ottobre 04, 2018

    ABBAZIA | Gustosissimo e applaudito evento musicale martedì pomeriggio nella bella sala della Comunità degli Italiani della Perla del Quarnero, dedicato ai centossessant’anni della morte di Giacomo Puccini e in particolare alle donne pucciniane e al loro ruolo nella vita, come pure nell’intramontabile produzione lirica del Maestro. Protagonisti brillanti dell’evento musicale, che ha preceduto la solenne cerimonia di conferimento dell’Ordine della Stella d’Italia nella classe di Ufficiale al presidente onorario della Comunità degli Italiani di Abbazia Pietro Varljen (della quale abbiamo gić riferito ieri), sono stati Massimo Favento (violoncello), Corrado Gulin (pianoforte) e in questo caso dall’eccellente artista, soprano e attrice toscana Cristina Ferri, che vanno a comporre la formazione “Lumen Harmonicum” di Trieste.

    È stato certamente un omaggio musical-drammatico originale e accattivante, un itinerario tra “Arie e Fantasie operistiche” in cui si sono intercalate alcune delle più celebri arie delle eroine puccinane alla narrazione di alcuni stralci di vita privata del Maestro e di riflessioni sull’eterno femminino affidato a Dora Manfredi – interpretata da Cristiana Ferri –, giovanissima cameriera in casa Puccini, a Torre del Lago, per la quale il Maestro aveva un affetto particolare, siccome l’aveva conosciuta fin da piccola ed era a conoscenza del suo stato di povertà. La giovane, affezionata a Puccini, ebbe occasione in qualche modo di seguirlo nel suo non facile percorso creativo. Accusata da Elvira, la gelosissima moglie del compositore, di essere l’amante dei Puccini, si suicidò ingoiando del veleno.

    Coinvolgente Cristina Ferri

    Artista di grande sensibilità e comunicatrice spontanea e affascinante, Cristina Ferri ha conquistato il pubblico sia con le sue doti di cantante e attrice che con la sua capacità ammaliante di interagire e coinvolgere il pubblico, con esiti molto simpatici e divertenti. La cantante ha dato vita alle più celebri eroine pucciniane, interpretando le bellissime arie con un’ampia e diversificata gamma espressiva e vivissima musicalità, che si è riflessa in modo particole nel libero e morbido fraseggiare. Dalla furba e innamorata Lauretta – “O mio babbino caro” da “Gianni Schicchi” –, all’eroica piccola Liù della “Turandot”, alla tenera, tenace e tragica Madama Butterfly, per continuare con l’appassionata e audace Tosca, la trasgressiva e volubile Manon Lescaut, per concludere con la romantica Mimì. Il bis non poteva mancare con una mattatrice come Cristina Ferri, la quale ha concluso in bellezza interpretando l’aria della civettuola Musetta, “Quando men vo’…”. Ottimi Corrado Gulin e Massimo Favento nel loro importante contributo allo spettacolo.
    Siamo convinti che questo tipo di spettacolo – firmato da Massimo Favento – rappresenti indubbiamente una formula vincente (a cui dare prosieguo) nell’avvicinare il vasto pubblico alla grande musica in maniera “leggera” e coinvolgente.

    Puccini e il mondo rustico

    Ma torniamo un momento alla casa di Torre del Lago. Puccini non amava la vita in città, appassionato com’era di caccia e avendo indole essenzialmente solitaria. Nel 1891 il Maestro si trasferì dunque a Torre del Lago (ora Torre del Lago Puccini, frazione di Viareggio). Ne amava il mondo rustico, la solitudine e lo considerava il posto ideale per coltivare la sua passione per la caccia e per gli incontri, anche goliardici, tra artisti. Ecco cosa scrive a proposito del suo rifugio: “Gaudio supremo, paradiso, eden, empireo, ‘turris eburnea’, ‘vas spirituale’, reggia... abitanti 120, 12 case. Paese tranquillo, con macchie splendide fino al mare, popolate di daini, cinghiali, lepri, conigli, fagiani, beccacce, merli, fringuelli e passere. Padule immenso. Tramonti lussuriosi e straordinari. Aria maccherona d’estate, splendida di primavera e di autunno. Vento dominante, di estate il maestrale, d’inverno il grecale o il libeccio. Oltre i 120 abitanti sopraddetti, i canali navigabili e le troglodite capanne di falasco, ci sono diverse folaghe, fischioni, tuffetti e mestoloni, certo più intelligenti degli abitanti, perché difficili ad accostarsi…”

    «Torrelaghìte acuta»

    Il Maestro la amava a tal punto da non riuscire a distaccarvisi per troppo tempo e affermare di essere “affetto da torrelaghìte acuta”. Un amore che i suoi familiari rispetteranno anche dopo la sua morte, seppellendolo nella cappella della villa. Qui furono composte, almeno in parte, tutte le sue opere di maggior successo, tranne Turandot. Puccini, l’ultimo dei grandi operisti italiani, influenzato sia dalla musica francese che da Wagner, in vita fu fortemente avversato dalla critica, in quanto ritenuto non in linea con le nuove tendenze musicali. Meno male. Puccini è Puccini e le sue incredibili melodie e il suo genio continuano a trionfare nei palcoscenici mondiali e a incantare il pubblico di tutte le latitudini. Il concerto è stato organizzato dalla Comunità degli Italiani di Abbazia, in collaborazione con l’UPT e il contributo della Regione Autonoma FVG.

    Il diritto all’aborto «non va limitato»

    Ottobre 01, 2018

    ZAGABRIA | La marcia della solidarietà “A voce alta per l’aborto” per il diritto all’aborto libero e accessibile, per il regolamento dell’obiezione di coscienza e per l’assistenza sanitaria pubblica gratuita, si è svolta sabato pomeriggio nel centro di Zagabria. Organizzata dalla Rete antifascista di Zagabria e dalla Piattaforma sui diritti riproduttivi, si è trattato dell’undicesima marcia, a livello annuale, di questo tipo organizzata nella capitale. “Fermiamo la violenza contro la maternità”, “La violenza non è una cosa privata”, “Educazione sessuale senza dogmi nelle scuole”, “Né lo Stato né Dio vicino alle mie ovaie”, sono stati soltanto alcuni degli slogan che si sono potuti leggere sui cartelloni innalzati dagli attivisti, oltre alle bandiere rosse antifasciste e alle bandiere rosse e nere delle associazioni anarchiche presenti anche nelle edizioni passate. “La legge costituzionale del 1974 consente di decidere liberamente sulla gravidanza e tale libertà può essere limitata esclusivamente quando si tratta di protezione della salute. Oggi questa viene minacciata di minaccia”, hanno denunciato gli attivisti. “Attualmente l’aborto è disponibile soltanto per le donne facoltose che hanno disponibilità di denaro, dato che abortire costa tra due e tremila kune. Cosa facciamo con le donne con il salario minimo, le disoccupate, con quelle che ancora studiano o sono senza assicurazione sanitaria, che provengono da aree rurali o sono richiedenti asilo?”, si sono chiesti i militanti, ricordando che il 54 p.c. dei ginecologi in Croazia si rifà all’obiezione di coscienza e quindi, anche se legale, l’aborto continua a essere difficilmente accessibile. “In tal modo, le discussioni pubbliche sull’aborto spesso assumono una dimensione moralizzatrice con richiami al diritto alla vita o alla morte. Ciò esclude il contesto sociale, economico e politico, rafforza la condanna delle donne e le espone a interventi più incerti”, hanno affermato gli organizzatori.

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